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Maltrattamenti a scuola: come denunciare?

1 Novembre 2020 | Autore:
Maltrattamenti a scuola: come denunciare?

Abuso dei mezzi di correzione: cos’è? La testimonianza del minore vittima dei maltrattamenti degli insegnanti è valida?

Tutti i reati sono atti disdicevoli che meritano una punizione; alcuni di essi, però, sono più gravi degli altri, soprattutto quando le vittime sono incapaci di difendersi adeguatamente. Si pensi, ad esempio, all’abuso su persone anziane o malate. Lo stesso dicasi per i maltrattamenti nei riguardi dei bambini. Con questo articolo ci soffermeremo su un particolare tipo di reato: quello degli abusi degli insegnanti sui loro alunni minorenni. Come denunciare i maltrattamenti a scuola?

Come vedremo, la legge ha previsto uno specifico reato per coloro che, abusando della qualità che rivestono, maltrattano le persone che sono state loro affidate per ragioni di istruzione. In pratica, l’insegnante scolastico che compie prepotenze e soprusi sugli alunni rischia grosso. Peraltro, la Corte di Cassazione ha stabilito che, per incastrare il docente colpevole, è sufficiente la testimonianza del minore vittima degli abusi oppure quella degli altri studenti che hanno assistito. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo come denunciare i maltrattamenti scolastici.

Abuso dei mezzi di correzione: cos’è?

Il Codice penale prevede un preciso reato a carico di coloro che, incaricati di educare o di impartire disciplina, superino i limiti dell’agire consentito: si tratta del reato di abuso dei mezzi di correzione [1].

Secondo la legge, chi abusa dei mezzi di correzione o di disciplina in danno di una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragione di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, ovvero per l’esercizio di una professione o di un’arte, è punito, se dal fatto deriva il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con la reclusione fino a sei mesi. Le pene sono aumentate se dall’abuso derivi una lesione personale o, perfino, la morte.

La fattispecie appena enunciata punisce tutti i comportamenti che provengono da persone che, per ragioni familiari (i genitori o i nonni, ad esempio), di lavoro (insegnati, maestri, ecc.) o semplicemente di fatto (baby sitter, ecc.), sono tenute a provvedere ad un’altra persona.

Si pensi alla maestra d’asilo e, più in generale, ai docenti, ma anche agli insegnanti di particolari discipline, quali quelle sportive o musicali. In tutte queste ipotesi, insomma, se la persona utilizza in maniera distorta o eccessiva qualsiasi mezzo di cui è dotato per far rispettare la propria autorità, rischia di incorrere nel reato di abuso dei mezzi di correzione.

Il reato ruota intorno al concetto di abuso dei mezzi di correzione. Cosa sono i mezzi di correzione e quando c’è un loro abuso? Per saperne di più, prosegui nella lettura.

Quando c’è abuso dei mezzi di correzione?

Per mezzi di correzione devono intendersi gli strumenti leciti adoperati per finalità didattiche, educative, disciplinari, di istruzione o di custodia.

Ad esempio, costituiscono leciti mezzi correttivi il rimprovero verbale, la punizione consistente nello scrivere ripetutamente alla lavagna una frase oppure nello spostare il proprio banco per isolarsi dagli altri.

L’abuso dei mezzi di correzione, invece, consiste nell’utilizzo distorto di questi metodi, altrimenti leciti.

Dunque, l’insegnante che si accanisce contro uno studente, costringendolo ad esempio a isolarsi costantemente dagli altri, oppure a subire ripetuti e umilianti rimproveri davanti a tutti, rischia di commettere il reato di abuso dei mezzi di correzione, se dal fatto deriva per la vittima il pericolo di una malattia nel corpo o nella mente.

Si pensi all’alunno che, continuamente preso di mira dalle vessazioni dell’insegnante, subisca delle ripercussioni psicologiche serie (insonnia, continuo stato d’ansia, ecc.).

Per non parlare, poi, degli abusi fisici: schiaffi, spinte, strattoni, ecc. In casi del genere, però, atteso che nessun tipo di violenza fisica può essere esercitata nei confronti degli studenti, potrebbero scattare reati diversi, come quello di lesioni personali.

Abuso a scuola: il minore può testimoniare?

Prima di denunciare un possibile caso di maltrattamenti a scuola occorre essere certi che l’abuso ci sia stato realmente. Come provare un reato del genere? Secondo la Corte di Cassazione [2], le testimonianze dei bimbi possono inchiodare il docente brusco e violento, se il racconto dei minori è genuino e veritiero.

In altre parole, le testimonianze dei minori che hanno subito o solamente assistito ai maltrattamenti sono sufficienti fanno scattare la condanna per abusi a carico dell’insegnante.

Ma non solo. A far scattare la responsabilità del docente che maltratta gli studenti possono valere anche le dichiarazioni dei genitori dei minori che si concentravano sui disagi dei figli, consistenti in stati di ansia, regressioni di comportamento, aggressività e rifiuto di andare a scuola.

Anche i colleghi del responsabile possono testimoniare l’incapacità dell’imputato di gestire la classe e i bambini più vivaci, con conseguente ricorso a maltrattamenti.

Secondo la Corte di Cassazione, però, tra tutte le testimonianze quelle che hanno più rilevanza sono le dichiarazioni degli stessi alunni.

Nel caso affrontato dai supremi giudici, è valsa la condanna per abuso dei mezzi di correzione la genuinità del racconto dei minori, in quanto i piccoli avevano raccontato di condotte violente riservate ad altri bambini e non a loro, o replicato spontaneamente i gesti dell’insegnante e riferito particolari che attribuivano attendibilità al narrato, trattandosi di specificità che non potevano essere state indotte o raccontato i fatti a soggetti diversi dai familiari in un contesto del tutto privo di sollecitazioni interessate.

Abusi scolastici: come denunciare?

In presenza di maltrattamenti da parte degli insegnanti, i genitori non devono esitare a sporgere denuncia alle autorità competenti. Ma non solo. Trattandosi di reato procedibile d’ufficio, chiunque può denunciare gli abusi dei mezzi di correzione e, più in generale, i maltrattamenti ai danni dei bambini: un collega che abbia assistito, un dipendente scolastico, perfino un passante occasionale.

Il minorenne, invece, può sporgere direttamente denuncia solamente se ha compiuto i quattordici anni. Negli altri casi, dovrà provvedere il genitore oppure altro rappresentante legale [3].


note

[1] Art. 571 cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 30221 del 30 ottobre 2020.

[3] Art. 120 cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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2 Commenti

  1. La Nazione (ed. Firenze) del 19/10/19 pag. 56
    Le telecamere negli asili a difesa dei piccoli alunni
    Gentile direttore, lo scorso 17 ottobre l’attuale “governo” ha tolto l’obbligo di posizionare telecamere negli asili nido. Questo quando c’era l’aspettativa che le videocamere andassero inserite anche in scuole materne e in quelle elementari, visti i casi continui di maltrattamento nei confronti dei piccoli alunni da parte del personale didattico. Silvio Pammelati

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