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La banca risarcisce il cliente per l’investimento sbagliato

16 Dicembre 2013
La banca risarcisce il cliente per l’investimento sbagliato

Se l’istituto di credito dà, al cliente, un consiglio su un investimento rischioso è responsabile per l’eventuale danno: la sentenza sul crack Cirio e le informazioni al risparmiatore.

Gli intermediari finanziari, quando vendono propri titoli, devono evitare di porsi in conflitto di interessi. Ciò significa che le banche non possono trasferire sui propri clienti il rischio di titoli senza un’adeguata informazione. Si tratta di un principio stabilito ormai costantemente dalla giurisprudenza e ora ribadito dalla Cassazione [1].

Il problema è che – come da principio generale del processo civile – l’onere della prova iniziale ce l’ha sempre chi fa valere il proprio diritto che, in questo caso, è il risparmiatore: a lui l’obbligo di dimostrare, davanti al giudice, eventualmente con l’ausilio di una consulenza tecnica, il comportamento discutibile da parte della banca.

In altri termini, è l’intermediario finanziario (banca, assicurazione) che deve indennizzare il cliente per non avergli fornito tutte le informazioni sul rischio del titolo acquistato. L’obbligo di informare opera per tutti i prodotti finanziari (titoli, obbligazioni), oggetto di transazione presso intermediari autorizzati.

Tale regola non viene meno neanche se i titoli riguardano un’azienda soggetta a una procedura concorsuale come, per esempio, un’amministrazione straordinaria (nel caso di specie, si parlava dell’acquisto di titoli della Cirio da parte di un piccolo risparmiatore).

L’intermediario non solo ha l’obbligo di informare il cliente, ma anche di stipulare un “contratto quadro” con il quale si impegna a fornire tutte le informazioni sulla gestione dei titoli.

Se manca tale contratto, gli investimenti sono infatti nulli e la banca è tenuta a dare il risarcimento del danno subito dal cliente [2].

Dall’altro lato, il cliente non potrà invocare la nullità delle operazioni effettuate dall’intermediario dopo che è stato sottoscritto il contratto “quadro”.

Il danno si quantifica nella differenza tra il valore del titolo al momento dell’acquisto e quello al momento della presentazione della domanda risarcitoria.

Tenuti a risarcire il risparmiatore sono, in solido, la banca e la società che ha emesso i titoli. Se quest’ultima non ha la possibilità – magari perché fallita o in amministrazione straordinaria – di pagare i danni, sarà l’istituto di credito a coprire la somma.

Nel caso portato alla sua attenzione, la Cassazione ha affermato che esiste una comune responsabilità tra società (nella fattispecie, la Cirio) e la banca nel caso in cui sia stata omessa l’informazione sul rischio del prodotto finanziario.


note

[1] C. App. Bari, sent. n. 27875/2013.

[2] Cass. sent. n. 7283/13.

Autore immagine: 123rf.com


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