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Usa: così verrà eletto il Presidente martedì

1 Novembre 2020 | Autore:
Usa: così verrà eletto il Presidente martedì

Come funziona il sistema di voto negli Stati Uniti, dove in settimana ci sarà la sfida finale tra Donald Trump e Joe Biden. Che succede in caso di parità.

Il 4 novembre, mercoledì, il mondo conoscerà il nome del presidente degli Stati Uniti d’America. Martedì, infatti, si concluderanno le operazioni di voto per confermare il repubblicano Donald Trump alla Casa Bianca o per sostituirlo con il democratico Joe Biden. Operazioni che sono iniziate da diversi giorni: oltre 91 milioni di americani hanno già espresso la loro preferenza.

Il sistema elettorale negli Usa è del tutto peculiare: contrariamente a quello che si possa pensare, non sono i cittadini a scegliere direttamente il Presidente ma i grandi elettori dei vari Stati che avranno ricevuto il voto degli americani. Significa, dunque, che si tratta di un sistema indiretto. Ecco, allora, come verrà eletto martedì l’inquilino della Casa Bianca.

Elezioni Usa: perché si vota a novembre?

Il Congresso americano ha stabilito nel 1845 che si votasse sempre il primo martedì del mese di novembre quattro anni dopo l’ultima elezione del Presidente. Una scelta del mese legata alle radici fortemente agricole del Paese – a novembre si era concluso il raccolto e le strade non erano ancora bloccate dalla neve – e una scelta del giorno legata al fatto che, calcolando che la domenica era dedicata alla chiesa, molti degli elettori che vivevano nelle zone più remote non sarebbero riusciti a raggiungere i centri dove si votava in tempo il lunedì.

Elezioni Usa: i requisiti per diventare Presidente

Secondo la Costituzione, i requisiti per diventare Presidente degli Stati Uniti sono tre: un’età superiore ai 35 anni, essere nati negli Stati Uniti e risiedervi da almeno 14 anni.

Elezioni Usa: come funziona il voto?

Come si diceva, l’elettore esprimendo la propria preferenza in realtà non vota il candidato ma una serie di Grandi elettori, a lui collegati, che eleggeranno effettivamente il Presidente in un secondo momento. I Grandi elettori sono 538, tra deputati e senatori che rappresentano lo Stato al Congresso. A Trump o a Biden serviranno 270 voti per vincere.

I voti elettorali vengono aggiudicati all’interno di ciascuno Stato con un sistema maggioritario secco, che viene definito, come nella famosa canzone degli Abba, il «winner takes all». Fanno eccezione Nebraska e Maine, gli unici due Stati che hanno scelto di assegnare i loro voti elettorali, rispettivamente cinque e quattro, con il sistema proporzionale. In tutti gli altri Stati, il vincitore prende quindi tutto anche se per uno scarto minimo di voti.

Elezioni Usa: che succede in caso di parità?

In caso di parità tra i due candidati all’interno del collegio elettorale, la decisione viene demandata alla Camera dei rappresentanti che sceglie il Presidente fra i tre candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti elettorali. La delegazione di ciascuno stato alla Camera deve esprimere un solo voto, e se non riesce ad avere una maggioranza al suo interno, il suo voto non verrà conteggiato. Diventa Presidente chi ottiene la maggioranza dei voti degli Stati, che è 26.

Questo è successo due volte nella storia: nel 1800, quando Thomas Jefferson e Aaron Burr ottennero ciascuno 73 voti del Collegio Elettorale e Jefferson vinse solo al 36esimo ballottaggio. E nel 1824 Andrew Jackson ottenne 99 voti elettorali, John Quincy Admas (che aveva in effetti avuto più voti popolari) 84, William Crawford 41 e Henry Clay 37, dal momento che nessuno aveva raggiunto la maggioranza, decise la Camera e vinse Jackson al primo ballottaggio.



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