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Cause di licenziamento

2 Novembre 2020
Cause di licenziamento

Motivi per licenziare un dipendente: quelli indicati nel Contratto collettivo nazionale sono solo un’elencazione non esaustiva. 

In un precedente articolo abbiamo spiegato quando è vietato licenziare un dipendente. In quella sede abbiamo ricordato che il licenziamento può avvenire per due motivi: motivi «disciplinari», dipendenti cioè dal comportamento in malafede o semplicemente negligente, e motivi «collegati all’azienda e alla produzione della stessa» (quelli cioè collegati all’andamento dell’attività, alla crisi del settore, alla cessazione di un rapporto produttivo o all’esternalizzazione di determinate mansioni, ecc.).

Le cause del licenziamento dunque si riducono essenzialmente a due: la prima dipendente dalla sfera del lavoratore, la seconda invece attinente all’organizzazione imprenditoriale. Possiamo così sintetizzarle, fatto salvo quanto diremo meglio qui di seguito:

  • licenziamento disciplinare. Comprende: a) il licenziamento per giusta causa (in tronco, senza preavviso) e il licenziamento per giustificato motivo (con preavviso);
  • licenziamento per motivi aziendali anche detto licenziamento per giustificato motivo oggettivo. 

Cerchiamo, più nel concreto, di stabilire quali possono essere le cause di licenziamento. 

Licenziamento per giusta causa

Entriamo più nello specifico di quanto abbiamo appena detto. 

La prima e più grave forma di licenziamento è il licenziamento per giusta causa. Si tratta di un licenziamento per motivi disciplinari, collegato cioè alla condotta dolosa o colposa del lavoratore. 

Il licenziamento per giusta causa è caratterizzato dal fatto che il provvedimento di risoluzione del rapporto di lavoro ha effetto immediato, ossia dal giorno successivo a quello in cui viene comunicato. Non c’è quindi alcun preavviso. E ciò per via della gravità della condotta posta in essere dal lavoratore, tale da non consentire la prosecuzione del rapporto neanche per un solo giorno. Il rapporto di fiducia con il datore è stato irrimediabilmente spezzato.

Esempi di licenziamento per giusta causa sono:

  • falsa malattia;
  • falsificazione del timbro di presenza (badge) proprio o di un collega;
  • divulgazione dei segreti industriali;
  • violazione del divieto di non concorrenza;
  • gravi minacce al datore di lavoro;
  • mobbing ai danni dei colleghi;
  • furto ai danni dell’azienda;
  • reiterata e non giustificata assenza dal lavoro;
  • ripetuta assenza alla visita domiciliare di controllo dell’Inps;
  • rifiuto allo svolgimento delle mansioni e altre gravi insubordinazioni;
  • abbandono non giustificato del posto di lavoro quando abbia determinato un grave danno per l’azienda o il cliente (si pensi a una guardia giurata);
  • diffamazione sui social nei confronti del datore di lavoro, dell’azienda o dei prodotti dell’azienda;
  • opposizione alla richiesta di svolgere lavoro straordinario, reazione sia fisica che verbale nei confronti del diretto responsabile;
  • ripetuto e ingiustificato rifiuto di recarsi in trasferta;
  • insubordinazione: comportamento reiteratamente inadempiente (abbandono del posto di lavoro, uscita dal lavoro in anticipo, mancata osservanza delle disposizioni datoriali e delle prerogative gerarchiche);
  • diverbio caratterizzato da ricorso alla violenza comportante un pregiudizio fisico (ad esempio, aggressione verbale e fisica del capoufficio brandendo un bastone; distruzione di un telefono aziendale lanciato contro il muro);
  • effettuazione di accessi alla rete web utilizzando strumenti aziendali per scopi estranei all’azienda, in favore di terzi e con impegno personale;
  • abuso del telefono cellulare per fini personali;
  • abuso sistematico per scopi personali della scheda carburante o della carta di credito aziendale per  rifornimenti di carburante;
  • gravi condanne penali che possono pregiudicare l’immagine dell’azienda;
  • abuso della connessione internet per fini personali utilizzando il pc assegnato in dotazione.

Di solito, a indicare le cause di licenziamento per giusta causa è il Contratto collettivo. Ma l’elencazione non è esaustiva. In pratica il datore di lavoro potrebbe licenziare per giusta causa anche per ulteriori ragioni che trovino il loro fondamento nella violazione di importanti regole sociali o di legge. 

Come ha chiarito più volte la Cassazione, «l’elencazione delle ipotesi di giusta causa di licenziamento contenuta nei Contratti collettivi ha, al contrario che per le altre sanzioni disciplinari, valenza meramente esemplificativa, sicché non preclude un’autonoma valutazione del giudice in ordine alla idoneità di un grave inadempimento o di un grave comportamento del lavoratore, contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile, a far venire meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore. 

In tema di licenziamento, infatti, la nozione di giusta causa è nozione legale ed il giudice non è vincolato alle previsioni integranti giusta causa contenute nei Contratti collettivi». 

Con la conseguenza che «il giudice non è vincolato dalle previsioni contenute nel Contratto collettivo, ma può, quindi, sia ritenere sussistente la giusta causa per un grave inadempimento o per un grave comportamento del lavoratore contrario alle norme della comune etica o del comune vivere civile (ove tale grave inadempimento o tale grave comportamento abbia fatto venire meno il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore), sia escludere che il comportamento del lavoratore costituisca di fatto una giusta causa, pur essendo qualificato tale dal Contratto collettivo, in considerazione delle circostanze concrete che lo hanno caratterizzato» [1].

Licenziamento per giustificato motivo soggettivo

Il licenziamento per giustificato motivo soggettivo è, come quello per giusta causa, un licenziamento di natura disciplinare, che trae cioè giustificazione dal comportamento del lavoratore.

In questo caso però si tratta di un comportamento meno grave, che consente la prosecuzione del rapporto di lavoro per il periodo di preavviso indicato dal Contratto collettivo. Dunque, il licenziamento non avviene in tronco. 

Il datore potrebbe rinunciare al preavviso intimando il licenziamento con effetto immediato ma sarebbe tenuto a corrispondere al dipendente la cosiddetta indennità di mancato preavviso. 

Esempi di licenziamento per giustificato motivo soggettivo sono:

  • scarso rendimento;
  • rifiuto di svolgere mansioni di livello inferiore, a parità di retribuzione, in alternativa al licenziamento;
  • mancata colposa custodia di beni patrimoniali dell’azienda;
  • rifiuto di svolgere mansioni ritenute pesanti;
  • reiterato abbandono del posto di lavoro quando non abbia procurato un grave danno all’azienda.

Licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Veniamo infine alle cause di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. In questo caso il recesso è legato a ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa. 

Le scelte imprenditoriali possono essere di carattere economico o tecnico-produttivo (aumento dell’efficienza del lavoro attraverso l’introduzione di innovazioni produttive).

Un caso particolare è rappresentato dal licenziamento per sopravvenuta infermità per ragioni indipendenti dal lavoro.

Esempi di licenziamento per giustificato motivo oggettivo sono:

  • riduzione dei costi di produzione per un maggior profitto;
  • cessazione dell’attività produttiva;
  • cessazione di un ramo d’azienda;
  • soppressione del posto o del reparto cui è addetto il lavoratore;
  • cessione di un ramo d’azienda;
  • esternalizzazione del servizio;
  • innovazione tecnologica e sostituzione dei dipendenti con software o robot;
  • crisi aziendale o del settore;
  • stato di insolvenza prefallimentare;
  • migliore distribuzione delle mansioni assegnate a un dipendente con assegnazione delle stesse, in via prevalente, a un superiore gerarchico.

note

[1] Cass. n. 18195 del 5/7/2019; Cass. n. 19023 del 16/7/2019; Cass. n. 12365 del 9/5/2019; Cass. n. 14063 del 23/5/2019; Cass. n. 27004 del 24/10/2018.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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