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Lo sai che? Casa familiare in comodato a un genitore: va rilasciata dopo la separazione?

Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2013

Quando la casa coniugale sia stata concessa in comodato, il coniuge separato, cui il giudice ha assegnato l’immobile, deve provare l’accordo sulla durata o l’uso dell’immobile; in caso contrario esso va rilasciato quando il comodante lo richieda.

Accade spesso che, in vista delle future nozze o di una convivenza con il partner, i genitori di una delle parti concedano una casa di loro proprietà in comodato al proprio figlio.

Ricordiamo che, in particolare, il contratto di comodato prevede che un soggetto (comodante) consegni a un altro (comodatario)  un bene mobile o immobile – di solito a titolo gratuito –  affinché questi lo utilizzi per un determinato periodo di tempo o ne faccia uno specifico uso, con l’obbligo di restituirlo alla scadenza del termine pattuito o quando lo abbia utilizzato in conformità del contratto [1].

Ma cosa accade se, intervenuta la separazione dei coniugi, il giudice assegna la casa familiare in comodato a quel genitore che non sia legato da rapporto di parentela con il comodante, titolare del bene, affinché vi conviva con i figli?

In caso di separazione dei coniugi e assegnazione del bene a una sola delle parti, vengono a contrapporsi due diversi interessi:

– da un lato quello del genitore, assegnatario della casa coniugale, a continuare a vivere, insieme con i figli, nell’ habitat domestico goduto sino a quel momento dalla famiglia,

– e dall’altro quello del titolare del bene (estraneo al giudizio di separazione tra i coniugi) a recuperare la disponibilità dell’immobile.

Una recente sentenza della Cassazione [2] ha ricordato che, in questo caso, non è detto che il provvedimento del giudice garantisca all’assegnatario della casa coniugale di poter continuare a godere del bene per le esigenze familiari.

In tali casi, vanno distinte due situazioni:

1) se le parti (genitori e figlio) inizialmente stabiliscono che il bene venga concesso (in comodato) proprio per essere destinato a casa familiare, in tal caso il coniuge cui sia stata assegnata la casa familiare dal giudice potrà goderne anche dopo la separazione, per tutto il tempo necessario a soddisfare i bisogni propri e dei figli;

2) se le parti, invece, non stabiliscono alcuna durata o scopo del godimento del bene, in tal caso l’assegnatario della casa familiare (così come un qualsiasi comodatario) dovrà restituire l’immobile quando il comodante lo richieda [3].

In altre parole il godimento dell’immobile da parte del coniuge assegnatario dipenderà solo da quello che le parti originarie hanno stabilito al momento della stipula del contratto.

Il coniuge, cui sia stata assegnata la casa coniugale in comodato dopo la separazione e al quale il comodante abbia richiesto il rilascio dell’immobile, non può chiedere al giudice di continuare a godere, in modo automatico, del bene per tutto il tempo necessario a soddisfare le esigenze familiari sue e dei figli conviventi.

Dovrà, invece, dimostrare che sia stato stabilito un termine di durata del comodato o uno scopo (ad esempio che sia stato stabilito che il comodatario possa utilizzare l’immobile fino a quando la prole non sia divenuta autosufficiente).

In caso contrario, il coniuge dovrà rilasciare la casa assegnata dal giudice quando il comodante lo richieda.

note

[1] Art. 1803 cod. civ.

[2] Cass. ordinanza n. 23567/13 del 16.10.13.

[3] L’art. 1809, comma 2, cod. civ. recita: “ Il comodatario è obbligato a restituire la cosa alla scadenza del termine convenuto o, in mancanza di termine, quando se ne è servito in conformità del contratto.  Se però, durante il termine convenuto o prima che il comodatario abbia cessato di servirsi della cosa, sopravviene un urgente e impreveduto bisogno al comodante, questi può esigerne la restituzione immediata”.

Autore immagine: 123rf.com


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