Covid: si allunga la prescrizione dei reati

2 Novembre 2020 | Autore:
Covid: si allunga la prescrizione dei reati

La pandemia dilata i termini perché la sospensione dei processi introdotta con il lockdown rientra nell’ipotesi di stop del decorso prevista dal Codice penale.

Il Covid-19 fa sentire i suoi effetti anche sullo svolgimento dei processi penali: la sospensione introdotta dal Decreto Cura Italia [1] durante il lockdown ha l’effetto di congelare la decorrenza dei termini di prescrizione dei reati, che quindi si allungano rispetto ai tempi ordinari.

Ciò rende possibile una “punibilità estesa” oltre quanto era possibile prevedere e pronosticare prima della pandemia. A mettere nero su bianco questo importante effetto è arrivata la Corte di Cassazione con una nuova sentenza [2] che prende atto della legislazione emergenziale ed aggiunge 64 giorni al conteggio, precisamente quelli intercorsi nel periodo tra il 9 marzo e l’11 maggio 2020.

Il caso deciso riguardava un reato di furto, che normalmente si prescrive in 7 anni e mezzo (il termine base di 6 anni più un quarto per gli eventi interruttivi, come il decreto che dispone il giudizio) ed era stato commesso il 10 novembre 2012; avrebbe, perciò, dovuto prescriversi alla data del 10 maggio 2020. Ma nel frattempo era subentrata la sospensione dei processi e l’udienza (fissata per aprile 2020) era slittata in avanti ed è stata celebrata soltanto a luglio.

La Suprema Corte, anziché dichiarare l’intervenuta prescrizione e, dunque, l’estinzione del reato, ha adottato un ragionamento diverso: la sospensione «riguarda la generalità dei termini per il compimento di qualsiasi atto», dunque non soltanto la celebrazione delle udienze ma anche quelli per «l’adozione dei provvedimenti giudiziari e per il deposito della loro motivazione, per le impugnazioni e, in genere, tutti i termini procedurali».

Ecco allora che anche il rinvio dell’udienza rientra in questa disciplina: quel processo era già stato fissato per la trattazione, ma a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Cura Italia ha subito sia il rinvio d’ufficio, sia la sospensione dei termini processuali. La Cassazione fa rientrare questi casi in quelli, previsti in via generale dalla normativa penale [3], di sospensione del procedimento o del processo, dovuti a «una particolare disposizione di legge» che comportano la sospensione del corso della prescrizione.

La pronuncia di oggi è solidamente motivata ed ha un antecedente in un’altra sentenza emessa la scorsa estate [4], «assecondando una tendenza già emersa in analoghi provvedimenti legislativi finalizzati a fronteggiare situazioni gravemente emergenziali», spiegano gli Ermellini.

Il Collegio si premura di aggiungere che questa interpretazione non è in contrasto con il principio costituzionale di irretroattività della norma penale sfavorevole [5], in base al quale «nessuno può essere punito se non in forza di una norma che sia entrata in vigore prima del fatto commesso», perché si riallaccia alla disciplina di legge stabilita per le cause di sospensione della prescrizione e non ad una nuova fattispecie introdotta dalla normativa emergenziale, «che ha soltanto introdotto un’ipotesi di sospensione riconducibile alla figura generale» già prevista dal Codice penale.

Così il reato oggetto della vicenda esaminata non è ancora prescritto perché al periodo necessario per il suo compimento bisogna aggiungere tutti i 64 giorni di sospensione dovuti alla pandemia di Covid-19 durante la fase acuta dell’emergenza epidemiologica: questo orientamento della Suprema Corte sicuramente inciderà sul computo dei termini in tutti i casi analoghi, in cui l’udienza originariamente fissata è saltata per il blocco imposto dal lockdown ed è stata rinviata di alcuni mesi.


note

[1] Art. 83 D.L. 17 marzo 2020, n.18, convertito, con modificazioni, in legge 24 aprile 2020, n.27.

[2] Cass. Sez. V Penale, sent. n. 30434/20 del 2 novembre 2020.

[3] Art. 159, comma 1, Cod. pen.

[4] Cass. Sez. V Penale, sent. n. 252222/20 del 7 settembre 2020.

[5] Art. 25, comma 2, Cost.


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