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Indagini finanziarie: prova sui movimenti in conto sempre del contribuente

16 dicembre 2013


Indagini finanziarie: prova sui movimenti in conto sempre del contribuente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 dicembre 2013



Se i movimenti sul conto corrente non sono giustificati l’amministrazione li considera reddito imponibile

Con le indagini finanziarie, il fisco può controllare tutti i movimenti transitati sui conti correnti di un soggetto onde scoprire se questi ha sottratto dell’imponibile a tassazione (per approfondimento leggi l’articolo (Indagini finanziarie: le fasi del procedimento“).

Il meccanismo delle indagini, però, si ritorce sempre ai danni del contribuente, mettendolo quasi sempre con le spalle al muro. Infatti, l’onere di dimostrare la giustificazione del movimento in conto è a carico del cittadino: quest’ultimo, se vuole allontanare da sé i sospetti di evasione e le conseguenti sanzioni, dovrà dimostrare la provenienza dei versamenti, il beneficiario dei prelevamenti e la causale dei movimenti extra conto. Un onere tutt’altro che agevole.

Se poi si considera che, oggi, con l’Anagrafe tributaria, l’Agenzia delle Entrate è informata in tempo reale di qualsiasi movimentazione effettuata dai correntisti, il rischio di subire un’indagine finanziaria non è più così remoto come lo era un tempo.

Dunque, l’amministrazione fiscale gode di una presunzione legale: il che vuol dire che, se il contribuente oggetto di indagine non offre una adeguata giustificazione circa l’attività sul conto, i movimenti vengono considerati redditi imponibili e quindi formano materia imponibile sia i versamenti non giustificati e sia i prelevamenti.

Il controllo dei conti correnti può estendersi a tutti i conti correnti nei quali il soggetto è:

– diretto intestatario,

– oppure cointestatario

– oppure semplice delegato.

Inoltre, non servirà più intestare un conto a un familiare o a un prestanome per poter eludere i controlli. Come abbiamo già detto in un altro articolo (leggi: “Fisco più forte: da febbraio attenti a come gestite i conti corrente”), il fisco potrà far partire le indagini anche da verifiche di conti correnti di parenti.

Le Entrate, quindi, potranno richiedere la documentazione bancaria di soggetti terzi rispetto al contribuente, se ritengono che vi sia stata un’interposizione fittizia. Può essere il conto corrente del coniuge, di un parente, di un socio della società o anche di un dipendente. In questa circostanza è però necessario che l’amministrazione motivi le ragioni del proprio convincimento.

Come vanno giustificati i versamenti

Il contribuente deve sempre dimostrare che ogni somma versata in conto è stata dichiarata coi redditi annuali; diversamente, la legge [1] consente all’Amministrazione di rettificare il reddito dichiarato per quei versamenti di cui il contribuente non ne ha tenuto conto nella determinazione del reddito imponibile.

Se il contribuente vuole dimostrare che il versamento si riferisca a fatti non imponibili deve fornire una prova analitica e non generica. Il contribuente deve produrre prove diverse da affermazioni apodittiche, generiche, sommarie e cumulative [2].

Un preliminare controllo dovrebbe verificare che i redditi dichiarati siano compatibili con il tenore di vita desumibile dalle movimentazioni bancarie [3].

Come vanno giustificati i prelievi

Anche qui, l’onere probatorio è a carico del contribuente [4]. Egli deve indicare il beneficiario delle somme prelevate, anche se l’Amministrazione è sovente solita chiederne maggiori dettagli.

La ratio della norma di considerare ricavi i prelevamenti (che potrebbero rappresentare dei costi) è radicata nella regola di comune esperienza che “costi in nero” nascondono altrettanti ricavi in nero. L’amministrazione, non potendo conoscere con certezza i ricavi derivanti dai citati “costi in nero”, ha la possibilità di presumere che almeno per quell’ammontare si siano conseguiti redditi.

Per il conto di un’impresa ciò è abbastanza agevole – i dati dovrebbero essere confluiti in una contabilità -, ma per i conti privati risulta abbastanza complesso. Per un viaggio, per la spesa alimentare o per l’acquisto di un gioiello difficilmente è conservata copia dell’assegno o della fattura o altra documentazione che dopo tre o quattro anni l’ufficio può richiedere, non accontentandosi della mera indicazione del beneficiario, ma chiedendone prova.

Le movimentazioni extra conto

Si tratta di cambi assegni, bonifici effettuati con versamento diretto, bollettini postali: sono quei movimenti eseguiti dal contribuente senza il passaggio su un conto corrente.

Sono operazioni difficilmente giustificabili. Il più delle volte si riferiscono a operazioni di natura privata/personale, per le quali il contribuente non ha conservato le attestazioni o la documentazione: si pensi alle tasse universitarie, acquisti per corrispondenza, iscrizioni a circoli e palestre.

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note

[1] Art. 32 del Dpr 600/73.

[2] Cass. sent. n. 25502/2011.

[3] Come suggerito anche dalla Circolare Ag. Entrate n. 32/2006.

[4] Art. 32 del Dpr 600/73.

Autore immagine: 123rf.com

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