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Pensione: quando può tagliarla l’Inps?

3 Novembre 2020 | Autore:
Pensione: quando può tagliarla l’Inps?

Ricalcolo negativo dell’assegno pensionistico, conguagli fiscali, contributo di solidarietà: in quali casi l’importo diminuisce.

Ti è stata liquidata la pensione: inizialmente, non hai avuto alcun problema, dato che l’assegno calcolato dall’Inps risultava d’importo simile a quello previsto, in base alla carriera lavorativa. Dopo qualche mese, però, l’importo è notevolmente diminuito, ti è stata ridotta la pensione: quando può tagliarla l’Inps?

Ci sono parecchi casi nei quali la pensione può subire dei tagli: un ricalcolo a causa di un errore dell’Inps è uno di questi. In pratica, l’istituto può accorgersi di aver calcolato male il trattamento e ricalcolarlo correttamente: di solito quest’operazione è favorevole per il pensionato e comporta un aumento del trattamento, in quanto spesso vengono considerati tardivamente i contributi versati. Può anche capitare, però, che l’Inps commetta degli errori di calcolo a favore del pensionato e, una volta evidenziati gli sbagli, l’ufficio competente provveda al ricalcolo a sfavore ed al recupero della somma.

Possono derivare notevoli tagli del trattamento anche a causa di conguagli fiscali, ad esempio se l’interessato ha più pensioni liquidate dall’istituto, oppure se presenta un 730 a debito: in questi casi non si tratta di tagli permanenti, ma temporanei, che terminano alla conclusione delle operazioni di conguaglio.

Altre riduzioni della pensione possono essere determinate dall’applicazione del contributo di solidarietà, ma solo per i trattamenti più elevati e, per le pensioni più basse, dalla riduzione o revoca dell’integrazione al trattamento minimo o delle maggiorazioni sociali.

Infine, dei tagli possono essere determinati da prestiti con cessione di una parte della pensione o da pignoramenti.

Osserviamo brevemente queste situazioni.

Riliquidazione della pensione

La riliquidazione, o ricostituzione della pensione, è un’operazione di ricalcolo dell’assegno eseguita dall’Inps solitamente su domanda: accade spesso, infatti, che l’istituto non consideri dei contributi accreditati, il diritto a maggiorazioni dei periodi contribuiti o altre situazioni che incidono sul calcolo della pensione.

Il pensionato può dunque domandare, se la determinazione del trattamento non è corretta, il ricalcolo della pensione. Questo ricalcolo può essere però anche eseguito dall’Inps d’ufficio e risultare a sfavore del pensionato, qualora la liquidazione della pensione presenti degli errori che hanno determinato l’erogazione di una prestazione più alta rispetto a quella realmente spettante.

Il ricalcolo può risultare a sfavore anche nel caso in cui non ci siano errori nell’importo lordo spettante, ma la pensione sia incompatibile con altri redditi del pensionato, o parzialmente compatibile: è il caso, ad esempio, della pensione di reversibilità (incompatibile con i redditi superiori a 3 volte il minimo), dell’assegno ordinario d’invalidità, delle pensioni di inabilità e di invalidità specifica, dell’Ape sociale e, per un determinato periodo, della pensione quota 100 e della pensione anticipata precoci.

Il ricalcolo può riguardare anche il diritto all’integrazione al trattamento minimo o alle maggiorazioni sociali: per queste prestazioni, che integrano le pensioni più basse, sono infatti previsti dei limiti di reddito che riguardano sia il pensionato che l’eventuale coniuge.

Per le variazioni a debito, la prescrizione è decennale in quanto si applica la normativa sul recupero degli indebiti pensionistici.

Ma l’Inps, oltre a tagliare la pensione, può recuperare gli importi a debito derivanti dal suo calcolo errato? Il recupero non avviene solo se il provvedimento errato è definitivo e se l’errore non dipende da dolo o dall’omissione di comunicazioni dovute da parte del pensionato [1]. Ne abbiamo parlato in: Pensione non dovuta, quando va restituita.

Conguaglio fiscale sulla pensione

La pensione può risultare notevolmente ridotta, se non azzerata, anche dai conguagli fiscali. Sono tante le ipotesi che si possono verificare:

  • è stato presentato un modello 730 a debito: l’Inps trattiene dalla pensione l’importo del conguaglio da assistenza fiscale, cioè del saldo Irpef, dell’addizionale comunale e regionale, del primo e secondo acconto Irpef; a seconda degli importi a debito, l’assegno può subire delle forti riduzioni per diversi mesi;
  • il pensionato possiede due pensioni o trattamenti erogati dall’Inps e l’istituto provvede al conguaglio fiscale di fine anno: avendo calcolato maggiori detrazioni e minori imposte, l’interessato potrebbe subire un forte conguaglio a debito;
  • il pensionato comunica, col modello online MV10, la non spettanza di una detrazione precedentemente applicata, ad esempio per figli a carico: l’Inps non solo non applica più la detrazione, ma trattiene gli importi non spettanti dei quali l’interessato ha beneficiato nell’anno;
  • l’interessato non possiede più le condizioni per la detassazione del trattamento e l’Inps procede ai recuperi Irpef: è quanto può accadere a un pensionato che dall’estero si ritrasferisce in Italia senza comunicare tempestivamente la residenza.

Contributo di solidarietà

Sulle pensioni più elevate, è applicato un contributo di solidarietà che ne determina una riduzione sino al 40%, su determinate fasce d’importo.  Questo contributo, in base a quanto reso noto dalla Corte costituzionale [2], può essere applicato solo sino al 2021 compreso. Per approfondire: Taglio pensioni d’oro.

Come difendersi se il taglio della pensione risulta illegittimo?

Se la riduzione dell’importo della pensione non è legittima, è possibile ricorrere in via amministrativa o giudiziale, entro determinati limiti di tempo. Ne abbiamo parlato in: Come difendersi se l’Inps taglia la pensione?

[1] Cass. sent. n. 8564/2016.

[2] Corte Cost. comunicato stampa 22/10/2020.



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