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Testimoni in caso di incidente stradale: i nuovi limiti

16 Dicembre 2013
Testimoni in caso di incidente stradale: i nuovi limiti

I paradossi italiani: per evitare le frodi alle assicurazioni, si impedisce l’esercizio dei diritti a tutti gli altri cittadini, come nel caso dell’impossibilità di utilizzare testimoni che non siano stato indicati nella denuncia di sinistro o nella richiesta di risarcimento; saranno segnalate alla Procura della Repubblica le persone che, negli ultimi tre anni, abbiano prestato testimonianza per almeno tre volte.

Con il nuovo decreto legge approvato venerdì scorso dal Parlamento e battezzato “Destinazione Italia”, cambiano le norme in materia di prova testimoniale in caso di sinistri stradali.

Il testo, che dovrà ora essere convertito in legge dalle Camere, è già obbligatorio e ridisegna la mappa delle prove nei processi civili relativi all’infortunistica stradale al fine di evitare le frodi ai danni delle compagnie.

Ecco dunque le novità.

La parte che intenda valersi di testimoni a supporto della propria richiesta di risarcimento alla compagnia (sia in via stragiudiziale che davanti al giudice), dovrà aver indicato e identificato i testimoni presenti sul luogo del sinistro già all’interno della denuncia di sinistro inviata alla compagnia o nella richiesta di risarcimento (atti che, normalmente, vengono inviati con raccomandata a.r. dall’avvocato del danneggiato). Il tutto “salve le risultanze contenute nei verbali delle autorità di polizia intervenute sul luogo del sinistro”: tali atti, in quanto provenienti da pubblici ufficiali, prevarranno su ogni eventuale diversa ricostruzione o dichiarazione effettuata dalle parti coinvolte.

Dunque, l’invio della denuncia di sinistro o della richiesta di risarcimento costituisce il momento “cardine” oltre il quale si verifica una preclusione: infatti, ogni indicazione di testimoni effettuata successivamente (per esempio, nell’atto di citazione o nelle memorie istruttorie depositate dall’avvocato in corso di causa) non sarà più ammissibile e il danneggiato non potrà più valersi del testimone.

Da come è facile comprendere, la disposizione crea un serio pregiudizio per il cittadino che, in quanto non tecnico, ignorando questo nuovo vincolo, potrebbe avventatamente spedire o consegnare a mano alla propria assicurazione (senza aver prima consultato un legale) una richiesta di risarcimento priva dell’indicazione dei testimoni.

La conseguenza sarebbe che, non potendosi più indicare testimoni, l’esito di una eventuale causa contro l’assicurazione sarebbe già, in partenza, irrimediabilmente pregiudicato. Infatti, la gran parte – se non la totalità – delle cause in materia di infortunistica stradale si vincono solo grazie alle ricostruzioni effettuate dai testimoni.

Le nuove norme prevedono inoltre che, in corso di giudizio, il giudice, se riscontra la presenza di testimoni che negli ultimi tre anni siano stati testimoni in almeno tre cause nel settore di infortunistica stradale, trasmette l’informativa alla Procura della Repubblica competente. Ciò per consentire ulteriori accertamenti e, in particolare, per verificare l’attendibilità del testimone e per assumere eventuali misure coercitive.

Anche qui la norma pone dei limiti gravosi sul cittadino. Immaginiamo l’ipotesi in cui il proprietario di un negozio, posto in prossimità di un incrocio pericolo ove spesso avvengono incidenti, abbia già testimoniato in due cause negli ultimi 365 giorni. Per evitare problemi con la Procura della Repubblica potrebbe declinare ogni richiesta di testimonianza nei successivi due anni. Facoltà peraltro che la legge gli vieta, posto che la testimonianza è un obbligo morale e civico.

Insomma: per compiere il proprio dovere ci si vedrebbe segnalati alle autorità. Paradossi di questo tipo avvengono solo in Italia…


note

Autore immagine: 123rf.com


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