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Indizio, sospetto e prova: differenze

4 Novembre 2020 | Autore:
Indizio, sospetto e prova: differenze

Quanti indizi servono per condannare l’imputato? I sospetti hanno valore legale? Prove e mezzi di prova: differenze.

A Sherlock Holmes bastava meno di un indizio per risalire al colpevole. Se il noto investigatore letterario fosse vissuto in Italia, avrebbe avuto vita difficile: secondo il nostro ordinamento giuridico, infatti, gli indizi non sono sufficienti a dimostrare la colpevolezza, tantomeno i sospetti. Per poter incastrare una persona occorrono prove certe; solo eccezionalmente si può fare ricorso agli indizi, purché però siano molteplici, gravi, precisi e concordanti. Quali sono le differenze tra indizio, sospetto e prova?

Sin da subito, possiamo affermare che, contrariamente ai sospetti, gli indizi sono previsti dalla legge italiana; essi, però, non possono da soli giustificare una condanna, a meno che non ricorrano alcune condizioni specifiche. Questo non significa che la polizia giudiziaria, nello svolgere i propri compiti, non possa dare inizio a indagini sulla base di congetture e sospetti. Infatti, una cosa è ciò che si deve provare in tribunale, altra sono le investigazioni delle autorità. Se l’argomento ti interessa e vuoi sapere quali sono le differenze tra indizi, sospetti e prove, prosegui nella lettura: ti basteranno solamente cinque minuti per trovare le risposte che cerchi.

Sospetti: cosa sono?

Spiegare giuridicamente cosa siano i sospetti è impresa ardua, visto che essi non hanno cittadinanza all’interno del nostro ordinamento giuridico.

In linea di massima, possiamo definire i sospetti come mere congetture o supposizioni inerenti alla colpevolezza di un determinato soggetto.

Insomma: quando si ha un sospetto, si fa largo l’idea che una persona possa essere responsabile di un fatto illecito. Facciamo un esempio.

Tizio e Caia sono ex fidanzati. Caia riceve messaggi anonimi sul suo cellulare e sui profili social. Sporge denuncia per stalking e sospetta che l’autore sia Tizio solamente perché si sono lasciati da poco. La polizia potrà tener conto di questo sospetto solo per indirizzare le indagini ma, se non troverà qualcosa di più “consistente” a carico di Tizio, non potrà fare nulla contro di lui.

Sospetti: hanno valore legale?

I sospetti non sono contemplati dalla legge italiana. Ciò significa che nessuno potrà essere condannato perché “sospettato” di aver commesso un crimine. Anche in presenza di molteplici sospetti, questi non possono mai giustificare una condanna penale.

Tutt’al più, i sospetti potrebbero legittimare l’inizio di un’attività d’indagine da parte degli inquirenti. Se le investigazioni, sorte partendo da un sospetto, non dovessero concretizzarsi in qualcosa di più serio, anche queste allora sarebbero vane, in quanto il pubblico ministero sarebbe tenuto a chiedere l’archiviazione del caso.

Insomma: i soli sospetti (o, per dirla con un noto film, “I soliti sospetti”) non sono sufficienti nemmeno per sostenere un’accusa in tribunale, figurarsi una condanna.

Indizi: cosa sono?

Al contrario dei sospetti, gli indizi sono previsti dalla legge italiana e, al ricorrere di alcune circostanze, potrebbero perfino bastare per giustificare una condanna penale.

Gli indizi sono gli elementi probatori raggiunti attraverso un ragionamento deduttivo che, partendo da un fatto noto (l’indizio appunto), conduce ad un fatto ignoto in virtù dell’applicazione di regole scientifiche o di massime di consolidata esperienza. Facciamo un esempio che renda l’idea.

Tizio è stato investito da un pirata della strada. La polizia, osservando le tracce lasciate dagli pneumatici sull’asfalto, deducono che l’auto procedesse a forte velocità.

Caio è stato assassinato nel suo appartamento. Gli investigatori trovano nel fango impronte di scarpe di piccole dimensioni e poco marcate. Deducono, pertanto, che si tratti di una persona minuta e magra, probabilmente una donna.

Indizi: hanno valore legale?

Gli indizi sono prove indirette che possono essere portate in giudizio per giustificare un’accusa e una successiva condanna.

Secondo la legge [1], l’esistenza di un fatto non può essere desunta da indizi a meno che questi siano gravi, precisi e concordanti. Solo in questa circostanza gli indizi possono fungere da prova (indiretta) che legittimi una condanna.

Come detto, gli indizi, per aver rilievo, devono essere:

  • gravi, ossia dotati di un’elevata persuasività e in grado di esprimere elevata probabilità di derivazione dal fatto noto di quello ignoto;
  • precisi, cioè non equivoci, non suscettibili di diverse interpretazioni;
  • concordanti, cioè convergenti verso un’unica soluzione.

Non è dunque vero che tre indizi sono una prova; lo sono soltanto quando sono gravi, precisi e concordanti.

Indizi e sospetti: differenze

Come si desume da quanto appena narrato, mentre l’indizio giustifica una conclusione ragionevole perché suffragata dalla logica o da evidenze scientifiche, il sospetto non è nient’altro che una “sensazione”, una percezione soggettiva.

Ad esempio, se l’impronta o la traccia sull’asfalto costituiscono indizi, uno sguardo torvo oppure la frequentazione di locali malfamati sono semplici sospetti: e, infatti, mentre dalla traccia nel fango o sull’asfalto si può giungere a una conclusione certa o verosimile, da un’occhiataccia o dalla frequentazione di luoghi dubbi non si ricava nulla, se non una serie di sospetti che andranno approfonditi.

La grande differenza tra indizi e sospetti è che solo i primi, se sono gravi, precisi e concordanti, possono giustificare una condanna. I sospetti possono tutt’al più essere lo spunto per iniziare le indagini, nient’altro.

Se gli indizi non sono sorretti da evidenze scientifiche o da massime di esperienza, allora degradano a meri sospetti, incapaci di sostenere un’accusa in giudizio. Secondo la Corte di Cassazione, congetture e sospetti sono assolutamente insufficienti a giustificare una condanna [2].

Prove: cosa sono?

Le prove sono quelle circostanze di per sé idonee a dimostrare un fatto rilevante per l’imputazione.

Diverso dalla prova è il mezzo di prova, che è lo strumento da cui si intende ricavare la prova stessa. Ad esempio, la testimonianza è il mezzo di prova, mentre la dichiarazione resa dal teste è la prova su cui il giudice può basare il proprio convincimento (di colpevolezza oppure di innocenza).

Per la legge italiana, sono mezzi di prova:

  • la testimonianza;
  • l’esame delle parti;
  • il confronto;
  • la ricognizione;
  • l’esperimento giudiziale;
  • la perizia;
  • i documenti.

Tra i documenti in senso lato rientrano anche le videoriprese, molto spesso fondamentali per incastrare il colpevole. Si pensi al ladro ripreso dalla telecamera del bancomat: il video costituirà prova idonea e sufficiente a giustificare la condanna del reo.

Indizi e prove: differenze

Mentre le prove sono idonee a dimostrare direttamente la colpevolezza (o l’innocenza) dell’imputato, gli indizi costituiscono solo una prova indiretta, ricavata dalla logica.

Ecco perché per condannare una persona è sufficiente anche una sola prova, mentre un solo indizio non potrebbe mai legittimare una sentenza di colpevolezza.

Se la pubblica accusa avesse in mano solamente indizi tra loro discordanti, il giudice dovrebbe per forza assolvere l’imputato per carenza di materiale probatorio. Al contrario, una sola prova (ad esempio, la testimonianza della vittima di violenza) può condurre il giudice ad esprimersi con sentenza di condanna.


Gli indizi giustificano una condanna solo se gravi, precisi e concordanti.

Il sospetto non è nient’altro che una sensazione, una percezione soggettiva, non idonea a fondare una condanna.

Le prove sono le uniche idonee a dimostrare direttamente la colpevolezza (o l’innocenza) dell’imputato.

note

[1] Art. 192 cod. proc. pen.

[2] Cass., sent. n. 28559 del 14 ottobre 2020.

Autore immagine: Canva.com


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