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Chi si trasferisce all’estero paga solo sui redditi italiani

23 Ottobre 2014
Chi si trasferisce all’estero paga solo sui redditi italiani

Tassato tutto l’imponibile se la residenza è considerata fittizia.

Per il testo unico sulle imposte sui redditi [1] i soggetti passivi Irpef sono le persone fisiche, residenti e non residenti nel territorio dello Stato. In particolare, si considera residente in Italia chi, per la maggior parte del periodo di imposta è, alternativamente:

– iscritto nelle anagrafi comunali della popolazione residente;

– domiciliato nel territorio dello Stato;

– residente nel territorio dello Stato.

Si considerano poi residenti in Italia, salvo prova contraria, i cittadini italiani cancellati dalle anagrafi della popolazione residente e trasferiti in paradisi fiscali.

Il Testo Unico prevede poi il principio del World wide taxation per cui un cittadino italiano è tassato nel nostro Stato per i redditi ovunque prodotti, mentre il cittadino estero soltanto per i redditi prodotti in Italia.

Si considerano prodotti nel territorio dello Stato:

– i redditi di lavoro dipendente, prestato nel territorio dello Stato, compresi quelli assimilati;

– i redditi di lavoro autonomo, derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato;

– il reddito di impresa (imponibile se derivante da attività svolta nel territorio dello Stato a mezzo di stabili organizzazioni); i redditi diversi.

I non residenti titolari di redditi imponibili in Italia sono soggetti, quindi, ai seguenti obblighi fiscali:

– presentazione della dichiarazione annuale dei redditi ai fini Irpef (ad eccezione dei casi di esonero) e versamento delle relative imposte (saldo per l’anno precedente e acconti per l’anno in corso);

– imposte su eventuali immobili posseduti;

– in caso di successione, per gli immobili e per i diritti immobiliari rimane l’obbligo di presentazione della relativa dichiarazione.

Dunque, i contribuenti che hanno trasferito la residenza all’estero sono tassati in Italia non per tutti i loro redditi ma soltanto per quelli eventualmente prodotti nel territorio italiano.

Nel caso in cui l’Amministrazione finanziaria dovesse ritenere sussistente la residenza fiscale nel territorio italiano, i redditi, ovunque prodotti saranno assoggettati a tassazione in Italia.

Le possibili contestazioni, in questi casi, sono sostanzialmente le seguenti:

omessa presentazione della dichiarazione: si verifica se il contribuente ritenuto fittiziamente residente all’estero, e dunque presuntivamente residente in Italia, non avendo conseguito redditi nel nostro Stato (nella sua dichiarata posizione di non residente), non ha presentato alcuna dichiarazione.

A questo proposito la legge [2] prevede la sanzione amministrativa: dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 258 euro; da 258 euro a 1.032 euro, se non sono dovute imposte, determinabile fino al doppio nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta di scritture contabili;

dichiarazione infedele (omessa o errata indicazione di redditi o esposizione di indebite deduzioni/detrazioni): si verifica se il contribuente ritenuto residente in Italia, nel nostro Stato ha comunque dichiarato dei redditi nonostante la sua asserita posizione di non residente. È verosimile quindi la sussistenza di una dichiarazione infedele in quanto non comprende anche gli altri redditi prodotti (fittiziamente secondo il fisco) all’estero. Le conseguenze amministrative [3] sono l’applicazione di una sanzione amministrativa dal 100 al 200% della maggiore imposta o del minor credito.

La stessa sanzione è prevista in caso di indebite deduzioni dall’imponibile e di detrazioni d’imposta. Si sottolinea, poi, che [4] qualora i redditi sottratti ad imposizione si trovino in un Paese a regime fiscale privilegiato (black list), le sanzioni per l’omessa dichiarazione e per la dichiarazione infedele sono raddoppiate (vanno quindi dal 240% al 480% per l’omessa dichiarazione e dal 200% al 400% per la dichiarazione infedele).

Come dimostrare l’effettivo trasferimento

Il contribuente residente all’estero, qualora l’amministrazione ritenga il trasferimento fittizio, potrebbe essere chiamato a rispondere di eventuali fattispecie delittuose. In particolare, in caso di omessa dichiarazione, la legge prevede una sanzione penale per chi, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, non presenta, essendovi obbligato, una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte, quando l’imposta evasa è superiore a 30mila euro. Ne deriva che, se un soggetto trasferisce fittiziamente la propria residenza all’estero, omettendo di presentare la dichiarazione dei redditi, qualora l’ammontare dell’imposta evasa superi la soglia prevista, egli potrebbe andare incontro, oltre che all’applicazione della sanzione amministrativa, anche al procedimento penale.

Occorre tuttavia tener presente che per imposta evasa si intende, nel caso di omessa dichiarazione, l’intera imposta dovuta al netto delle somme versate dal contribuente o da terzi a titolo di acconto, di ritenuta o comunque in pagamento di detta imposta prima della presentazione della dichiarazione o della scadenza del relativo termine. Ne consegue che ai fini del superamento della soglia di punibilità non si potrà far riferimento ai soli elementi positivi di reddito non dichiarati in Italia dal contribuente, ma occorrerà considerare anche quelli negativi che il medesimo proverà di aver sostenuto, nonché eventuali imposte corrisposte all’estero per i medesimi redditi.

Per ciò che riguarda, invece, la dichiarazione infedele, la legge prevede che sia punito chi, al fine di evasione, indica in una delle dichiarazioni annuali elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente l’imposta evasa è superiore a 50mila euro e l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante elementi passivi fittizi, è superiore al 10% dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore ad euro 2 milioni. Se il contribuente risiede fittiziamente all’estero ma, disponendo di redditi prodotti in Italia, ha comunque presentato una dichiarazione, se pur infedele, qualora vi siano le condizioni, potrà vedersi contestato, oltre alla sanzione amministrativa, anche questo reato.

È evidente che per evitare la ripresa a tassazione e la relativa applicazione di sanzioni (penali e/o amministrative), il contribuente dovrà provare che la residenza all’estero sia effettiva.

A tal proposito potrebbe essere utile presentare all’Ufficio prove concrete, quali contratti di locazione o compravendita di un immobile nel Paese estero, spese per le relative utenze (ad esempio telefono, luce e gas), movimentazioni di conto corrente che provano, ad esempio, pagamenti con carte di credito avvenuti all’estero ed ogni altro elemento che si consideri utile a tal fine.


note

[1] Art. 2 TUIR

[2] Art. 1, comma 1, Dlgs 471/1997

[3] Art. 1, comma 2, Dlgs 471/1997

[4] Art. 12, comma 2, Dl 78/2009.


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