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Nuovo Dpcm: quali Regioni rischiano di chiudere

4 Novembre 2020 | Autore:
Nuovo Dpcm: quali Regioni rischiano di chiudere

Entro domani, le ordinanze del ministero della Salute con la classificazione dei territori in base ai livelli di rischio.

Finora, non è stato deciso in via definitiva quali Regioni potrebbero subire le misure più severe contenute nel nuovo Dpcm anti-Covid firmato nella notte da Giuseppe Conte. Ma dalle indicazioni che escono dal decreto, si può già ipotizzare quali saranno i territori che resteranno isolati per 15 giorni forse già da questa settimana: si attende entro domani, infatti, la decisione in merito del ministero della Salute in accordo con i governatori.

A rischio, in modo particolare, 5 Regioni: Lombardia, Piemonte, Alto Adige (dove le chiusure entreranno, comunque, in vigore da domani), Calabria e Valle d’Aosta. Si tratta dei territori in cui la curva dei contagi è più alta, l’indice di trasmissibilità Rt è più elevato e la situazione nelle strutture sanitarie appare più critica. Queste 5 Regioni potrebbero essere inserite nella cosiddetta «fascia rossa», cioè nel livello di rischio 4, quello di maggiore gravità. Significa che, se il ministero della Salute insieme ai rispettivi governatori decidessero di confermarle come «zone rosse», scatterebbero per almeno 15 giorni queste misure:

  • non si potrà entrare o uscire dalla Regione tranne in casi di estrema necessità o di lavoro;
  • non si potrà circolare all’interno della Regione (tranne nei casi di estrema necessità, di lavoro o di studio);
  • verranno chiusi i negozi di vendita al dettaglio, tranne alimentari, supermercati, farmacie, parafarmacie, tabacchi, edicole;
  • verranno chiusi bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie. Consentita la consegna a domicilio e, solo fino alle 22, la ristorazione d’asporto;
  • saranno sospese tutte le attività sportive anche all’aperto. Si potrà svolgere attività motoria individuale in prossimità della propria abitazione mantenendo la distanza di almeno un metro dalle altre persone e con l’obbligo di indossare la mascherina. Consentita anche l’attività sportiva esclusivamente individuale e solo all’aperto;
  • chiuderanno le scuole dalla seconda media in su, con l’adozione della didattica a distanza. Resteranno aperte le scuole dell’infanzia, le elementari e la prima media, con obbligo di mascherina anche al banco, tranne per i bambini fino a 6 anni.

Non solo zone rosse, però: altre Regioni rischiano di avere delle restrizioni maggiori rispetto ad altre in cui entreranno in vigore solo le misure decise a livello nazionale. Si tratta, sicuramente, di Campania (che potrebbe anche diventare zona rossa), Liguria, Puglia e Sicilia, che hanno buone probabilità di finire nella cosiddetta «zona arancione», cioè nel livello di rischio 3, o intermedio. A queste si potrebbero aggiungere Lazio, Toscana, Umbria e – meno probabilmente grazie all’ampia dotazione di posti letto negli ospedali – il Veneto. Se così fosse, in queste Regioni scatterebbero queste misure:

  • non si potrà entrare o uscire dalla Regione tranne in casi di estrema necessità o di lavoro;
  • non si potrà circolare all’interno della Regione (tranne nei casi di estrema necessità, di lavoro o di studio);
  • verranno chiusi bar, ristoranti, gelaterie, pasticcerie. Consentita la consegna a domicilio e la ristorazione d’asporto.

Il resto delle Regioni finirebbe nei livelli di rischio 1 o 2, che prevede il rispetto delle misure stabilite a livello nazionale (coprifuoco alle 22, didattica a distanza per le superiori, chiusura di centri commerciali nel weekend, ecc.).

La definizione di queste zone che, come detto, dovrebbe arrivare entro domani potrebbe interessare l’intera Regione o solo una parte, cioè solo quelle province o territori i cui dati invitano ad adottare delle particolari restrizioni.



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