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Quanta pausa dopo 6 ore di lavoro?

4 Novembre 2020
Quanta pausa dopo 6 ore di lavoro?

La legge prevede il diritto del lavoratore a dei periodi di riposo dopo un determinato numero di ore lavorative.

Sei un lavoratore subordinato e sei stato assunto con un contratto di lavoro a tempo pieno. Ti viene chiesto spesso di svolgere attività di lavoro straordinario. Vuoi sapere quante ore di riposo ti spettano tra una giornata lavorativa e un’altra.

Una delle principali conquiste del mondo del lavoro è stata la previsione di una limitazione all’orario di lavoro. Lavorare per troppe ore consecutivamente, infatti, può produrre nel tempo dei danni alla salute fisica e mentale del lavoratore. Per questo, la legge e i contratti collettivi prevedono l’obbligo del datore di lavoro di garantire delle pause e dei riposi per il lavoratore. La disciplina di tali istituti non è, tuttavia, sempre semplice da comprendere.

Per questo i lavoratori si pongono una serie di domande: quante ore di riposo mi spettano tra un giorno di lavoro e l’altro? Quanta pausa dopo 6 ore di lavoro? Come vedremo, la risposta a queste domande può essere data solo attraverso una lettura coordinata delle norme di legge e delle disposizioni previste dai contratti collettivi di lavoro.

Cos’è la pausa del lavoratore?

La pausa del lavoratore è un periodo di interruzione della prestazione di lavoro che si colloca all’interno di un turno lavorativo. La legge prevede che, se l’orario lavorativo giornaliero del lavoratore eccede il limite delle 6 ore, il dipendente ha diritto ad una pausa la cui durata deve essere stabilita dal contratto collettivo di settore.

In mancanza di una regolamentazione da parte della contrattazione collettiva, la legge prevede che la pausa debba avere una durata minima di 10 minuti e deve collocarsi tra l’inizio e la fine della prestazione di lavoro giornaliera, sulla base delle esigenze tecniche, organizzative e produttive del datore di lavoro.

La pausa può essere goduta sia all’interno che all’esterno del posto di lavoro. Una delle principali pause che vengono riconosciute ai lavoratori è quella per la consumazione del pasto.

La funzione della pausa è tutelare la salute e la sicurezza del dipendente che potrebbe essere minacciata da una prestazione di lavoro che si protrae continuativamente, senza interruzioni, per un numero eccessivo di ore.

Cos’è il riposo giornaliero?

Il riposo giornaliero, a differenza della pausa, è un periodo di interruzione della prestazione di lavoro che intercorre tra due prestazioni di lavoro giornaliere. Il riposo, quindi, a differenza della pausa, non è uno stop che si verifica all’interno del turno ma è il periodo che deve intercorrere tra la fine di una giornata di lavoro e l’inizio di una nuova giornata lavorativa.

La legge [1] prevede che il riposo giornaliero debba essere di almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore. I contratti collettivi di lavoro, tuttavia, possono prevedere una diversa disciplina dei riposi giornalieri.

Inoltre, la legge prevede che la fruizione continuativa del riposo giornaliero possa essere esclusa quando l’attività lavorativa si caratterizza per la presenza di periodi di lavoro frazionati durante la giornata oppure dalla presenza della reperibilità.

Il Ccnl Commercio, ad esempio, individua una serie di attività per le quali il periodo di riposo giornaliero non è di 11 ore ma di 9 ore.

La norma relativa al riposo giornaliero consente, indirettamente, di individuare anche il limite giornaliero dell’orario di lavoro che è di 13 ore e che si ottiene sottraendo al totale delle ore di un giorno (24) le ore di riposo obbligatorio (11).

Cos’è il riposo settimanale?

Oltre alle pause ed al riposo giornaliero, la legge [3] prevede anche il diritto del lavoratore ad un periodo di riposo di almeno 24 ore consecutive ogni 7 giorni. Tale periodo di interruzione della prestazione di lavoro viene denominato riposo settimanale e deve, tendenzialmente, coincidere con la domenica. Tuttavia, quando l’attività lavorativa è caratterizzata dalla presenza dei turni oppure da specifiche caratteristiche individuate dalla legge, è possibile prevedere che il riposo settimanale si collochi in una giornata diversa dalla domenica.

In ogni caso, la gran parte dei contratti collettivi prevede che quando il lavoratore deve svolgere la prestazione lavorativa di domenica matura il diritto ad una maggiorazione retributiva e ad un riposo compensativo.

L’entità della maggiorazione retributiva che deve essere corrisposta al lavoratore che presta l’attività di lavoro la domenica è stabilita dal Ccnl stesso.


note

[1] Art. 7 D. Lgs. 66/2003.

[2] Art. 9 D. Lgs. 66/2003.


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