Covid: così si eviterà la terza ondata

4 Novembre 2020 | Autore:
Covid: così si eviterà la terza ondata

Crisanti spiega quali sono le tre armi da usare dopo il lockdown: tamponi mirati, strumenti informatici come Immuni e logistica.

Stanotte, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha firmato il nuovo Dpcm con misure ancora più restrittive, specialmente per le regioni del livello 4 (tra cui dovrebbero rientrare Lombardia, Piemonte, Alto Adige, Valle d’Aosta e Calabria). Il nuovo Dpcm anticovid sarà in vigore dal 6 novembre al 3 dicembre. Ma cosa succederà dopo questo periodo? Si abbasserà la trasmissione virale dopo il lockdown?

Durante l’audizione in Commissione Sanità del Senato sul tema del ricorso ai test e al tracciamento per il contenimento della pandemia di Covid-19, lo specialista Andrea Crisanti, docente di microbiologia all’università di Padova, ha spiegato che «Possiamo abbassare la trasmissione virale con il lockdown, con vari tipi di lockdown e diversi tipi di restrizioni, oppure possiamo usare in maniera intelligente i test rapidi. Ma queste due soluzioni lasceranno sempre una trasmissione residua, che può di nuovo reinnescare il contagio».

Allora, come evitare la terza ondata di Covid-19? «C’è solo un modo: creare nel nostro Paese un sistema di sorveglianza che integri tre elementi. Il primo dei quali è la capacità di fare un numero sufficiente di tamponi, non a tappeto ma mirati, per bloccare la trasmissione e saturare lo spazio di interazione di ogni singolo individuo», cioè andando a testare tutte le persone con cui un positivo ha interagito negli ultimi giorni: parenti, familiari, colleghi.

Crisanti ha elencato le tre armi per evitare la terza ondata:

  • tamponi mirati per intercettare le catene di trasmissione (che si trovano all’interno dello spazio di interazione di un positivo);
  • strumenti informatici che permettano di collegare l’App Immuni e allo stesso tempo di monitorare come i casi si distribuiscono regione per regione e integrarli con altri parametri demografici come la densità di popolazione, la mobilità delle persone, e così via – elenca Crisanti – per prevedere quello che succede dopo. Perché il problema non è inseguire il virus, ma anticiparlo e l’unico modo che noi abbiamo per farlo è avere la possibilità di intercettarlo e avere informazioni;
  • infine, la logistica per rendere accessibili questi test là dove sono necessari.


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