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Si può rinominare l’amministratore di condominio revocato?

4 Novembre 2020
Si può rinominare l’amministratore di condominio revocato?

L’amministratore revocato dietro ricorso in tribunale può essere rieletto ma non subito: ci deve essere il salto di almeno un mandato. 

In caso di gravi irregolarità nella gestione, ciascun condomino può agire contro l’amministratore di condominio per chiedere al giudice la sua revoca. In tal caso, dopo la destituzione decisa dal tribunale, l’assemblea non può nominare l’amministratore revocato. Ma per quanto tempo opera questo divieto? La questione è stata posta all’attenzione della Cassazione [1]. Alla Corte è stata rivolta la seguente domanda: «Si può rinominare l’amministratore di condominio revocato?».

Prima di scoprire cosa hanno detto i giudici supremi, cerchiamo di rispondere ad alcune domande di routine. Come avviene la revoca dell’amministratore da parte del tribunale? Chi può agire e per quali cause? Cerchiamo di rispondere a tutti i dubbi in merito. 

Revoca amministratore di condomino da parte del tribunale

Uno o più condomini possono rivolgersi al tribunale e chiedere la revoca per giusta causa dell’amministratore di condominio quando quest’ultimo ha posto in essere uno dei seguenti comportamenti:

  • ha omesso di dare notizia, in tempi celeri, all’assemblea di aver ricevuto mediante notifica un atto di citazione o un provvedimento amministrativo il cui contenuto esorbita dalle sue attribuzioni;
  • non ha presentato il rendiconto della gestione, rendiconto che va predisposto e portato in assemblea almeno una volta all’anno;
  • ha posto in essere una grave irregolarità. 

Le gravi irregolarità, di cui all’ultimo punto, che possono legittimare la richiesta di revoca dell’amministratore da parte dell’autorità giudiziaria, sono le seguenti:

  • omessa convocazione dell’assemblea per l’approvazione del rendiconto condominiale;
  • il ripetuto rifiuto di convocare l’assemblea per la revoca e per la nomina del nuovo amministratore o negli altri casi previsti dalla legge;
  • mancata esecuzione delle delibere dell’assemblea condominiale;
  • mancata attuazione di provvedimenti del giudice o dell’autorità amministrativa;
  • mancata apertura ed utilizzazione del conto corrente condominiale;
  • cattiva gestione dei fondi presenti sul conto corrente, distrazione delle somme per scopi personali o di altri condomini; confusione tra il patrimonio del condominio e il patrimonio personale dell’amministratore o di altri condomini;
  • cancellazione di un’ipoteca a carico di uno dei condomini morosi; 
  • mancata cura delle azioni giudiziarie contro i morosi;
  • inottemperanza agli obblighi di tenuta dei registri condominiali (anagrafica condominiale, verbali assemblee, nomina e revoca dell’amministratore, contabilità);
  • mancata comunicazione, al condominio che ne fa richiesta, dell’attestazione dello stato dei pagamenti delle spese condominiali e delle liti in corso;
  • omessa, incompleta o inesatta comunicazione dei dati identificativi della persona o della società incaricata dell’amministrazione, e l’indirizzo dei locali ove sono conservati i registri condominiali obbligatori.

Come si chiede la revoca dell’amministratore di condominio

Al ricorrere di una delle predette cause, anche un solo condomino può presentare ricorso in tribunale per chiedere la revoca dell’amministratore.

Il tribunale, sentito l’amministratore condominiale in camera di consiglio, emette un decreto motivato, che accoglie o rigetta la richiesta di revoca.

Revocato l’amministratore, l’assemblea di condominio deve nominare un nuovo amministratore, secondo le regole generali. Non può però nominare nuovamente lo stesso amministratore revocato, né la moglie di quest’ultimo.

Divieto di nomina dello stesso amministratore: per quanto tempo?

Il divieto di nomina dell’amministratore revocato dal tribunale è temporaneo e non comprime definitivamente il diritto dello stesso di ricevere l’incarico, rilevando soltanto per la designazione assembleare immediatamente successiva al decreto di rimozione.

Secondo la giurisprudenza, la norma del Codice civile (articolo 1129, comma 13) che vieta all’assemblea di rinominare, dopo la revoca del giudice, lo stesso amministratore revocato, va riferita all’immediata rinnovazione, ma non comporta, per l’assemblea, una limitazione perpetua della libertà decisionale, né costituisce, per l’amministratore di condominio, una sanzione a tempo indeterminato.

Questo vuol quindi dire, in sostanza, che la rinomina dell’amministratore revocato è possibile ma non nel corso dell’assemblea immediatamente successiva alla revoca giudiziale. 

Ma quale può essere, in concreto, il periodo in cui il nuovo amministratore deve restare in carica? Secondo una pronuncia del tribunale di Trieste, l’avverbio “nuovamente” utilizzato dal Codice civile non avrebbe il significato di impossibilità di nomina a tempo indeterminato, bensì dovrebbe intendersi temporaneamente circoscritto ad una sola annualità di gestione.

In altri termini, la maggioranza dei condomini sarebbe in grado di nominare nuovamente l’amministratore revocato giudizialmente dopo un solo anno. Diversamente, all’assemblea sarebbe impedito di decidere con la discrezionalità che le appartiene con una sorta di sanzione a tempo indeterminato, in ciò violandosi il principio di proporzionalità e adeguatezza decisionale.


note

[1] Cass. ord. n. 23743 del 28.10.2020.

[2] Trib. Trieste sent. n. 792/2018.


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