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Indagini finanziarie: le fasi del procedimento

16 dicembre 2013


Indagini finanziarie: le fasi del procedimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 dicembre 2013



Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e Anagrafe tributaria: la mente, il braccio e lo strumento delle nuove indagini finanziarie: ecco come si svolge il procedimento.

La selezione del contribuente

La selezione del contribuente da sottoporre ad indagini finanziarie può avvenire:

– a livello centrale

– oppure per una scelta fatta dall’organo di controllo.

Ecco alcune delle cause che possono portare alle indagini finanziarie:

– l’omessa presentazione della dichiarazione;

– la presenza di contabilità inattendibile;

– documenti insufficienti per una ricostruzione reddituale di buona approssimazione;

– il riscontro di operazioni inesistenti.

L’acquisizione dell’autorizzazione

Una volta effettuata la scelta, i controllori hanno l’obbligo di acquisire l’autorizzazione prevista dalla legge per l’accesso ai dati finanziari presso la Direzione Regionale delle Entrate o il Comando regionale della Guardia di Finanza.

La richiesta deve essere motivata e deve anche prospettare gli indizi che inducono il richiedente a ritenere proficuo, nell’economia complessiva del procedimento di controllo, l’accesso ai dati finanziari del contribuente.

La consultazione dell’anagrafe

Ricevuta l’autorizzazione, l’organo di controllo procede alla preventiva consultazione dell’Anagrafe dei rapporti finanziari, apposita sezione dell’Anagrafe tributaria alimentata dai flussi informativi mensili di tutti gli operatori finanziari in ordine alla instaurazione, modificazione e cessazione di “rapporti”.

La richiesta delle informazioni

Effettuata la “scrematura”, i controllori procedono con modalità telematica, mediante posta elettronica certificata (Pec), a chiedere le informazioni necessarie presso i seguenti operatori:

– banche

– Poste Italiane Spa

– società fiduciarie

– Sim

– Oicr

– Sgr

– Società ed enti di assicurazione per le attività finanziarie.

Trenta giorni per rispondere

L’operatore finanziario interessato dalla richiesta (per esempio, la banca presso cui il correntista ha il proprio cont) ha 30 giorni di tempo per fornire le informazioni e i dati richiesti. A sua volta è obbligato a comunicare al proprio cliente di avere ricevuto la richiesta: questa circostanza rappresenta il momento in cui il contribuente viene a conoscenza che l’occhio del fisco si è posato su di lui,

L’eventuale mancata comunicazione dell’operatore finanziario al proprio cliente sotto indagine non determina alcuna invalidità dell’eventuale avviso di accertamento

Informazioni su tutti i flussi

L’acquisizione dei dati è praticamente a 360 gradi, in quanto riguarda tutte le informazioni relative a flussi finanziari, disponibilità di qualsiasi genere, tutoli e valori riconducibili ai contribuenti monitorati.

Per esempio, sono oggetto di indagine qualsiasi transazione di denaro, tutti i mezzi di pagamento e il complesso delle operazioni relative a servizi e accessori, quali locazione di cassette di sicurezza, consulenza in materia di  emissione e collocamento di strumenti finanziari.

Il contraddittorio preventivo

Acquisiti i dati dagli operatori finanziari, l’organo di controllo li integra nella procedura di controllo, solitamente avviando un contraddittorio preventivo con il contribuente – “a tavolino” o anche nel corso delle operazioni di verifica – al fine di permettergli di giustificare eventuali rapporti e operazioni non congrui con ricavi, compensi e reddito dichiarati.

Detto contraddittorio non è previsto dalla legge come un obbligo.

La prosecuzione della difesa

Infatti, il contribuente può comunque promuovere la propria difesa nel prosieguo del procedimento, anche nella fase di accertamento con adesione, istituto giuridico che può essere attivato dopo la notifica dell’avviso di accertamento, visto che l’eventuale contraddittorio preventivo che si è tenuto non è preclusivo dell’istanza.

note

Autore immagine: 123rf.com

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