Omofobia: primo ok alla nuova legge

4 Novembre 2020 | Autore:
Omofobia: primo ok alla nuova legge

La Camera ha approvato il testo che introduce il reato di discriminazione dell’identità sessuale; ora, il provvedimento passa all’esame del Senato.

Passa alla Camera la nuova legge sull’omofobia: oggi, l’assemblea di Montecitorio l’ha approvata con 265 voti favorevoli, 193 contrari e un’astensione. Le norme in arrivo – ora, il testo passa al Senato per ottenere l’approvazione definitiva – introducono il nuovo reato di omotransfobia, una figura inedita nel nostro ordinamento. Si estende il reato, già esistente, di propaganda ed istigazione all’odio e alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi [1] a tutti gli atti di discriminazione e di violenza fondati «sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere», oppure sulla disabilità o su una «condizione personale di particolare vulnerabilità» della vittima di questi fenomeni di odio.

Le sanzioni sono molto severe: chi si renderà colpevole di tali discriminazioni sarà punito con la reclusione fino a un anno e 6 mesi o con la multa fino a 6.000 euro, ma è prevista anche la reclusione da 6 mesi a 4 anni per chiunque istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza e  per chiunque «partecipa o presta assistenza a organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per tali motivi».

Così le nuove norme penali colpiranno non soltanto chi, con le proprie azioni e la sua personale propaganda, discrimina le persone con orientamenti sessuali diversi da quelli tradizionali (gay, lesbiche, bisessuali e transgender) ma anche, ed in modo più grave, chi, in modo organizzato e, dunque, più efficace, istiga alla discriminazione degli individui in base alla loro identità sessuale oppure si inserisce in associazioni finalizzate a realizzare tali discriminazioni.

E c’è anche l’introduzione di una nuova circostanza aggravante comune: quando un qualsiasi reato viene commesso «con la finalità di discriminazione fondata sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, o a causa di una disabilità», la pena prevista è aumentata fino alla metà.

Rimane salva la libera divulgazione delle idee, per garantire la libertà di espressione del pensiero riconosciuta dalla Costituzione: la punibilità penale scatta soltanto quando c’è il «concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». Si potranno, quindi, continuare ad esprimere ed anche a manifestare pubblicamente le proprie opinioni a favore del tradizionale orientamento eterosessuale, criticando le posizioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali e transgender), senza timore di incorrere nelle severe sanzioni penali, purché le dichiarazioni non si traducano in istigazioni all’odio o alla violenza.

La nuova legge istituisce anche una Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, che sarà celebrata ogni anno il 17 maggio con il fine di «promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere, in attuazione dei principi di eguaglianza e di pari dignità sociale sanciti dalla Costituzione».

Proprio questo aspetto ha provocato aspre polemiche, soprattutto da parte delle opposizioni di centro-destra, le quali temono che la giornata possa essere utilizzata come veicolo di promozione della “cultura gender” nelle scuole, comprese quelle primarie. «Ci batteremo in Senato, è una legge pericolosa», proclama il senatore della Lega Simone Pillon.

Soddisfazione, invece, tra le forze di maggioranza: «Il testo approvato colpisce i fabbricanti di odio e pone le basi per far crescere la cultura del rispetto», dichiara la deputata Pd Susanna Cenni. «È una legge di civiltà attesa da decenni; con il voto di oggi il Paese ha compiuto un importante passo avanti», affermano i deputati del Movimento 5 Stelle in una nota congiunta. E anche il presidente della Camera, Roberto Fico, parla di «passo importante» e annuncia: ho firmato la legge per la sua trasmissione al Senato, cui tocca adesso l’esame».



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