Diritto e Fisco | Articoli

Coniugi non conviventi: Imu e residenza

7 Novembre 2020
Coniugi non conviventi: Imu e residenza

I miei genitori vivono in due abitazioni, poste in due comuni diversi, di cui sono rispettivamente proprietari. Gli viene chiesto il pagamento dell’Imu. Volevo sapere se è corretto e se il mancato riconoscimento dell’agevolazione fiscale comporta la decadenza dalla rispettiva residenza anagrafica.

Gentile cliente, è, generalmente, noto che l’imposta municipale sugli immobili (cosiddetta Imu) non è dovuta in relazione all’abitazione principale del proprietario. Tuttavia, molti ignorano quali siano le condizioni che, nello specifico, consentono al titolare del bene di usufruire di questa agevolazione fiscale.

La legge [1], infatti, a proposito dell’Imu, definisce come abitazione principale quella in cui il possessore e il suo nucleo familiare vi risiedono anagraficamente ed abitualmente. Quindi, ai fini dell’esenzione, è necessario che il contribuente e la sua famiglia dimorino ordinariamente nell’immobile interessato.

Alla luce della regola anzi detta, diverse pronunce giurisprudenziali si sono espresse sull’ipotesi dei coniugi, regolarmente sposati, che risiedono in due abitazioni diverse e di cui sono, rispettivamente, proprietari.

Ebbene, a questo proposito, la Corte di Cassazione ha più volte ribadito che in questo caso nessuno dei due contribuenti ha diritto all’esenzione dell’Imu, visto che manca il requisito indispensabile per poterla ottenere (ribadisco, residenza anagrafica e abituale del proprietario e della sua famiglia all’interno del bene).

Secondo gli Ermellini, infatti, la legge in materia va interpretata letteralmente senza concedere alcuna applicazione che possa ampliare i casi in cui è prevista l’agevolazione fiscale in esame.

Si tratta di un principio affermato anche di recente [2]. Esso è, quindi, manifestazione di un consolidato orientamento giurisprudenziale che, allo stato attuale, sembra quello prevalente.

Detto ciò, assodato che, secondo quanto affermato dalla Cassazione, i suoi genitori devono pagare l’imposta municipale sull’immobile in cui abitano, tale condizione non determina la decadenza dalla residenza anagrafica eletta all’interno del medesimo. Infatti, se essi dimorano abitualmente (come affermato in quesito) nella casa di loro proprietà non vi è motivo o presupposto affinché perdano tale condizione.

In altri termini, chi non vive nell’immobile in questione è il nucleo familiare del contribuente (nello specifico, l’altro coniuge), ma ciò è decisivo solo ai fini della mancata esenzione dal pagamento dell’Imu.

Quindi, tale circostanza non può inficiare la residenza e la dimora abituale dei suoi genitori che, se comprovata o dimostrabile, non potrà essere messa in discussione dalla mancata convivenza anagrafica col proprio partner.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello


note

[1] Art. 13 co. 2 Dl 201/2011 – Art. 1 co. 741 lett. b) L. 160/2019

[2] Cass. civ. ord. n. 20130 del 24.09.2020


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube