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Post-separazione: 5 errori da non commettere

5 Novembre 2020
Post-separazione: 5 errori da non commettere

Separazione e divorzio: tutti gli sbagli che vengono comunemente commessi e che pregiudicano l’assegno di mantenimento o le agevolazioni fiscali. 

Le poche regole sulla separazione e sul divorzio dettate dal legislatore hanno portato i giudici a colmare una serie di lacune. Chi non conosce le numerose sentenze che hanno disciplinato il diritto di famiglia rischia di commettere alcuni grossi sbagli che potrebbero pregiudicare i propri diritti. Alcuni di questi li abbiamo voluti elencare nel seguente articolo. Ecco quindi 5 errori da non commettere post-separazione. Ma procediamo con ordine.

Adagiarsi con l’assegno di mantenimento

Se percepisci l’assegno di mantenimento e vuoi conservarlo anche dopo il divorzio, devi fare in modo di dimostrare che lo meriti. Il che significa che, se sei ancora giovane, dovrai darti da fare per cercare un’occupazione. Occupazione che possa renderti indipendente dal punto di vista economico. 

Difatti, nel momento in cui tu e il tuo ex procederete al divorzio, il giudice valuterà se vi è meritevolezza, da parte tua, alla percezione dell’assegno divorzile. E questa meritevolezza è legata all’impossibilità di lavorare per ragioni attinenti all’età (si pensi a una persona con più di 50 anni che, per una vita, si è occupata della casa e dei figli), alla salute (si pensi a una persona inabile al lavoro) o alle condizioni del mercato occupazionale (si pensi a una persona che, nonostante abbia partecipato a bandi e concorsi e abbia mandato più volte il proprio curriculum, non sia mai riuscita ad ottenere un’occupazione).

Insomma, se vuoi ricevere l’assegno divorzile, devi dimostrare di non poltrire sul divano perché l’assegno non è una rendita vitalizia. 

La nuova convivenza

Il secondo requisito per conservare sia l’assegno di mantenimento che quello divorzile è non iniziare una relazione con un’altra persona, relazione basata sulla convivenza o comunque su un rapporto di coppia stabile e duraturo. In pratica, tutte le volte in cui il coniuge separato forma una nuova famiglia di fatto perde il diritto agli alimenti. 

Gli accordi di separazione non sono vincolanti per il divorzio

Tutti gli accordi presi da marito e moglie in sede di separazione consensuale non sono vincolanti nella fase del successivo divorzio. Per cui, ad esempio, se il coniuge dovesse chiedere l’intestazione di una casa in cambio della rinuncia all’assegno di mantenimento, in sede di divorzio potrebbe rimangiarsi la parola data e chiedere di nuovo l’assegno mensile. 

Allo stesso modo, se in sede di separazione ci si accorda per un assegno una tantum – ossia l’assegno liquidato in un’unica soluzione al posto di quello mensile – in sede di divorzio si potrebbe chiedere di nuovo l’assegno periodico, incastrando così l’ex che ha già liquidato l’importo più elevato.

Ciò posto sarà meglio che, in sede di separazione, i coniugi non prendano impegni definitivi ma lascino questa opzione per il successivo divorzio. Solo allora l’accordo non potrà più essere oggetto di rivalutazioni. 

L’assegno una tantum

Un capitolo molto importate riguarda il Fisco. Chi paga l’assegno di mantenimento mensile all’ex coniuge può dedurre dalle tasse il relativo importo. Ma se viene versato l’assegno una tantum, questo non può essere oggetto di deduzione fiscale. Dunque, chi versa l’assegno una tantum si libera, per sempre, dell’obbligo di versare il mantenimento mensile ma non può dedurre dalle tasse tale importo.

Non possono essere oggetto di deduzioni le somme del mantenimento versate ai figli; per queste, invece, spettano le detrazioni fiscali per persone a carico. Leggi sul punto “Assegno mantenimento: deduzioni e detrazioni fiscali“.

Diverso è il discorso per chi riceve l’assegno di mantenimento. L’importo fa reddito e, quindi, va dichiarato all’Agenzia delle Entrate. Su di esso si pagano quindi le tasse.

Non vanno invece dichiarati, e quindi non fanno reddito, l’assegno una tantum e il mantenimento per i figli. 

Esenzione Imu

Se i coniugi non vivono più insieme ma ancora non hanno formalizzato la separazione in tribunale o al Comune (con la procedura innanzi al sindaco), non possono ottenere entrambi l’esenzione Imu. E ciò perché, anche se dovessero avere la residenza nello stesso immobile, in esso non sarebbe comunque fissata la dimora abituale di entrambi. Dunque, in tal caso, bisogna pagare l’Imu sulla casa familiare. Leggi “Coniugi separati: a chi spetta l’esenzione Imu?“.

Viceversa, una volta separati anche per la legge, i due coniugi non devono più pagare l’Imu sulla casa familiare se viene assegnata all’ex coniuge con cui vanno a stare i bambini.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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