Covid: ecco le conseguenze sui polmoni

4 Novembre 2020
Covid: ecco le conseguenze sui polmoni

Il Coronavirus deteriora fortemente il tessuto respiratorio. Uno studio, per metà italiano, ha spiegato precisamente come agisce.

Difficoltà a respirare e polmonite rientrano nei sintomi più gravi del virus. Tra le conseguenze, invece, il cosiddetto Covid lungo o sindrome post-Covid, cioè gli strascichi che il paziente accusa anche dopo essere guarito (ne abbiamo parlato qui: Coronavirus: cos’è la sindrome post Covid). Entrambi dipendono probabilmente dal danno ai polmoni provocato dal Sars-CoV2.

Lo ha scoperto un team di ricerca composto per buona parte da studiosi italiani: Università e Centro di Ingegneria genetica e Biotecnologie di Trieste hanno lavorato fianco a fianco con i colleghi del King’s College di Londra.

Lo studio, pubblicato su Lancet eBioMedicine e di cui veniamo al corrente grazie a una nota dell’Adnkronos, è partito dalle autopsie su 41 persone morte per Coronavirus a Trieste. I ricercatori hanno notato che il danno ai polmoni era molto vasto, dando luogo a una vera e propria sostituzione del tessuto respiratorio con un tessuto cicatriziale e fibroso.

Conseguenze che hanno lasciato stupiti gli studiosi stessi. «Eseguo almeno 600 autopsie ogni anno da 25 anni, di cui più di 100 di pazienti deceduti per vari tipi di polmoniti, ma non ho mai visto finora un danno così esteso e con queste caratteristiche», ha dichiarato Rossana Bussani, docente di anatomia patologica dell’Università di Trieste, prima firmataria della ricerca.

I ricercatori hanno notato due caratteristiche particolari, nel polmoni di chi è morto per Covid: una vasta presenza di trombi nelle grandi e piccole arterie e vene dei polmoni, dovuti al fatto che il virus attiva in modo anomalo il sistema di coagulazione; numerose cellule di una grandezza non comune.

È la proteina Spike del virus a renderlo possibile: nell’infettare le cellule fa in modo che si uniscano con quelle vicine. Da qui, la loro grandezza anomala e peculiare; in altre polmoniti le cellule muoiono, in tal caso vanno invece incontro a una sorta di «mutazione».

Secondo Mauro Giacca, che insegna Cardiovascular Sciences al King’s College di Londra, «La persistenza del virus per tempi molto lunghi dopo l’infezione e la presenza di queste cellule fuse, che in medicina chiamiamo sincizi, possono spiegare perché il virus causi tanta infiammazione e trombosi».

Lo studio apre le frontiere alla ricerca di nuovi medicinali che possano inibire il danno ai polmoni, dunque impedire queste aggregazioni cellulari anomale e la formazione di trombi nei polmoni.



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