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Quali sono le categorie dei lavoratori autonomi?

8 Gennaio 2021
Quali sono le categorie dei lavoratori autonomi?

I lavoratori autonomi possono essere suddivisi in una serie di categorie a seconda delle caratteristiche dell’attività svolta.

Qualificare un rapporto di lavoro all’interno di una determinata tipologia contrattuale piuttosto che di un’altra produce rilevanti conseguenze per il lavoratore. Nel nostro ordinamento, infatti, le principali norme che tutelano il lavoratore si applicano solo al contratto di lavoro subordinato. Ma che differenza c’è tra lavoro autonomo e lavoro subordinato? Quali sono le categorie dei lavoratori autonomi?

Il vasto e variegato mondo del lavoro autonomo può essere suddiviso in una serie di categorie a seconda delle caratteristiche dell’attività svolta dal lavoratore. Ma andiamo per ordine.

Cos’è il lavoro autonomo?

Rientrano nel concetto di lavoro autonomo tutte quelle prestazioni lavorative che vengono svolte dal lavoratore in modo autonomo e in assenza di alcun vincolo di subordinazione nei confronti del datore di lavoro.

Nel contratto di lavoro subordinato [1], l’elemento fondamentale è costituito proprio dalla soggezione del lavoratore al potere direttivo, di controllo e disciplinare del datore di lavoro. Il lavoratore non può decidere autonomamente le modalità di esecuzione della prestazione lavorativa ma deve attenersi alle istruzioni ed alle direttive impartite dal datore di lavoro.

Inoltre, nel contratto di lavoro subordinato, il lavoratore assume una mera obbligazione di mezzi, cioè, si impegna, durante l’arco dell’orario di lavoro, a erogare al datore di lavoro la propria prestazione, indipendentemente dal risultato conseguito.

Il lavoro autonomo [2], invece, viene svolto attraverso un’attività imprenditoriale, artigianale o libero-professionale dal lavoratore in piena autonomia. Il lavoratore autonomo non si sottopone al vincolo di subordinazione nei confronti del committente ma si impegna, unicamente, a realizzare un servizio o un’opera a favore del committente, rispettando le caratteristiche dell’opera o del servizio condivise e le tempistiche concordate. Il lavoratore autonomo assume, quindi, un’obbligazione di risultato restando libero di determinare i mezzi da utilizzare per raggiungerlo.

Differenze tra lavoro autonomo e subordinato 

Le principali differenze tra lavoro autonomo e subordinato riguardano le modalità di svolgimento della prestazione di lavoro.

Il lavoratore subordinato, infatti, come abbiamo detto, soggiace al vincolo di subordinazione nei confronti del datore di lavoro. Ne consegue che, generalmente, nel lavoro autonomo sono assenti una serie di elementi e di modalità di svolgimento del lavoro che caratterizzano il lavoro subordinato.

In particolare, nel lavoro autonomo sono assenti:

  • orario di lavoro fisso;
  • sede di lavoro fissa;
  • utilizzo degli strumenti del datore di lavoro per lo svolgimento della prestazione;
  • retribuzione fissa mensile;
  • stabile inserimento del lavoratore nell’organizzazione aziendale;
  • potere disciplinare del datore di lavoro;
  • potere di controllo del datore di lavoro;
  • potere direttivo del datore di lavoro.

A queste differenze, che riguardano le modalità di svolgimento della prestazione, si affiancano le differenze legate al trattamento economico e normativo del lavoratore.

In particolare, il lavoratore autonomo non ha accesso alle principali tutele previste per il lavoro subordinato e non gli si applicano diritti come ferie, riposi, pause, orario di lavoro, lavoro festivo, retribuzione minima prevista dai contratti collettivi, tutela contro il licenziamento illegittimo.

Per quanto riguarda, invece, il sistema di protezione sociale, occorre considerare che i lavoratori autonomi versano i contributi sociali a enti previdenziali diversi. Alcuni lavoratori autonomi sono assicurati presso l’Inps (Gestione separata) mentre altri sono assicurati presso le loro rispettive casse di previdenza. Il diritto a ricevere le prestazioni sociali dipende, quindi, dalla gestione previdenziale di riferimento.

Quali sono le categorie dei lavoratori autonomi?

I lavoratori autonomi sono, generalmente, riconducibili a tre macro aree:

  1. commercianti/artigiani;
  2. imprenditori;
  3. liberi professionisti.

Sulla base delle caratteristiche dell’attività svolta è possibile suddividere i lavoratori autonomi in una serie di categorie:

  • imprenditore: svolge un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi e, a tale fine, utilizza il lavoro di lavoratori dipendenti e i mezzi di produzione necessari;
  • artigiano: conduce personalmente, come titolare, l’impresa artigiana e svolge il proprio lavoro anche manuale nel processo produttivo;
  • libero professionista: svolge un’attività lavorativa altamente qualificata di tipo intellettuale ed ha conseguito una specifica specializzazione attraverso un lungo percorso di studi e di formazione. È sovente iscritto ad un apposito albo o registro (albo degli avvocati, albo dei commercialisti, albo dei geometri, etc.);
  • socio di cooperativa: si associa con altre persone e dà vita ad una società cooperativa con uno scopo mutualistico;
  • agente o rappresentante di commercio: è un lavoratore autonomo che assume l’impegno di promuovere gli affari di un determinato committente in una determinata zona.

note

[1] Art. 2094 cod. civ.

[2] Art. 2222 ss. cod. civ.


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