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Chi paga l’avvocato in caso di incidente stradale?

5 Novembre 2020
Chi paga l’avvocato in caso di incidente stradale?

L’assicurazione paga le spese processuali e quelle per la parcella dell’avvocato se la pratica si risolve in via bonaria. 

Chi paga l’avvocato in caso di incidente stradale? La regola vuole che l’assicurazione copra il proprio assicurato da ogni spesa conseguente al sinistro, ivi comprese le spese legali. 

La questione può apparire complessa per via delle numerose possibilità che si possono aprire nell’ambito di una procedura di infortunistica stradale. 

Cosa succede, ad esempio, se il danneggiato ottiene il risarcimento senza bisogno di fare una causa e la pratica viene curata dal suo avvocato? È l’assicurazione che deve liquidare la parcella di quest’ultimo oppure la parte che ottiene il risarcimento? Cosa avviene, invece, nell’ipotesi in cui si debba fare una causa: il giudice addossa le spese legali sostenute dall’assicurato sulla sua assicurazione? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione alla luce di una recente e interessante ordinanza della Cassazione [1].

Risarcimento assicurazione: chi paga l’avvocato?

Il più delle volte, il danneggiato da un incidente stradale incarica un avvocato di fiducia affinché gli curi la pratica di riscossione del risarcimento dall’assicurazione. Per quanto la stessa potrebbe essere gestita direttamente dalla parte interessata, la difesa di un professionista offre maggiori garanzie per via dell’esperienza che questi ha conseguito sul campo.

Quando le parti raggiungono un accordo sulla misura del risarcimento, la compagnia liquida tale importo direttamente al danneggiato tenendo conto della valutazione dei danni effettuate dai propri fiduciari (perizie al veicolo e, in caso di lesioni personali, al danneggiato). 

Si pone, in questo caso, il problema dell’onorario dell’avvocato che, su incarico del danneggiato, ha curato tutta la pratica. 

Chi paga l’avvocato in caso di incidente stradale? È l’assicurazione che si fa carico di aggiungere, all’importo dovuto a titolo di risarcimento, anche un surplus per ricompensare l’avvocato per l’opera svolta. Sicché, tale compenso finisce per essere versato al legale (se ha fatto richiesta di “distrazione” ossia di pagamento diretto) oppure al suo assistito. Quest’ultimo poi dovrà versarlo al legale o, nell’ipotesi in cui lo abbia già pagato, trattenere per sé l’importo a titolo di rimborso.

Causa per incidente stradale: chi paga l’avvocato?

Vediamo ora cosa succede se, fallito il tentativo di accordo tra le parti, il danneggiato è costretto a fare causa all’assicurazione o se questi invece viene citato dalla controparte nel giudizio da questa stessa promosso per ottenere il risarcimento.

A questo punto, è necessaria una precisazione.

Chi agisce in giudizio per ottenere il risarcimento del danno dall’assicurazione deve citare in causa sia la compagnia che il danneggiante. Quest’ultimo è – si dice tecnicamente – un «litisconsorte necessario». In buona sostanza, il processo civile non può andare avanti se l’atto di citazione non gli è stato notificato. Questi può poi decidere se costituirsi in giudizio, partecipando alla causa per sostenere le ragioni della propria assicurazione, oppure lasciare che a difenderlo sia l’assicurazione stessa, restando così “contumace”.

A questo punto, le ipotesi che possono verificarsi sono le seguenti.

Se il danneggiato fa causa alla propria assicurazione e perde il giudizio, sarà condannato a rifondere le spese legali alla propria compagnia. In tal caso, sarà la parte a dover pagare non solo il proprio avvocato ma anche quello dell’avversario.

Se il danneggiato fa causa alla propria assicurazione e vince il giudizio, il giudice condannerà quest’ultima alle cosiddette «spese processuali» e, quindi, a rifondere la parte vincitrice di tutti gli oneri sostenuti per il giudizio, compresa la parcella del suo difensore. Quindi, in questo caso, l’avvocato viene pagato dalla parte soccombente (l’assicurazione).

Se il danneggiante viene citato in causa e decide di non costituirsi non si pone il problema del pagamento delle spese legali, in quanto da questi non sostenute.

Se il danneggiante viene citato in causa e decide di costituirsi, l’assicurazione deve pagargli le spese legali. E ciò sia nell’ipotesi in cui il danneggiato vinca la causa sia che la perda. 

Come chiarito dalla Cassazione: «Nell’assicurazione per la responsabilità civile, la costituzione e difesa dell’assicurato, giustificata dall’instaurazione del giudizio da parte di chi assume di aver subito un danno, è svolta anche nell’interesse dell’assicuratore, chiamato in causa, in quanto finalizzata all’obbiettivo ed imparziale accertamento dell’esistenza dell’obbligo di indennizzo».

Pertanto, prosegue la Corte, «Anche nel caso in cui nessun danno venga riconosciuto al terzo che ha promosso l’azione, l’assicuratore è tenuto a sopportare le spese di lite dell’assicurato, nei limiti stabiliti» dal massimale.

Se il cliente dell’assicurazione viene rinviato a giudizio in un processo penale per il reato di lesioni o di omicidio stradale, le spese del suo avvocato sono, anche in questo caso, coperte dall’assicurazione, ma solo se il danneggiato si è costituito parte civile. Se invece il procedimento è nato da una denuncia partita dalle autorità e non dal danneggiato, allora le spese legali sono sostenute integralmente dall’imputato [2].

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi:


note

[1] Cass. ord. n. 24409/20 del 3.11.2020.

[2] Cass. sent. n. 667/2016. Cass. sent. n. 17315/2012, n. 59/1985.

Autore immagine: it.depositphotos.com

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, ordinanza 24 settembre – 3 novembre 2020, n. 24409

Presidente Amendola – Relatore Cirillo

Fatti di causa

1. S.F. convenne in giudizio B.U. , davanti al Giudice di pace di Ragusa, chiedendo che fosse condannato al risarcimento dei danni da lui subiti in un incidente ciclistico. Sostenne l’attore che il convenuto aveva toccato con la ruota anteriore della sua bicicletta quella posteriore della bicicletta dell’attore, determinandone in tal modo la caduta.

Si costituì in giudizio il convenuto, contestando il contenuto della domanda e chiedendo di poter chiamare in manleva la società Reale Mutua Assicurazioni; la quale a sua volta si costituì, chiedendo il rigetto della domanda.

Espletata prova per interrogatorio e per testi e fatta svolgere una c.t.u., il Giudice di pace accolse la domanda, ritenne il convenuto unico responsabile del sinistro e lo condannò al risarcimento dei danni nella misura di Euro 5.485,70, con interessi e rivalutazione, nonché al pagamento delle spese di lite; condannò altresì la società di assicurazione a rimborsare al B. tutto quanto egli fosse stato chiamato a corrispondere all’attore ed al suo difensore.

2. La pronuncia è stata impugnata da B.U. e il Tribunale di Ragusa, con sentenza del 3 aprile 2018, ha rigettato l’appello ed ha condannato l’appellante al pagamento, in favore degli appellati, delle ulteriori spese del grado.

Ha osservato il Tribunale che l’unico motivo di appello – avente ad oggetto la presunta omissione di pronuncia relativa alla condanna della società di assicurazione al rimborso anche delle spese di giudizio – era da ritenere infondato, perché dal contenuto della motivazione e dal dispositivo della sentenza emergeva che la pronuncia di condanna doveva considerarsi inclusiva anche della condanna al rimborso delle spese di lite sopportate dall’assicurato.

3. Contro la sentenza del Tribunale di Ragusa ricorre B.U. con atto affidato a due motivi.

S.F. e la Reale Mutua Assicurazioni non hanno svolto attività difensiva in questa sede.

Il ricorso è stato avviato alla trattazione in camera di consiglio, sussistendo le condizioni di cui agli artt. 375, 376 e 380-bis c.p.c., e non sono state depositate memorie.

Ragioni della decisione

1. Con il primo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione e falsa applicazione dell’art. 91 c.p.c. in ordine alla liquidazione delle spese.

Il motivo contiene due censure.

La prima lamenta che la sentenza di primo grado avrebbe omesso la pronuncia sulla condanna della terza chiamata al rimborso delle spese di giudizio in favore dell’odierno ricorrente, non potendo detta condanna considerarsi ricompresa nell’accoglimento della domanda di manleva, posto che quest’ultima riguarda il risarcimento del danno.

La seconda censura lamenta che nessuna liquidazione sia stata disposta, nella sentenza impugnata, in favore dell’avv. Maria Garofalo, difensore del B. nei precedenti gradi di merito.

1.1. Le censure sono fondate.

Questa Corte ha già affermato (v. le sentenze 28 febbraio 2008, n. 5300, e 11 settembre 2014, n. 19176) che nell’assicurazione per la responsabilità civile, la costituzione e difesa dell’assicurato, giustificata dall’instaurazione del giudizio da parte di chi assume di aver subito un danno, è svolta anche nell’interesse dell’assicuratore, ritualmente chiamato in causa, in quanto finalizzata all’obbiettivo ed imparziale accertamento dell’esistenza dell’obbligo di indennizzo. Pertanto, anche nel caso in cui nessun danno venga riconosciuto al terzo che ha promosso l’azione, l’assicuratore è tenuto a sopportare le spese di lite dell’assicurato, nei limiti stabiliti dall’art. 1917 c.c., comma 3. Nella sentenza n. 19176 del 2014, infatti, è stata cassata la statuizione del giudice di merito nella parte in cui, condannando l’assicuratrice a tenere indenne l’assicurato degli effetti pregiudizievoli della sentenza, comprese le spese di giudizio nei riguardi del danneggiato, non aveva posto a carico della compagnia assicuratrice anche le spese processuali sopportate dall’assicurato per la propria difesa.

Ne consegue che, dando continuità a questa giurisprudenza, il giudice di merito avrebbe dovuto esplicitamente prevedere la condanna della società di assicurazione alla manleva dell’assicurato anche in ordine alle spese processuali alle quali egli era stato condannato (nel nostro caso, infatti, la domanda di risarcimento danni era stata accolta) ed alle spese da lui sostenute per la sua difesa in giudizio.

2. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), violazione dell’art. 91 c.p.c., lamentando che il Tribunale abbia condannato l’appellante al pagamento delle spese del giudizio di appello in favore di entrambi gli appellati, senza considerare che lo S. era rimasto contumace in appello, per cui nessuna spesa di giudizio era stata da lui sopportata.

2.1. L’accoglimento del primo motivo, cui consegue la cassazione dell’impugnata pronuncia, determina l’assorbimento del secondo, posto che il giudice di rinvio dovrà provvedere ad una nuova regolazione delle spese; tenendo presente, com’è ovvio, che nessuna liquidazione di spese può essere fatta in favore di una parte non costituita.

3. Il ricorso, pertanto, è accolto e la sentenza impugnata è cassata.

Il giudizio è rinviato al Tribunale di Ragusa, in persona di un diverso Magistrato, il quale deciderà l’appello attenendosi alle indicazioni della presente pronuncia.

Al giudice di rinvio è demandato anche il compito di liquidare le spese del presente giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia al Tribunale di Ragusa, in persona di un diverso Magistrato, anche per le spese del giudizio di cassazione.


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