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Sanzione all’avvocato che si propone via email ai colleghi pubblicizzandosi

16 Dicembre 2013
Sanzione all’avvocato che si propone via email ai colleghi pubblicizzandosi

Divieto di pubblicità: non è necessaria la consumazione dell’illecito, basta l’invio dell’email o la disponibilità a patrocinare per conto di colleghi non abilitati.

Vietata la pubblicità via email sia tra colleghi che coi clienti. Con due sentenze – la prima del CNF, la seconda della Cassazione – gli avvocati vengono di fatto interdetti dall’uso dei moderni sistemi di comunicazione per promuovere la propria attività professionale.

Qualche tempo fa, il Consiglio Nazionale Forense aveva ritenuto [1] che viola il decoro dell’attività forense e il divieto di accaparramento della clientela la condotta dell’avvocato che invia una serie di email a potenziali clienti offrendo i propri servigi professionali (consulenza, patrocinio, ecc.). Il Cnf scrisse, in quella occasione, che la diffusione – talvolta invasiva – di email e di altre forme di comunicazione a mezzo internet, seppure rappresenta una fenomenologia di cui prendere atto, non può mai andare conto l’etica del legale. Come dire: “lo fanno tutti, ma non si può fare”. La questione fu da noi trattata in questo articolo: “Avvocato che si propone per email o internet: deontologia violata”.

Ed oggi, ad “aggravare” i limiti degli avvocati interviene una seconda sentenza, questa volta della Cassazione [2], secondo cui è vietato offrire ai propri colleghi la propria disponibilità al patrocinio per le cause relative alle corti superiori, ove questi ultimi non siano ancora abilitati. Il riferimento è chiaramente rivolto a quanti non hanno la possibilità di difendere il proprio cliente innanzi alla Cassazione. Ma il giudizio val anche per i praticanti impossibilitati ad esercitare.

Tale condotta viene ritenuta illecito disciplinare in quanto (oltre che in violazione dei doveri di probità, dignità e decoro [3], lealtà e correttezza [4]) in spregio della norma che sanziona il comportamento dell’avvocato che agevoli o renda possibile a soggetti non abilitati o sospesi l’esercizio della professione.

L’illecito in questione si consuma con il semplice invio delle email, a prescindere dal fatto che vi sia stata o meno consumazione dell’evento, ossia dell’attività di intermediazione nel patrocinio.


note

[1] CNF parere n. 48/2012.

[2] Cass. sent. n. 27996 del 16.12.2013.

[3] Art. 5 Codice Deontologico Forense.

[4] Art. 6 Codice Deontologico Forense.

Autore immagine: 123rf.com


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