L’affitto si paga anche durante l’emergenza Covid

5 Novembre 2020 | Autore:
L’affitto si paga anche durante l’emergenza Covid

La crisi provocata dalla pandemia non scusa l’inadempimento: i canoni restano dovuti. Lo ha deciso il tribunale di Pisa, ma altri giudici la pensano diversamente.

Il lockdown non scusa il mancato pagamento dei canoni di affitto: l’emergenza Covid non è una motivazione sufficiente. Così il tribunale di Pisa [1] ha respinto l’istanza di un affittuario che aveva chiesto di sospendere il pagamento del canone di locazione di un locale commerciale.

L’inquilino aveva agito con ricorso d’urgenza [2] per ottenere dal giudice il blocco dell’escussione della fideiussione bancaria a garanzia. Aveva sostenuto di non essere riuscito a versare gli importi dell’affitto per la crisi delle vendite, l’insostenibilità dei costi di gestione e gli effetti della pandemia da Covid-19, specialmente durante il periodo di lockdown iniziato a marzo 2020.

Il proprietario non aveva accettato la riduzione del canone proposta dall’affittuario e si era costituito in giudizio chiedendo l’adempimento integrale. Il tribunale gli ha concesso via libera, ritenendo mancanti i presupposti della risoluzione del contratto per eccessiva onerosità sopravvenuta [3] che avviene quando la prestazione dovuta è diventata troppo difficile da eseguire, per il verificarsi di «avvenimenti straordinari e imprevedibili», come la grave crisi provocata dal Coronavirus.

Il giudice ha invece ritenuto che, nonostante la forzata chiusura dell’attività durante il periodo di lockdown, mancasse un aggravio patrimoniale tale da alterare il rapporto di equivalenza tra le prestazioni corrispettive, cioè la concessione dei locali da parte del proprietario e il pagamento dei canoni periodici da parte dell’affittuario.

Per il tribunale pisano, la normativa emergenziale – secondo cui il rispetto delle misure di contenimento è valutato ai fini dell’esclusione della responsabilità del debitore [4] – «non ha affatto introdotto il diritto del conduttore alla sospensione del pagamento del canone locativo nella locazione di immobili destinati ad uso diverso dall’abitazione, ma ha consentito di valutare l’incidenza dell’emergenza sanitaria esclusivamente sotto il profilo della scusabilità dell’inadempimento contrattuale» [5].

Nel caso deciso, il ricorrente non aveva addotto nessun dato concreto da cui desumere «un peggioramento della propria condizione patrimoniale tale da precludergli – in quanto eccessivamente oneroso – il pagamento del canone concordato». Nella decisione, ha pesato anche il fatto che l’affittuario aveva riaperto all’inizio della Fase 2, precisamente il 18 maggio, e il mese dopo si era trasferito in altri locali commerciali, così dimostrando di poter sostenere i relativi costi.

C’è da dire che la posizione rigorosa assunta dal tribunale di Pisa in questa circostanza non è condivisa da altri tribunali italiani che vanno in senso opposto e si mostrano più favorevoli alle esigenze dei conduttori: ad esempio, recentemente i tribunali di Roma e di Milano hanno riconosciuto un consistente sconto sull’affitto ai negozi chiusi per il Covid. Sui rimedi possibili leggi anche gli articoli “Coronavirus e affitto: bisogna pagare il canone?” e “Coronavirus, contratti e debiti: quali regole?


note

[1] Tribunale di Pisa, ordinanza del 30 giugno 2020.

[2] Art. 700 Cod. proc. civ.

[3] Art. 1467 Cod. civ.

[4] Art. 91 D.L. 17 marzo 2020, n.18 (Decreto “Cura Italia“), convertito, con modificazioni, in Legge 24 aprile 2020, n.27.

[5] Ai sensi e per gli effetti degli art. 1218 Cod. civ. e 1223 Cod. civ.


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