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Donazioni ai figli: devono essere in parti uguali?

6 Novembre 2020
Donazioni ai figli: devono essere in parti uguali?

Sperequazioni tra familiari: sono legali? Cosa succede se viene violata la legittima?

A torto si crede che un genitore possa lasciare a un figlio non più di quanto abbia dato agli altri e che, tra fratelli, vigano regole di parità di trattamento. Non è così. La legge non detta alcun divieto di discriminazione all’interno della famiglia. 

Ma allora perché si dice spesso che sono vietate le sperequazioni tra familiari? Le donazioni ai figli devono essere in parti uguali? Cerchiamo di fare il punto della situazione e di spiegare quali sono gli obblighi per i genitori, sia quando fanno una donazione che quando redigono il proprio testamento.

In cosa consiste il divieto di discriminazione all’interno della famiglia?

Come anticipato, un genitore può dare di più a un figlio e di meno a un altro. L’importante è che garantisca, a ciascuno di essi, le cosiddette quote di legittima. Di cosa si tratta? Cosa sono le quote di legittima? Sono quote minime del patrimonio del genitore che, per legge, devono sempre finire ai parenti più stretti (ossia al coniuge e ai figli).

Ogni figlio ha diritto di ottenere dal proprio genitore solo la legittima. Non può rivendicare di più. Chiaramente, questo non toglie che il genitore possa decidere, di propria spontanea iniziativa, di lasciare a un figlio più della legittima. Insomma, la legittima funziona un po’ come il salario minimo per i lavoratori dipendenti al di sotto del quale non si può scendere ma che non esclude la possibilità di ulteriori remunerazioni.

Per calcolare se le quote di legittima sono state rispettate, si deve attendere la morte del genitore. Solo con la divisione della sua eredità e la lettura delle sue ultime volontà si può comprendere se, tra donazioni e testamento, è stata lesa la legittima di uno dei figli.

Prima dell’apertura della successione (ossia prima della morte del genitore) non è quindi possibile contestare gli atti di donazione da questi compiuti.  

Come si verifica se le quote di legittima sono state rispettate?

La legittima può essere soddisfatta in due modi:

  • con donazioni fatte in vita dal genitore;
  • con lasciti testamentari alla morte del genitore.

Quindi, per verificare se un genitore ha violato le quote di legittima spettanti ai figli bisogna tenere conto non solo dei beni da questi lasciati con il proprio testamento ma anche delle donazioni fatte in vita. 

Così, se un padre ha intestato, nel corso della propria esistenza, diversi immobili a un figlio, non è tenuto a citarlo poi nel testamento, avendo già soddisfatto, con tali elargizioni, la quota di legittima spettante a quest’ultimo.

Allora ben è possibile che un figlio ottenga dal genitore la propria legittima tramite donazioni e l’altro solo con il testamento. 

Se, invece, al momento della morte del genitore e dopo la divisione dell’eredità un figlio si accorge di non aver ricevuto la sua parte di legittima, può citare in causa il fratello (e, se ancora in vita, anche l’altro genitore) per rimettere in discussione tutta la divisione del patrimonio del genitore defunto. 

Quest’azione si chiama «azione di lesione della legittima» ed è rivolta, tramite un perito, a ricostruire l’intero patrimonio del defunto, tenendo conto anche delle donazioni da questi fatte prima di morire. Solo così si può verificare se le quote di legittima sono state attribuite a ciascun figlio secondo le percentuali fissate dalla legge e che vedremo qui di seguito.

Quali sono le quote di legittima spettanti ai figli?

Le quote di legittima spettanti ai figli variano a seconda dell’eventuale esistenza in vita dell’altro genitore e del numero di figli. In particolare: 

  • se un genitore lascia un solo figlio e il coniuge, al primo va un terzo del suo patrimonio e al coniuge l’altro terzo. Il residuo del patrimonio, ossia l’ultimo terzo, può essere attribuito a chi si vuole (al coniuge, al figlio o a terzi);
  • se un genitore lascia due o più figli e il coniuge, ai primi vanno due quarti dell’eredità in parti uguali e al coniuge un quarto. Il residuo del patrimonio, ossia un quarto, può essere attribuito a chi si vuole (al coniuge, al figlio o a terzi);
  • se un genitore lascia un figlio senza però l’altro coniuge (perché già morto o divorziato), al figlio deve andare necessariamente un mezzo del patrimonio del genitore stesso;
  • se un genitore lascia due o più figli, senza però l’altro coniuge (perché già morto o divorziato), ai figli vanno due terzi dell’eredità in parti uguali.

Si può lasciare di più a un figlio che all’altro?

Alla luce di quanto detto, si comprende che non c’è alcuna violazione di legge se un genitore fa più donazioni a un figlio piuttosto che all’altro. Quest’ultimo, se dovesse ritenere di essere stato pregiudicato, dovrà comunque attendere la morte del genitore e, in quel momento, far verificare al tribunale se, anche alla luce delle eventuali disposizioni testamentarie, gli è stata riconosciuta una quota inferiore rispetto alla legittima. Se non dovesse essere così, non potrà contestare le donazioni ricevute dal fratello, anche se queste dovessero averlo arricchito maggiormente. Come infatti abbiamo anticipato, non esiste alcun principio di pari trattamento tra figli-fratelli. 

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni, leggi “Quali sono le quote degli eredi legittimari?“.


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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