Cronaca | News

Covid: un nuovo pericolo per il vaccino

5 Novembre 2020
Covid: un nuovo pericolo per il vaccino

Il preparato cui gli scienziati di mezzo mondo stanno lavorando agisce su un certo tipo di Coronavirus. Ma ne è appena stata scoperta una variante.

C’è un nuovo ostacolo a rendere ancora più difficile la corsa al vaccino contro il Covid: i visoni e una mutazione del virus che alcuni di questi animali avrebbero contratto in Danimarca.

Il Governo danese ha già annunciato l’abbattimento di milioni di esemplari, all’interno di allevamenti intensivi presenti nel Paese. Il motivo è presto spiegato: il virus sviluppato dagli animali in questa variante indebolisce la capacità di formare anticorpi, il che è il presupposto della ricerca scientifica sul vaccino.

La decisione del primo ministro danese Mette Frederiksen è stata comunicata con preoccupazione: «È necessaria un’azione risoluta: uccidere tutti i visoni. La situazione è estremamente grave», ha detto il capo dell’esecutivo.

Il rischio per il vaccino

Se il virus con questa nuova struttura genetica passasse dai visoni all’uomo (com’è già accaduto), non è detto che il vaccino attualmente in preparazione avrebbe la stessa efficacia in chi contrae il Covid in questa forma. Potrebbe quindi funzionare in alcuni casi e non in altri, non garantendo un’uniformità di risultati in tutto il mondo.

Il contagio, peraltro, è già avvenuto: dodici allevatori di visoni hanno preso il Coronavirus in questa variante proprio dagli animali. «Nel peggiore dei casi rischiamo che la pandemia ricominci da capo con sede in Danimarca», ha detto lo Statens Serum Institut, ministero danese per la Salute pubblica e le Malattie infettive.

L’opinione dell’esperto

A questo proposito, il Corriere della Sera ha intervistato Sergio Abrignani, immunologo, ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano, che ha spiegato perché gli allevamenti intensivi possono diventare bombe virologiche.

«La decisione delle autorità danesi ha una sua grande validità – ha detto Abrignani al Corriere – perché, mentre a noi umani impongono un lockdown, i visoni vivono in una situazione ad alto rischio. Se, tra le mutazioni che emergono, come pare in questo caso, ne sorge una che vanifica il lavoro degli anticorpi neutralizzanti (quelli che vogliamo indurre con un vaccino) allora sono dolori. È una misura preventiva dolorosa ma necessaria, poi si può discutere in seguito sul tema degli allevamenti».

Tema che per la Danimarca ha una sua rilevanza, dato che il Paese è tra i maggiori esportatori di pellicce di visone. Gli allevatori saranno risarciti per le perdite. Ma il rischio ancor più grave è quello di portata globale, riguardante l’efficacia del vaccino, con la quale una mutazione come questa può interferire.

Nel caso specifico, la variante del virus indebolirebbe la capacità di produrre anticorpi, che è lo scopo stesso del siero immunizzante cui stanno lavorando molti istituiti di ricerca nel mondo.

Il linea generale, Abrignani ricorda che i virus «mutano continuamente, per questo non si riescono a fare vaccini: quando si sia fatto un anticorpo neutralizzante contro l’Hiv, il virus è già cambiato e neutralizza un virus che non c’è più. Se la mutazione dei visoni consentisse alla Spike del virus di legarsi al recettore Ace2, ma impedisse agli anticorpi neutralizzanti di fare il loro lavoro, le sperimentazioni sui vaccini saranno state inutili, perché quello che ogni vaccino allo studio sta cercando di fare è proprio indurre anticorpi contro la Spike che neutralizzano l’interazione fra Spike e recettore Ace2».

I dubbi sul caso danese

Ma c’è anche chi mostra scetticismo sulla gravità di quello che sta accadendo in Danimarca, come per esempio Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus BioMedico.

«Tutto è possibile, e il 95% delle malattie infettive ci arriva dagli animali, attraverso mutazioni. Ma per poter dire che ceppi di Coronavirus dai visoni, mutati, abbiano infettato l’uomo occorre isolare la sequenza genetica e confrontarla con quella degli animali e dell’uomo. Solo così si può individuare la mutazione», ha detto Ciccozzi intervistato da Adnkronos Salute.

«Al momento non è stato pubblicato un lavoro che dimostri questo fenomeno». Che poi, come fa notare Ciccozzi, sarebbe una specie di doppio salto: uomo-animale e animale-uomo.

«Quando parliamo di mutazioni – avverte l’esperto, che ha pubblicato numerosi lavori sulla genetica di Sars-Cov-2 – dobbiamo avere a disposizione e confrontare le sequenze di Rna». Prudenza, dunque, raccomanda l’esperto, almeno finché non sarà pubblicata una ricerca ad hoc, con dati affidabili.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube