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Multa: se perdi il ricorso arriva la cartella?

6 Novembre 2020 | Autore:
Multa: se perdi il ricorso arriva la cartella?

In caso di opposizione prefettizia respinta, per attivare la riscossione è necessaria un’ordinanza ingiunzione di pagamento: lo ha affermato la Cassazione.

Hai ricevuto una multa per eccesso di velocità e, visto l’importo elevato e la perdita dei punti sulla patente, hai deciso di impugnarla. Così hai proposto ricorso al Prefetto per ottenere l’annullamento della sanzione.

Ma le cose non sono andate come speravi: la tua opposizione è stata respinta e il verbale di contravvenzione è stato interamente confermato.

Ora ti chiedi cosa succede: se perdi il ricorso sulla multa, arriva la cartella esattoriale? La risposta non è automatica perché “dipende” da un elemento necessario: il verbale non basta più e serve uno specifico ed ulteriore provvedimento amministrativo, che deve essere emesso a conclusione del procedimento di opposizione.

Se esso manca, la cartella esattoriale non potrà essere validamente emessa e la procedura di riscossione coattiva non potrà instaurarsi. Lo ha affermato la Corte di Cassazione, che con una nuova e interessante pronuncia ha fissato i requisiti necessari perché la multa, in caso di impugnazione persa, possa trasformarsi in una cartella di pagamento.

Ricorso contro multa al Prefetto

La legge [1] consente, in alternativa alla proposizione del ricorso al Giudice di pace, di presentare ricorso al Prefetto, entro 60 giorni dal ricevimento del verbale.  Il Prefetto ha 180 giorni per decidere, che decorrono dalla spedizione del ricorso all’organo accertatore (e diventano 210 se è stato spedito direttamente in prefettura).

Se entro tale termine non perviene al ricorrente nessuna risposta, il ricorso deve intendersi accolto. Per approfondire leggi ricorso al prefetto: come si presenta e quali sono i tempi.

Ricorso perso: cosa succede

Se invece il ricorso viene rigettato, l’organo accertatore della violazione notificherà, entro i successivi 150 giorni, il provvedimento di rigetto e l’ordinanza di ingiunzione che il prefetto avrà emesso a seguito del respingimento del ricorso.

In questo caso la multa originaria diventerà più salata, perché verrà ingiunto il pagamento di una somma non inferiore al doppio del minimo edittale previsto per la violazione contestata (leggi importo della sanzione stradale dopo il rigetto del ricorso). È comunque ancora possibile proporre ricorso al Giudice di pace, entro 30 giorni dalla notifica dell’ordinanza prefettizia.

La cartella esattoriale per multa

La Cassazione con una recentissima ordinanza [2] ha stabilito che, per poter arrivare alla valida emissione di una cartella di pagamento, il procedimento di opposizione prefettizia avverso il verbale di contestazione di una infrazione al Codice della strada deve necessariamente concludersi con un’ordinanza ingiunzione.

Così è stato accolto il ricorso di un automobilista che aveva eccepito il fatto che il verbale di contravvenzione si fosse trasformato in titolo esecutivo nonostante la mancata comunicazione del rigetto del ricorso da parte del Prefetto, che non aveva emanato l’ordinanza ingiunzione.

L’ordinanza ingiunzione

Per la Suprema Corte, invece, questo provvedimento amministrativo è indispensabile perché qualsiasi procedimento amministrativo (come quello instaurato a seguito del ricorso proposto al Prefetto contro una contravvenzione stradale) «non può che concludersi con un provvedimento amministrativo espresso».

E questo principio generale vale – sottolineano gli Ermellini – «anche quando la pubblica amministrazione ravvisi la manifesta irricevibilità, inammissibilità, improcedibilità dell’istanza avanzata dal privato cittadino» (nella fattispecie il ricorso prefettizio era stato dichiarato inammissibile perché tardivo).

Nel caso delle violazioni al Codice della strada, questo provvedimento amministrativo «non può che consistere in un’ordinanza ingiunzione, come tale impugnabile entro 30 giorni dinanzi al Giudice di pace», perché «se così non fosse, l’interessato non avrebbe tutela per l’impugnazione del verbale».

Quando la cartella per multa è nulla

Dunque – spiega il Collegio – «è illegittima la cartella esattoriale emessa per riscossione di sanzione amministrativa relativa a violazione del Codice della strada che si fondi su un verbale di accertamento vanamente impugnato davanti al Prefetto» quando non è stata emanata la correlata ordinanza ingiunzione.

«Soltanto essa (se non annullata a seguito di ricorso giurisdizionale, o revocata in autotutela dall’autorità amministrativa) può legittimare la conseguente notificazione della cartella esattoriale nei confronti del trasgressore», sancisce la Suprema corte, che nell’occasione ha fissato il seguente principio di diritto: l’opposizione prefettizia avverso il verbale di contestazione di una infrazione al codice della strada deve necessariamente concludersi con una ordinanza ingiunzione, sia quando l’amministrazione ritenga la suddetta opposizione infondata nel merito, sia quando la ritenga inammissibile, irricevibile od improcedibile per qualsivoglia causa. In mancanza dell’emanazione del suddetto provvedimento espresso, non è consentita l’emissione della cartella esattoriale sulla base del verbale di contestazione dell’infrazione».

Perciò se avevi proposto ricorso al Prefetto senza ricevere successive comunicazioni nei termini che ti abbiamo indicato, se in seguito ti perverrà una cartella esattoriale che richiede il pagamento di quella multa potrai chiederne l’annullamento per l’assenza della necessaria ordinanza ingiunzione.


note

[1] Art. 203 Cod. strada.

[2] Cass. ord. n. 24702/20 del 5 novembre 2020.


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1 Commento

  1. Il tema mi pare magistralmente esposto.
    Visto che “qualsiasi procedimento amministrativo ….non può che concludersi con un provvedimento amministrativo espresso”, interpreto bene deducendo che tale criterio si applica anche nel caso che a respingere parzialmente o in toto un ricorso sia un giudice di pace?
    In caso affermativo chi deve emettere l’ingiunzione? Il giudice stesso?

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