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Medico responsabile se non informa il paziente su rischi operazione

16 dicembre 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 dicembre 2013



Il medico e la struttura sanitaria sono responsabili dell’infausto risultato dell’operazione se, nel modulo di consenso informato sottoscritto dal paziente, non si fa riferimento ai possibili effetti del trattamento chirurgico e alle conseguenze post-operatorie.

La Cassazione [1], con una recente sentenza, ha sancito la responsabilità del medico nel caso di decesso di un minore a seguito di un’operazione chirurgica che, seppur eseguita correttamente, non è stata preceduta da una corretta acquisizione del consenso informato.

Il medico deve fornire una informazione completa ed esauriente: non può neanche omettere di informare il paziente di quei rischi che appaiano improbabili e remoti, sulla base di un calcolo statistico.

La struttura sanitaria, infatti, non deve mai violare l’obbligo di informazione sulle potenziali conseguenze del trattamento chirurgico, specie se poi questo causi il decesso del paziente.

Secondo i Giudici, l’obbligo di informazione sussiste anche in ipotesi di eventi imprevedibili ed eccezionali. A nulla vale che il medico abbia operato correttamente, nel rispetto della migliore scienza medica, poiché la sua responsabilità deriva dall’omessa informazione in sé. Infatti, la finalità dell’informazione, che il medico è tenuto a dare, è quella di assicurare il diritto all’autodeterminazione del paziente, in quanto senza il consenso informato, l’intervento del medico è illecito [2].

 

Il consenso informato

Secondo la Corte Costituzionale [3], il consenso informato, inteso come “consapevole adesione al trattamento sanitario proposto dal medico”, si configura quale vero e proprio “diritto della persona” ed è riconosciuto da diversi principi contenuti nella nostra Costituzione [4].

L’informazione piena e completa – sottolineano ancora i Giudici – è requisito indispensabile per la validità del consenso, e i medici che operano nella struttura sanitaria hanno l’obbligo di “fornire al paziente, in modo completo ed esaustivo, tutte le informazioni possibili circa le terapie che intendono praticare o l’intervento chirurgico che intendono eseguire, con le relative modalità” [5].

Il professionista ha dunque l’obbligo di informare il paziente su tutti i rischi connessi all’intervento chirurgico che si appresta a eseguire, sulle probabili conseguenze – anche se poco frequenti (vedi morte) –, delineando rischi e vantaggi dell’operazione. Quest’ultima valutazione comparativa spetta al paziente, titolare del bene (vita) messo in pericolo dall’esecuzione del trattamento sanitario.

Il medico, in altre parole, non è tenuto ad effettuare calcoli statistici sulle possibilità di verificazione di un evento infausto, omettendo di informare il paziente nel caso in cui ci siano poche possibilità che questo accada.

Come già sottolineato ( leggi l’articolo “Niente trattamento sanitario senza il consenso del paziente”), il consenso deve essere personale, specifico, esplicito, effettivo, preventivo oltre che pienamente consapevole.

In mancanza di ciò, l’attività medica è illecita, lede un diritto della persona e crea un danno risarcibile, potendosi fare a meno del consenso solo nei casi di “trattamento sanitario obbligatorio” e di “stato di necessità”.

note

[1] Cass., sent. n. 27751/2013.

[2] Cass., sent. n. 2847/2010.

[3] C. Cost., sent. n. 438/2008.

[4] Tali principi sono contenuti nell’art. 2 Cost., che tutela e promuove i diritti fondamentali della persona, e negli artt. 13 e 32 Cost., i quali stabiliscono che la libertà personale è inviolabile e che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

[5] Cass., sent. n. 15698/2010.

Autore immagine: 123rf.com

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