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Infortunio pagato da assicurazione: c’è risarcimento Inail?

6 Novembre 2020 | Autore:
Infortunio pagato da assicurazione: c’è risarcimento Inail?

L’infortunato sul lavoro ha il diritto di essere risarcito per lo stesso danno sia dall’Inail che dall’assicurazione?

Tutti i lavoratori dipendenti sono assicurati presso l’Inail, l’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. La tutela in caso d’infortunio connesso all’attività svolta, o di malattia dovuta alle mansioni effettuate, all’ambiente lavorativo o all’esposizione a particolari rischi, è sempre dovuta, anche se il lavoratore è in nero, o se il datore non paga i premi dovuti.

Può accadere, però, che il lavoratore sia risarcito, per lo stesso evento, sia dall’Inail che da un terzo: ad esempio, in caso di incidente d’auto indennizzato dall’Inail, l’infortunato che beneficia delle prestazioni dell’istituto può ricevere anche la liquidazione del danno da parte della compagnia di assicurazione auto.

In caso di infortunio pagato da assicurazione c’è risarcimento Inail? Più precisamente, se il dipendente, a causa di un infortunio sul lavoro, è risarcito dall’Inail, può beneficiare anche del risarcimento della compagnia assicurativa?

Alla questione ha risposto la Cassazione, con una recente ordinanza [1]. È bene chiarire, a questo proposito, che l’Inail eroga delle prestazioni indennitarie e non risarcitorie: in altri termini, l’istituto non offre al lavoratore il ristoro completo dei danni subiti.

La copertura Inail, nel dettaglio, è collegata all’inabilità del lavoratore, cioè alla riduzione della capacità di lavoro conseguente all’infortunio o alla malattia professionale. L’istituto, in determinati casi, risarcisce anche il danno biologico, cioè risarcisce il lavoratore per la menomazione della sua integrità psicofisica. Ma procediamo con ordine.

Che cosa risarcisce l’Inail?

L’Inail, in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, può riconoscere le seguenti prestazioni al lavoratore assicurato, in base alle sue condizioni di salute generali e alla riduzione della capacità lavorativa:

  • la rendita diretta per inabilità permanente;
  • la rendita per inabilità temporanea assoluta;
  • l’indennizzo per danno biologico;
  • la rendita unificata per eventi lesivi che ricadono nello stesso regime assicurativo;
  • l’assegno personale continuativo;
  • la rendita di passaggio;
  • l’erogazione integrativa di fine anno;
  • le prestazioni protesiche;
  • l’abbattimento delle barriere architettoniche;
  • le prestazioni termali e i soggiorni climatici;
  • l’esenzione dal ticket sanitario;
  • le cure per la riabilitazione;
  • il rimborso spese di alcuni farmaci in classe C.

Per approfondire: Infortunio sul lavoro e malattia, che cosa paga l’Inail.

Inabilità al lavoro

Il lavoratore si considera inabile ogni qualvolta non possa svolgere la propria attività a causa delle proprie condizioni di salute.

L’inabilità, per la precisione, consiste nella riduzione della capacità lavorativa, che può essere sia temporanea, se lo stato invalidante è provvisorio, che permanente.

Inabilità temporanea

L’inabilità temporanea, nello specifico, coincide con il periodo di tempo necessario alle cure per riportare in salute il paziente oppure per arrivare alla definitiva stabilizzazione delle condizioni invalidanti. Durante il periodo di invalidità temporanea, l’interessato risulta incapace di svolgere qualsiasi attività, se l’inabilità è totale, o soltanto alcune mansioni, quando risulta parziale.

L’Inail, in caso di infortunio sul lavoro, liquida al lavoratore una rendita per inabilità temporanea assoluta, a decorrere dal 4° giorno successivo a quello in cui si è verificato lo stato invalidante: l’indennità è dovuta per tutti i giorni compresi nel periodo di inabilità, compresi i festivi; deve essere corrisposta fino a quando dura l’inabilità assoluta (che impedisca totalmente e di fatto all’infortunato di svolgere la propria attività).

Inabilità permanente

L’inabilità permanente consiste invece nella riduzione non provvisoria della capacità lavorativa, che può essere valutata una volta stabilizzate le condizioni di salute del lavoratore.

L’inabilità permanente può risultare:

  • assoluta, se il dipendente perde completamente e per tutta la vita l’attitudine al lavoro;
  • parziale, se la capacità lavorativa, pur diminuendo per tutta la vita, si perde soltanto in parte.

L’Inail, se la capacità lavorativa è ridotta in misura superiore al 10%, eroga una rendita per inabilità permanente, rapportata al grado di inabilità; la rendita viene corrisposta a partire dalla cessazione dell’indennità di inabilità temporanea assoluta. L’invalidità permanente sorge difatti soltanto al termine del periodo di riduzione provvisoria della capacità lavorativa, cioè quando finisce il periodo di inabilità temporanea: l’istituto liquida difatti due indennità differenti in relazione ai due diversi stati invalidanti.

In determinate situazioni è comunque corrisposta direttamente l’indennità permanente, quando l’Inail è in grado di determinare da subito il grado di invalidità definitivo: in questo caso viene liquidata una rendita provvisoria, che successivamente è sostituita dalla rendita definitiva.

Danno biologico

Il danno biologico coincide con la menomazione all’integrità psico-fisica dell’assicurato, che si riflette su tutte le sue attività e capacità, compresa quella lavorativa generica, che non può essere separata dalle altre.

L’Inail, in caso di danno biologico verificatosi a causa di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale, liquida un indennizzo, che è corrisposto in forma di rendita se il grado di invalidità è pari o superiore al 16% ed in capitale se fra il 6 ed il 15%. L’importo, determinato in base all’entità del danno e all’età dell’infortunato, è stabilito da apposite tabelle dell’Inail.

Come chiarito dalla Cassazione [2], il danno biologico può verificarsi sia in relazione all’invalidità permanente che a quella temporanea.

Il lavoratore può avere un doppio risarcimento?

Come osservato, le prestazioni erogate dall’Inail hanno la finalità di tutelare il lavoratore infortunato o malato in relazione alla riduzione della capacità di lavoro e, entro determinati limiti, di risarcire l’assicurato per la compromissione della sua integrità psicofisica. Le provvidenze Inail non hanno però la finalità di risarcire il lavoratore per tutti i danni subiti.

Ciò comporta, dunque, che l’interessato, nonostante sia beneficiario delle tutele Inail, possa aver diritto ad essere risarcito da terzi responsabili dell’evento lesivo.

Ma in quale misura il lavoratore può essere risarcito da terzi, se ha già percepito un indennizzo dall’Inail? L’interessato, in questi casi, può essere risarcito nei limiti del danno differenziale: il risarcimento del danno differenziale consiste in un ristoro pari alla differenza tra l’indennizzo riconosciuto dall’Inail e il reale pregiudizio patito.

In parole semplici, il risarcimento del danno differenziale spetta al lavoratore che, pur essendo stato già indennizzato dall’Inail, dimostri di avere subito un danno ulteriore rispetto a quello riconosciutogli e ristoratogli dall’istituto assicuratore.

Ma come viene riconosciuto, nel concreto, il danno differenziale? Alla domanda ha di recente risposto la Cassazione [1].

Riconoscimento del danno differenziale

Nel dettaglio, qualora il lavoratore sia stato indennizzato dall’Inail e, contemporaneamente, il terzo responsabile del danno, o la sua compagnia assicurativa, corrispondano allo stesso lavoratore una somma che risarcisca completamente i danni subiti, quanto percepito dall’Inail viene detratto dall’ammontare complessivo del risarcimento.

La prestazione economica Inail per il pregiudizio subito, infatti, ha la funzione di compensare la stessa perdita risarcita dal terzo responsabile del danno.

In altri termini, le somme che il danneggiato riceve dall’Inail, come la rendita per inabilità, devono essere sottratte dall’ammontare dovuto, allo stesso titolo, dal responsabile civile. In caso contrario, il lavoratore danneggiato conseguirebbe un importo maggiore rispetto al danno effettivamente sofferto, di fatto un doppio risarcimento.

Il lavoratore ha dunque diritto al solo risarcimento del danno differenziale, cioè alla differenza tra il risarcimento per tutti i pregiudizi subiti e quanto già erogato dall’Inail.

[1] Cass. ord. 24633/2020.

[2] Cass. sent. 22858/2020.



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