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Lavoro irregolare: tutte le sanzioni

9 Gennaio 2021
Lavoro irregolare: tutte le sanzioni

Le multe previste dall’ordinamento italiano in caso di lavoro sommerso e violazione dei diritti dei lavoratori.  

Da recenti stime, è emerso che il numero complessivo dei lavoratori irregolari si aggira intorno a 356.000 unità. Rispetto alla fetta totale, quasi il 12% di essa sarebbe composto da gente che lavora in nero, mentre sfiorerebbe quota 4 milioni il numero di lavoratori senza tutele. Numeri da capogiro, come si può facilmente intuire. Nonostante ciò, lo Stato porta avanti la sua battaglia nel contrasto a un fenomeno che vale 79 miliardi.

Oltre agli incentivi rivolti all’assunzione e agli sgravi fiscali, la lotta è perseguita anche tramite le multe da comminare ai datori di lavoro che infrangono la legge. Decisi a fare chiarezza su un aspetto tanto delicato, vogliamo parlare di lavoro irregolare: tutte le sanzioni previste dall’ordinamento italiano trovano spazio nell’articolo che segue con l’intento di fornire al lettore un valido strumento in difesa dei propri diritti.

Le sanzioni per lavoro irregolare

Alla fine del 2018, una apposita legge del Governo italiano apportò alcune modifiche in tema di lavoro sommerso [1]. L’obiettivo della norma, oltre a contrastare i rapporti lavorativi non regolarizzati, era anche quello di tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

A partire dal 2019, per disincentivare il ricorso al lavoro irregolare, l’Esecutivo ha aumentato l’importo delle sanzioni previste fino a quel momento.

Nello specifico, l’incremento delle multe è del 20% in caso di:

  1. lavoro nero;
  2. violazione delle norme previste a tutela del lavoro a somministrazione;
  3. irregolarità nella gestione del distacco transnazionale;
  4. condotta illecita riguardante l’orario di lavoro settimanale, i riposi e le ferie annuali.

Ciascuno di queste quattro grandi ambiti di divieti aveva, alle proprie spalle, un complesso di leggi contenenti sanzioni specifiche. Come abbiamo già detto, con la legge del 2018, tutti i valori previgenti devono essere incrementati del 20%. E allora vediamo, una per volta, le sanzioni, così come si configuravano prima della legge di bilancio emanata a dicembre del 2018.

Sanzioni per lavoro a nero

Nell’ambito del lavoro nero, una legge del 2002 comminava al datore di lavoro una sanzione che poteva andare dal 200 al 400% del costo del lavoro così come stabilito dai Contratti collettivi nazionali [2].

Se una ditta si fosse avvalsa delle competenze di Tizio, fresatore specializzato, senza assumerlo regolarmente, il proprietario dell’impresa avrebbe potuto subire una multa compresa tra i 2.900 e i 5.800 euro, perché lo stipendio medio mensile pattuito a livello nazionale per quella figura professionale è di 1.450 euro.

Nel 2015, il legislatore ha preferito sostituire la sanzione precedente con una a scaglioni, tenendo anche conto anche di un aspetto quantitativo [3]. Infatti, diventava importante valutare anche quanto tempo il lavoratore a nero era rimasto senza regolare contratto.

Più nel dettaglio, si stabilivano le seguenti fasce sanzionatorie per lavoro irregolare:

  • fino a 30 giorni: da 1.500 a 9.000 euro di multa;
  • da 31 a 60 giorni: sanzioni da 3.000 a 18.000 euro;
  • oltre i 60 giorni: ammenda compresa tra i 6.000 e i 36.000 euro.

Prendiamo ancora il caso del nostro fresatore specializzato.

Se, nel 2017, in seguito a indagine condotta dall’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) – organo che redige il verbale di notificazione della multa – avesse scoperto la posizione irregolare di Tizio e che la stessa si protraeva da ormai due anni, la sanzione in capo al datore sarebbe ricaduta nella terza fascia, tra i 6.000 e i 36.000 €.

Cosa accadrebbe se la stessa situazione si verificasse oggi? L’introduzione della legge di bilancio 2018 ha incrementato tutti i precedenti valori del 20%. Questo significa che la multa comminabile all’azienda rea di lavoro a nero andrà da un minimo di 7.200 a un massimo di 43.200 euro.

Sanzioni per illecito nei lavori a somministrazione

La legge tutela anche quelle figure professionali attive sul mercato del lavoro [4]. Stiamo parlando di quelle persone che entrano a far parte di agenzie di somministrazione, o che fanno riferimento alle agenzie di intermediazione per trovare una collocazione nel mondo del lavoro.

Ebbene, le agenzie di somministrazione non autorizzate dal ministero del Lavoro – che, ricordiamolo, mantiene un registro elettronico di quelle regolari – vanno incontro a una multa di 50 € per ogni lavoratore occupato e per ogni giornata di lavoro consumata [5]. Ricordiamo che queste somme, in virtù della legge del 2018, vanno incrementate del 20%, passando così a 60 €.

Se a essere coinvolta, invece, è un’agenzia di intermediazione, è previsto, oltre all’arresto fino a 6 mesi, il pagamento di una sanzione compresa tra i 1.500 e i 7.500 euro [6]. Il minimo e il massimo di questa multa diventano 1.800 € e 9.000 € per l’aumento stabilito dalla legge del 2018.

Infine, quando un lavoratore viene presentato a un’azienda dalle agenzie di ricerca e selezione del personale, ovvero da quelle di supporto alla ricollocazione professionale, le stesse devono provvedere a stipulare idoneo contratto. In caso contrario, vanno incontro a una multa compresa tra 750 e 3.750 € (900 e 4.500 € incrementandole al 20%) [7].

Sanzioni per distacco transnazionale illegale

Il distacco è una forma di decentramento produttivo che viene perseguita dal datore di lavoro in caso di necessità. In altre parole, il lavoratore viene temporaneamente prestato a un’altra azienda che, se si trova fuori dai confini nazionali, attiva, per l’appunto, un distacco transnazionale.

Il dirigente dell’impresa che presta il lavoratore è tenuto a mettere in regola il dipendente distaccato [8]. Per farlo, gli fornisce apposita documentazione contenente i dati indispensabili per godere della protezione assicurativa e svolgere il proprio lavoro in totale sicurezza.

L’inadempienza degli obblighi di legge fa scattare sanzioni di diverso tipo:

  • in caso di mancata comunicazione di distacco, il datore di lavoro è soggetto a una multa compresa da 150 e 500 euro (con la maggiorazione del 20% da applicare in seguito alla legge del 2018);
  • se il lavoratore distaccato circola su strada senza adeguata documentazione, gli viene comminata una sanzione che può andare da 1.000 a 10.000 euro (al netto dell’incremento del 20%);
  • durante lo svolgimento del distacco e per i due anni successivi alla cessazione dello stesso, l’azienda distaccante deve conservare la documentazione, pena il pagamento di una multa di minimo 500 euro e massimo 3.000 euro. Questi valori si applicano per ciascuno lavoratore interessato e dopo il 2018 risultano aumentati a 600 euro e 3.600 euro;
  • l’azienda distaccante ha il compito di designare due referenti: il primo, si occuperà di inviare e ricevere atti e documenti, il secondo, invece, aiuterà il lavoratore distaccato a interfacciarsi con le locali associazioni sociali. Nel caso in cui queste nomine non vengano effettuate, l’azienda è punibile con un’ammenda compresa tra 2.000 e 6.000 euro (che, dal 2018 in avanti, sono stati portati a 2.400 e 7.200 euro).

Sanzioni per mancato rispetto di ore settimanali, riposo giornaliero, riposo settimanale e ferie annuali

Le sanzioni pendenti sul capo del datore di lavoro che impiega i propri dipendenti per un numero di ore eccessivo e che impedisce il godimento dei riposi e delle ferie possono tener conto di due elementi:

  • il numero di dipendenti coinvolti;
  • il periodo di coinvolgimento.

Vediamo di volta in volta a quali multe vanno in conto i trasgressori [9], tenendo presente che tutti i valori di seguito riportati devono essere incrementati del 20%.

Superamento delle 48 ore di durata media settimanale

In caso di lavoro eccedente le 48 ore settimanali, previa ispezione Inl, il datore di lavoro può essere soggetto alle seguenti multe:

  • da 200 a 1.500 €, se sono coinvolti fino a 5 dipendenti o se il periodo di coinvolgimento è inferiore a 3 settimane;
  • da 800 a 3.000 €, se sono coinvolti da 6 a 10 dipendenti o se è accaduto per almeno 3 settimane;
  • da 2.000 a 10.000 €, se il numero di dipendenti coinvolti è superiore a 10 o il fatto si è verificato per almeno 5 settimane.

Un’azienda che si occupa di assemblaggio di divani. Questa, per far fronte all’alto numero di commesse in 4 settimane, fa lavorare 60 ore settimanali i suoi 7 dipendenti. L’ispettore del lavoro, in questo caso, comminerebbe una multa compresa tra 800 e 3.000 €, ossia 960 € e 3.600 € in virtù dell’incremento previsto dalla legge di bilancio del 2018.

Impedimento del riposo giornaliero

Si ricorda che, tra un turno di lavoro e il successivo, devono decorrere almeno 11 ore lavorative.

In caso di inottemperanza, il datore di lavoro è punibile con una sanzione:

  • da 100 a 300 €, se sono coinvolti fino a 5 dipendenti o se il periodo di coinvolgimento è inferiore a 3 settimane;
  • da 600 a 2.000 €, se sono coinvolti da 6 a 10 dipendenti o se è accaduto per almeno 3 settimane;
  • da 1.800 € a 3.000 €, se il numero di dipendenti coinvolti è superiore a 10 o il fatto si è verificato per almeno 5 settimane.

Assenza di riposo settimanale

Nell’arco di una settimana, ciascun lavoratore ha diritto a godere di un intero giorno libero. Se il datore di lavoro non concede questo giorno di riposo è sanzionabile sulla base dei medesimi scaglioni previsti in caso di superamento delle 48 ore settimanali.

Mancato diritto alle ferie annuali

In un anno, i lavoratori possono maturare fino a quattro settimane di ferie. Se il datore di lavoro non concede questa possibilità al lavoratore dipendente che ne abbia diritto, è tenuto a pagare una multa in base al seguente schema:

  • da 100 a 600 €, se sono stati lesi i diritti di almeno 5 lavoratori;
  • da 400 a 1500 €, se il fatto ha coinvolto un numero di dipendenti compreso tra 6 e 10;
  • da 800 a 4500 €, se i lavoratori coinvolti sono più di 10.

Come il lettore stesso avrà avuto modo di vedere, il quadro sanzionatorio relativo al lavoro irregolare è particolarmente ricco. In considerazione dell’incremento del 20% predisposto dal Governo nel 2018, l’intenzione legislativa pare sia quella di fare una guerra serrata al lavoro sommerso e tutelare i diritti dei lavoratori.


note

[1] Art. 1 co. 445, lett. d) L. n. 145/2018.

[2] Art. 3 co. 3 del D. L. n. 12/2002.

[3] Art. 22 co. 1 del D. L. n. 151/2015.

[4] Art. 18 co. 1 del D. Lgs. n. 276/2003.

[5] ibidem.

[6] ibidem.

[7] ibidem. 

[8] Art. 10 co. 1 del D. Lgs. n. 136/2016.

[9] L. n. 9/2014.


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