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Come si fa il calcolo della ritenuta d’acconto?

12 Gennaio 2021
Come si fa il calcolo della ritenuta d’acconto?

Chi è il sostituto d’imposta e qual è il suo ruolo ai fini della determinazione dell’Irpef.

Per molti contribuenti, la ritenuta d’acconto rappresenta soltanto una quota di soldi in meno sullo stipendio. In realtà, la sua natura è più complessa e ha come obiettivo quello di limitare l’evasione fiscale. Detto questo, potrebbe capitare che, pur applicando le percentuali indicate in fattura, i conti non tornino. Se anche tu rientri tra queste persone, probabilmente hai deciso di fare qualche ricerca per capire come si fa il calcolo della ritenuta d’acconto.

In questo articolo, abbiamo raccolto proprio le informazioni necessarie per aiutarti a capire come si determina la ritenuta e dove va a finire una volta calcolata.

Perché in Italia esiste la ritenuta d’acconto?

La ritenuta d’acconto è uno dei metodi adottati dall’Erario per far sì che, chi emette fattura, paghi l’Irpef. L’Imposta sul reddito delle persone fisiche è un tributo calcolato direttamente sul reddito annuale del lavoratore secondo una percentuale che aumenta progressivamente a seconda degli scaglioni.

Prima di vedere un esempio pratico di calcolo dell’Irpef dovuto allo Stato, riportiamo gli scaglioni di reddito con le relative percentuali:

  1. da 0 a 15.000 €: aliquota del 23%;
  2. da 15.001 a 28.000 €: aliquota del 28%;
  3. da 28.001 a 55.000 €: aliquota del 38%;
  4. da 55.001 a 75.000 €: aliquota del 41%;
  5. oltre i 75.000 €: aliquota del 43%.

Al fine di far capire meglio al lettore la natura della ritenuta d’acconto, procediamo a calcolare la quota Irpef dovuta da Tizio, un perito d’arte che guadagna 80.000 euro lordi l’anno. Per stabilire quanto Tizio dovrà pagare di Irpef, dobbiamo procedere al seguente calcolo, tenendo conto delle eccedenze:

  • primo scaglione: (15.000 x 23%) = 3.450 €;
  • secondo scaglione: 28% di (28.000 – 15.000) = 3.640 €;
  • terzo scaglione: 38% di (55.000 – 28.000) = 10.260 €;
  • quarto scaglione: 41% di (75.000 – 55.000) = 8.200 €;
  • quinto scaglione: 43% di (80.000 – 75.000) = 2.150 €.

Dunque, per l’anno di riferimento, Tizio dovrà allo Stato un totale Irpef di 27.700 €. Come si lega la ritenuta d’acconto a quanto Tizio deve versare di Irpef? Lo scopriremo nelle prossime sezioni.

Il calcolo della ritenuta d’acconto

Abbiamo visto che Tizio deve pagare 27.700 euro di Irpef. Il sistema tributario italiano prevede che questa somma venga versata allo Stato mediante ritenuta d’acconto, cioè una “piccola” parte – corrispondente al 20% – trattenuta mensilmente sullo stipendio lordo del contribuente. La percentuale sale al 30% se il soggetto d’imposta risiede all’estero, ma percepisce guadagni in Italia.

Fin qui, tutto semplice. Se non fosse che per stabilire la base imponibile, in alcuni casi, sono previste anche maggiorazioni. Tra le più frequenti, rientrano:

  • la rivalsa Inps del 4%;
  • l’Iva sulla rivalsa (valida ai fini imponibili per i soli contribuenti senza cassa previdenziale).

Prima di procedere con un calcolo pratico di ritenuta d’acconto, soffermiamoci qualche istante sui due punti ora elencati, per chiarire meglio al lettore cos’è la rivalsa Inps e cos’è la cassa previdenziale.

La rivalsa Inps è una maggiorazione del 4% applicabile sul compenso lordo che i lavoratori autonomi e i liberi professionisti possono addebitare in fattura ai loro  committenti. Tra l’altro, chi si avvale delle competenze di un titolare di partita Iva o delle prestazioni intellettuali di terzi, non può esimersi dal pagamento della rivalsa, se presente in fattura.

Vediamo ora cos’è la cassa previdenziale. Si chiama in questo modo ciascun ente che  riscuote e gestisce i contributi versati annualmente dal lavoratore, validi alla  determinazione della pensione. A seconda della professione svolta, il professionista aderisce alla cassa di previdenza competente.

Il geometra ha la Cassa geometri, l’infermiere rientra nell’Ente di previdenza e assistenza della professione infermieristica e il ragioniere aderisce alla Cassa nazionale dei ragionieri.

Può capitare, però, che un libero professionista non abbia una cassa di previdenza dedicata. Pensiamo, per esempio, alla guida turistica abilitata o al consulente informatico. Nel caso in cui il contribuente risulti sprovvisto di cassa previdenziale specifica, deve iscriversi all’Inps, che prende il posto della cassa rivolta ai professionisti (in questi casi, si parla di lavoratore iscritto alla gestione separata).

Dopo aver chiarito i punti relativi alla rivalsa Inps e alla cassa di previdenza, facciamo un esempio per capire meglio come si calcola la ritenuta d’acconto.

Caio lavora come social media per la FashionX, un’azienda di abbigliamento. Poiché in Italia non esiste un albo dei professionisti attivi nel social media management, il soggetto preso in esame non aderisce ad alcuna cassa previdenziale. 

A fine mese, Caio emette fattura come di seguito:

  • compenso lordo: 1.800 €;
  • rivalsa Inps calcolata sul lordo: 72 €;
  • Iva del 22% (nel caso di Caio, anche la rivalsa costituisce base imponibile): 411,84 €.

Il totale lordo in fattura ammonta a 2.283,84 € ed è a questo punto che Caio deve tener conto della ritenuta d’acconto, applicando il 20% sul compenso maggiorato di rivalsa:

ritenuta d’acconto: (1800 + 72) – 20% = 374,40 €

Questo significa che il compenso netto che l’azienda deve versare sul c/c di Caio è di 1.909,44 (2.283,84 – 374,40).

Nel caso in cui il contribuente aderisse a una cassa previdenziale, il 20% di ritenuta d’acconto andrebbe calcolata soltanto sul compenso lordo senza alcuna maggiorazione.

Ma che fine fa la ritenuta d’acconto?

Il ruolo del sostituto d’imposta

La ritenuta d’acconto non è una quota che si perde misteriosamente tra le sottrazioni apportate in fattura, ma diventa un acconto del contribuente ai fini Irpef. Tale acconto è versato allo Stato dal sostituto d’imposta entro il 16 del mese successivo a quello di riferimento e dichiarato mediante modello F24. Chiariamo meglio i termini di quanto detto finora appellandoci all’esempio di Caio.

Nel suo caso, il sostituto d’imposta è la FashionX, cioè l’azienda di abbigliamento per la quale Caio ha lavorato. Anche se lo abbiamo già velocemente accennato, non resta che sciogliere l’ultimo importante nodo: cosa c’entra la ritenuta con l’Irpef?

La ritenuta d’acconto e la dichiarazione dei redditi

Il 31 ottobre di ogni anno, Caio provvede a inviare telematicamente il Modello Redditi attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate. Nel 2019, il nostro social media manager ha dichiarato un reddito di 21.600 €. Avvalendoci della tabella degli scaglioni sopra riportata, sappiamo che Caio deve pagare 5.298 € di Irpef.

A quel punto, lo Stato calcolerà l’eventuale credito o debito d’imposta sommando le ritenute d’acconto versate dai sostituti per conto di Caio e detraendole dai 5.298 €.

Tra le altre ritenute d’acconto, vi sarà anche quella di 374,40 € pagata da FashionX.



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