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Udienza filtro per la conciliazione dei genitori non sposati in merito ai figli


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 dicembre 2013



Arriva il cosiddetto rito partecipativo: il giudice cerca l’accordo per le questioni riguardanti i figli nati fuori dal matrimonio.

 

A quanto pare, oltre che un po’ di confusione nelle cancellerie dei Tribunali (gravate d’improvviso da un gran numero di procedimenti prima di competenza del Tribunale per i minorenni) la Legge che ha parificato figli nati e fuori e dentro il matrimonio [1] sta producendo da subito anche buoni frutti.

Il Tribunale di Milano, infatti, si è fatto pioniere di un’iniziativa che sta portando le controversie insorte tra genitori non sposati [2] a concludersi “in via transattiva” nel 60% dei casi con successo.

Si tratta dell’introduzione della cosiddetta udienza-filtro, finalizzata a tentare la conciliazione tra genitori di figli nati fuori dal matrimonio. Essa è un tipo di udienza che offre la possibilità alle parti di gestire, in maniera efficace e veloce, le questioni sorte in materia di potestà genitoriale (ossia relative ai figli), all’insegna di un rito definito “partecipativo“, proprio in quanto presuppone la partecipazione attiva di tutte le parti coinvolte.

In pratica, subito dopo il deposito del ricorso, il Tribunale convoca innanzi a sé i genitori, invitandoli a tentare, in via preliminare, una conciliazione, un po’ sull’esempio di quanto già avviene nei procedimenti di separazione e divorzio [3].

Il giudice, in questo contesto, potrà dare alle parti suggerimenti che consentano loro di valutare una soluzione della lite, anche richiamandosi a pronunce consolidate della giurisprudenza relativa alle questioni oggetto di controversia.

Inoltre, il magistrato dovrà anche prospettare ai genitori – raccogliendone l’eventuale consenso – la possibilità che essi seguano, anche al fine di accordo da depositare in Tribunale (e perciò non necessariamente per la riconciliazione), un percorso di mediazione familiare.

Non è da escludersi, così come già previsto da un provvedimento del Tribunale Meneghino dell’ottobre scorso [4], (leggi: “Mediazione del giudice su qualsiasi materia: anche su mantenimento figli dopo il divorzio”), che il giudice prospetti alle parti la possibilità di seguire anche altri sistemi di risoluzione della controversia come la “mediazione civile o il diritto collaborativo”. Insomma: un accordo bonario a tutti gli effetti.

Il giudice fisserà poi una successiva udienza per il prosieguo della causa che, in base ai risultati ottenuti, potrà concludersi con una soluzione condivisa dalle parti.

L’auspicio è che l’alta percentuale di successo di questa iniziativa non rimanga circoscritta a pochi Tribunali, traducendosi, per tutti gli altri, in un adempimento solo formale.

note

[1] L. 219/12

[2] Art. 317 bis cod. civ.

[3]Art. 708 cod. proc. civ.

[4] Ordinanza. del 29 ottobre 2013 Giudice. G. Buffone.

Autore immagine: 123rf.com

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