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Promessa di matrimonio: ha valore legale

6 Novembre 2020
Promessa di matrimonio: ha valore legale

Pubblicazioni di matrimonio e promessa: risarcimento del danno e restituzione dei regali fatti in vista delle nozze.

C’è molta confusione quando si parla di promessa di matrimonio. Questo concetto, infatti, risente del duplice significato dato ad esso dalle convenzioni sociali e dal diritto.

Premesso che non esiste una definizione legislativa di promessa di matrimonio, secondo la Cassazione [1] essa si identifica nel cosiddetto fidanzamento ufficiale e consiste nella dichiarazione reciproca dell’uomo e della donna, resa nella cerchia della famiglia e delle amicizie, di volersi frequentare con il serio proposito di sposarsi.

Ma che efficacia ha la promessa di matrimonio? È vincolante? Se è vero che non è disciplinata da alcuna norma specifica del Codice civile, la promessa di matrimonio ha valore legale? È quanto cercheremo di scoprire in questo breve e pratico articolo.

Cercheremo di analizzare cosa significa “promessa di matrimonio” e quali effetti produce, specie con riferimento alla restituzione dei doni fatti in vista delle nozze e all’eventuale risarcimento del danno per la rottura della stessa. Ma procediamo con ordine.

La promessa di matrimonio è vincolante?

Per stabilire se la promessa di patrimonio ha valore legale dobbiamo partire dall’analisi di questo concetto. 

Così come il matrimonio, anche la promessa di matrimonio non può essere considerata un contratto. Essa pertanto non crea alcun vincolo giuridico tra le parti. Questo significa che “chi promette” non è obbligato a contrarre matrimonio. Non hanno valore eventuali patti contrari. Pertanto, se una delle due parti dovesse impegnarsi a pagare all’altra una penale in caso di mancata celebrazione del matrimonio, tale accordo non avrebbe alcun valore giuridico.

Detto in parole povere, il ripensamento dell’ultimo minuto è libero: si può rinunciare alle nozze anche un giorno prima della funzione o sullo stesso altare senza che da ciò possano derivare conseguenze sanzionatorie o risarcitorie (salvo la restituzione dei doni di cui parleremo a breve).

Non è pertanto contraria al diritto la rottura di una relazione sentimentale, neppure se i partner hanno avuto rapporti sessuali e hanno procreato, e ancora meno lo è il rifiuto delle nozze riparatrici.

Perché la promessa di matrimonio non è vincolante?

Nel nostro ordinamento, la libertà matrimoniale è diritto fondamentale della persona. 

La legge, infatti, tutela e protegge al massimo livello la libertà di scelta del proprio futuro coniuge: questo significa che né le famiglie degli sposi, né questi stessi possono impegnarsi in vista delle nozze.  

Ecco perché nessuno può stipulare un contratto con cui si obbliga a sposarsi. La promessa di matrimonio non può essere garantita da un contratto in cui si prevede la consegna da un promittente all’altro di una somma di denaro o titoli di credito, con l’intesa che il denaro o i titoli, trascorso un determinato termine, diventino di proprietà del promittente che non rifiuta il consenso al matrimonio.

Quando la promessa di matrimonio ha valore legale?

La promessa di matrimonio assume, però, valore legale nel momento in cui è fatta tramite le pubblicazioni di matrimonio. Queste ultime conferiscono valore “solenne” alla promessa, determinando così limitati effetti giuridici di cui parleremo a breve.

In realtà, la promessa di matrimonio solenne può essere eseguita, oltre che con le pubblicazioni di matrimonio, anche con atto notarile o con scrittura privata autenticata, ma si tratta di forme quasi mai praticate.

Distinguiamo quindi la: 

  • promessa semplice che è quella fatta dai nubendi tra di loro o con le rispettive famiglie. Può consistere in una dichiarazione oppure in un fatto concludente; ad esempio, può essere dedotta dal pranzo fatto con le rispettive famiglie e dallo scambio dell’anello di fidanzamento;
  • promessa solenne che è quella fatta con le pubblicazioni di matrimonio o, più raramente, con atto pubblico o scrittura privata autenticata.  

Sintetizzando, la promessa di matrimonio acquista efficacia solo a partire dalle pubblicazioni di matrimonio. 

Ma di che tipo di efficacia si tratta? Sicuramente, la promessa non è vincolante neanche in questo caso. Come abbiamo infatti detto prima, si può rinunciare al matrimonio anche un minuto prima di proferire il famoso “sì”. L’efficacia è limitata solo ad alcuni aspetti che tratteremo nei due successivi paragrafi.

Rottura della promessa: restituzione dei regali

Dal momento in cui è stata effettuata la promessa di matrimonio solenne, ossia dopo le pubblicazioni di nozze, scaturisce un primo effetto: quello della restituzione dei regali fatti in vista del futuro matrimonio. In particolare, chi ha effettuato una donazione in ragione delle future nozze può chiedere la restituzione della stessa, a prescindere dalle ragioni (e dalle colpe) per cui non si è concluso il matrimonio. 

In mancanza della prova dell’assunzione dell’impegno alla celebrazione di un matrimonio, non sussiste il presupposto per la domanda di restituzione. Pertanto, in assenza di altre prove, se alla donazione dell’anello non segue alcun preparativo per il matrimonio, ma al contrario le parti maturano la decisione di avviare una convivenza (che dal punto di vista giuridico è altro rispetto al matrimonio), l’anello non può essere restituito [2].

Rottura della promessa: risarcimento del danno

La seconda conseguenza che deriva dalla promessa di matrimonio solenne (ossia dalle pubblicazioni di matrimonio) è il risarcimento del danno. Risarcimento che scatta in due ipotesi:

  • quando il promittente si rifiuta di contrarre il matrimonio senza giustificato motivo;
  • quando il promittente compie un grave comportamento che giustifica il rifiuto dell’altro (ad esempio, perché scoperto ad avere un’altra relazione).

Poiché abbiamo detto che la promessa di matrimonio non è vincolante, tale forma di risarcimento non costituisce né illecito extracontrattuale né responsabilità contrattuale o precontrattuale ma una particolare forma di riparazione collegata direttamente dalla legge alla rottura del fidanzamento senza giusto motivo.

L’azione può quindi essere proposta:

  • dal promittente che si è visto opporre il rifiuto ingiustificato dell’altra parte al matrimonio;
  • dal promittente che ha manifestato il proprio rifiuto in presenza di un giustificato motivo cui ha colposamente dato causa la controparte.

Leggi anche “Promessa di matrimonio: è ammesso il ripensamento?“.

Secondo la dottrina, sono giusti motivi di rifiuto quei fatti che se conosciuti al momento della promessa, avrebbero dissuaso il promittente dal prestarla, ritenendosi fondamentale la loro ignoranza al momento dello scambio della promessa.

Costituisce giusto motivo per la rottura della promessa:

  • la scoperta di una relazione parallela;
  • la perdita dell’impiego o il fallimento, il mancato rispetto del tipo di assetto patrimoniale concordato.

note

[1] Cass. 2 maggio 1983 n. 3015.

[2] Trib. Treviso 16 giugno 2010.


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