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Patto verbale: è valido?

6 Novembre 2020
Patto verbale: è valido?

Validità ed efficacia dei contratti orali: gli accordi non scritti sono vincolanti?

Tutti i giorni si stringono accordi “a voce”. Ma che valore hanno? Un patto verbale è valido e vincolante?

La legge non disciplina in modo esplicito questa figura; si limita solo a indicare i casi in cui i contratti devono avere necessariamente la forma scritta (ad esempio, la vendita di immobili). Da ciò si desume, in senso contrario, che il nostro ordinamento attribuisce alle parti la piena libertà di scegliere la forma che più preferiscono per concludere un accordo. Forma che quindi può anche essere verbale. 

Di qui però il dubbio se, in caso di controversia, ci possano essere dei pregiudizi o delle limitazioni. Chi non mette nero su bianco il risultato delle intese raggiunte con un altro soggetto rischia poi di non potersi difendere in un’aula di tribunale? Cerchiamo di fare il punto della situazione.  

Patti verbali: hanno valore?

Dalla premessa che abbiamo appena fatto si può facilmente intuire che i patti verbali sono validi e vincolanti al pari di quelli scritti. Non c’è alcuna differenza tra un accordo concluso con una stretta di mani e uno invece formalizzato in una scrittura privata o in un atto notarile. Sotto il profilo degli effetti giuridici, quindi, siamo sullo stesso piano.

Ma allora perché si concludono, il più delle volte, accordi per iscritto? Laddove ciò non sia obbligatoriamente richiesto dalla legge (come nel caso di costituzione di servitù, usufrutti, trasferimento di proprietà di immobili, contratti di conto corrente o di mutuo, ecc.), la forma scritta serve a dare maggiore certezza all’accordo. Difatti, se dovesse sorgere una contestazione, lo scritto costituisce una prova delle intese raggiunte dalle parti, senza possibilità di incertezze. A quel punto, se non si contesta la firma come propria, non si può neanche contestare il documento. E quindi tutte le sue clausole in esso inserite si considerano accettate in blocco.

Addirittura, non c’è neanche bisogno di una formale dichiarazione o stretta di mani. Il contratto potrebbe essere concluso anche con un comportamento concludente: si pensi al gesto di chi, in un supermercato, raccolga un prodotto dallo scaffale e lo porti fino alla cassa.

Quando gli accordi verbali non hanno valore

Ciò nonostante, ci sono dei casi in cui i patti verbali non hanno alcun valore. 

Il primo di questi casi, come già abbiamo anticipato, si verifica quando la legge richiede espressamente la forma scritta per un determinato contratto. Si pensi alla compravendita immobiliare (che richiede l’atto notarile), al relativo compromesso (il cosiddetto contratto preliminare), alla costituzione di altro diritto su beni immobili altrui (servitù, superficie, usufrutto), alla locazione a uso abitativo, ai contratti con le banche (mutuo, conto corrente, deposito e gestione titoli, cassette di sicurezza, ecc.). Questi sono solo alcuni degli esempi dei contratti cosiddetti formali, ossia per i quali la legge pone il requisito della forma scritta a pena di nullità del contratto stesso.

Un secondo caso in cui l’accordo verbale non ha efficacia è quando ha ad oggetto una donazione di non modico valore. Solo le donazioni di scarso valore economico possono avvenire con la semplice consegna del bene. Per le altre invece (si pensi alla donazione di un’auto, di un conto corrente, di un immobile, di un quadro di grosso valore) è necessario recarsi dal notaio in presenza di due testimoni. 

Sempre per rimanere in tema di donazioni, non si può fare con un patto verbale la promessa di una donazione futura. Non è infatti vincolante alcun impegno a regalare, in un momento successivo, un bene ad un’altra persona. La donazione è un atto che non può sottostare ad alcuna imposizione, neanche se proveniente dallo stesso soggetto donante. 

I patti verbali non sono validi infine quando non contengono tutti gli elementi essenziali del contratto ossia la causa e l’oggetto.

In particolare, bisogna indicare la «causa» dell’accordo: ad esempio “ti vendo questo bene”, “ti do in prestito questa somma di denaro, dietro pagamento di interessi”, “ti lascio in permuta questa auto” e così via.

Bisogna poi indicare l’oggetto della prestazione che non può essere generica. Quindi, bisogna specificare l’oggetto della compravendita, l’esatto prezzo che deve essere pagato e così via.

Che succede se non si rispetta un patto verbale?

Le soluzioni in caso di inadempimento del patto verbale sono le stesse di quelle previste per i patti scritti. In particolare, si deve ricorrere al giudice per ottenere:

  • o la risoluzione del contratto, ossia lo scioglimento dell’accordo, con conseguente restituzione dell’eventuale somma già versata o del bene consegnato. A ciò si aggiunge il risarcimento del danno;
  • o l’adempimento forzato del contratto stipulato a voce con l’eventuale risarcimento per il ritardo.

In entrambi i casi, comunque, la vera problematica consiste nel cosiddetto onere della prova. Difatti, nel processo civile, spetta a chi agisce dimostrare l’esistenza del proprio diritto. E se è vero che il diritto, in questo caso, nasce da un accordo non scritto, sarà più facile provarne l’esistenza. 

Si potrà ricorrere ai testimoni, ma il nostro Codice civile vieta la prova testimoniale per i contratti di valore superiore a 2,58 euro (limite mai aggiornato all’inflazione), salvo in tutti i casi in cui, per la natura del contratto e i rapporti tra le parti, il giudice ritiene verosimile che non vi sia stato un accordo scritto. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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