Cronaca | News

Covid: ecco cosa potrebbe succedere a Natale

6 Novembre 2020
Covid: ecco cosa potrebbe succedere a Natale

Le prossime saranno festività segnate dalla pandemia. Secondo alcuni esperti, le grandi adunate a tavola sono molto a rischio.

Forse, è tempo di cominciare ad abituarsi all’idea di un Natale sotto tono. La politica preferisce non parlarne, gli scienziati lo fanno timidamente, ma fanno capire fin troppo bene che immaginano festività molto diverse dal solito.

L’ultimo a parlarne, oggi, è stato Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministero della Salute per l’emergenza Coronavirus. Intervistato durante la trasmissione radiofonica Un giorno da pecora, ha detto che pensa a un Natale «prudente, in cui avremo la possibilità nelle regioni messe meglio di avere un po’ di mobilità».

E in quelle messe peggio? Sarà ancora lockdown? Questo dipenderà dall’andamento della curva dei contagi da qui al 3 dicembre, quando scadranno le restrizioni varate con l’ultimo Dpcm, che ha introdotto divieti nazionali, ma soprattutto regionali. Impossibile, oggi che è il giorno dell’entrata in vigore del decreto, ipotizzare quale sarà la situazione epidemiologica da qui ai primi di dicembre: al momento, tutto – previsioni per Natale comprese – dipende da questo.

Nel frattempo, il consiglio ricorrente, anche per le feste, continua ad essere quello della prudenza. «Sconsiglierei di fare cenoni, incontri troppo affollati, perché di fatto la circolazione del virus sarà minore, ma ancora presente. E quindi dovremo fare celebrazioni sobrie e attente», ha ammonito Ricciardi.

Più o meno lo stesso aveva raccomandato l’epidemiologo Pierluigi Lopalco un paio di giorni fa, sempre ai microfoni di Un giorno da pecora: «Se penso alle nostre belle famiglie meridionali, con venti persone a tavola, la vedo difficile. Il criterio è che la nostra socialità dovrebbe essere racchiusa in un ambito di 6-7 persone».

Di certo, c’è solo che il Governo, alla scadenza di questo Dpcm, dovrà prendere nuove decisioni e le prenderà in base a quelli che saranno i dati tra fine novembre e inizio dicembre. L’altra certezza è che un eventuale lockdown, anche solo limitato ad alcune regioni, impatterebbe mortalmente sui consumi, in un periodo vitale per le attività economiche.

Un report di Censis-Confimprese ha considerato che, nello scenario più drammatico, quello del lockdown a Natale per tutto il Paese, si perderebbero 25 miliardi di euro e due milioni di posti di lavoro. Senza contare le famiglie divise: blindare l’Italia come a marzo significherebbe impedire a chi vive e lavora fuori sede di tornare a casa. Il che potrebbe essere parzialmente impedito anche nelle regioni rosse, se continuasse a permanere l’attuale sistema di restrizioni «a zone».

Il premier Giuseppe Conte sembra molto preoccupato dalla prospettiva economica. «Io non ho la palla di vetro – ha detto, a proposito di previsioni per Natale, durante la conferenza stampa di presentazione dell’ultimo Dpcm -, ma se riusciamo a intervenire sulla curva dei contagi riusciremo anche ad affrontare le settimane che verranno con un margine di serenità. Non ho mai detto che faremo veglie e cenoni, ma se conteniamo i contagi potremmo far ripartire i consumi sotto Natale e sarebbe utile per tutti».



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