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Quando si può lavorare dopo la pensione?

13 Novembre 2020 | Autore:
Quando si può lavorare dopo la pensione?

Quota 100, pensioni anticipate e di vecchiaia, trattamenti di invalidità: in quali casi il reddito di lavoro è compatibile con l’assegno pensionistico?

Percepisci una pensione, o un trattamento per invalidità, ma vorresti continuare a lavorare? Devi sapere che, dal 2009, nella generalità dei casi, i pensionati possono svolgere un’attività lavorativa, in quanto il decreto Sviluppo del 2008 [1] ha abolito il divieto di cumulo tra redditi di lavoro e redditi di pensione.

Questo divieto resta, però, in relazione ad alcuni trattamenti pensionistici e per invalidità: in alcune ipotesi, il divieto di percepire redditi derivanti da un’attività lavorativa è parziale, in altre ipotesi è totale. Il divieto può essere, poi, temporaneo o permanente, a seconda della prestazione economica percepita.

Ma, nel dettaglio, quando si può lavorare dopo la pensione? Se sei pensionato, puoi lavorare nel caso in cui tu percepisca la pensione di vecchiaia o anticipata ordinaria [2], la pensione di vecchiaia contributiva a 71 anni, se percepisci la pensione di anzianità per addetti ai lavori usuranti o ai turni notturni o la pensione di anzianità con opzione donna.

Ci sono dei limiti allo svolgimento di un’attività lavorativa, invece, se percepisci l’assegno ordinario d’invalidità o una pensione per invalidità specifica, se percepisci la quota 100, la pensione anticipata precoci, l’Ape sociale o la pensione ai superstiti (di reversibilità o indiretta).

Se ti è stata liquidata la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa, devi sapere che non puoi svolgere alcuna attività lavorativa, o iscriverti ad albi o elenchi.

A causa di un vuoto normativo, le regole sono invece poco chiare nell’ipotesi in cui ti sia stata liquidata una pensione calcolata col sistema integralmente contributivo, come la pensione anticipata a 64 anni.

Ma procediamo con ordine e osserviamo, in relazione alle varie tipologie di trattamento pensionistico, quando è consentito lavorare al pensionato ed in quale misura il reddito di lavoro può essere cumulato col reddito di pensione.

Si può lavorare con la pensione anticipata contributiva?

Il decreto che ha abolito il limite di cumulo tra redditi di lavoro e di pensione [1] ha previsto delle regole in parte diverse per coloro il cui trattamento è calcolato col sistema integralmente contributivo.

Nel dettaglio, se sei pensionato e il tuo trattamento è calcolato col sistema interamente contributivo, il cumulo lavoro-pensione è consentito a condizione che tu soddisfi almeno una delle seguenti condizioni:

  • hai almeno 60 anni di età se donna o 65 anni se uomo;
  • hai alle spalle almeno 40 anni di contribuzione;
  • hai almeno 35 anni di contributi e 61 anni di età.

Che cosa succede se ti pensioni senza soddisfare alcuno di questi requisiti, ad esempio con la pensione anticipata contributiva, che puoi ottenere con 64 anni di età, 20 anni di contributi e un trattamento almeno pari a 2,8 volte l’assegno sociale? La legge non lo dice, ad oggi sussiste un vuoto normativo, a causa dell’abrogazione delle disposizioni che vertevano sul divieto di cumulo delle pensioni di vecchiaia e anzianità con i redditi di lavoro [3].

Si può lavorare con la pensione opzione donna?

In ogni caso, il divieto di cumulo tra redditi di lavoro e pensione non riguarda i trattamenti conseguiti dalle lavoratrici con opzione donna, in quanto l’opzione comporta la sola applicazione delle regole del sistema contributivo relativamente al calcolo della pensione. In altre parole, alla pensione con opzione donna, anche se risulta liquidata con il sistema contributivo, si applicano le regole del sistema retributivo, che consentono la piena cumulabilità del trattamento con i redditi di lavoro.

Si può lavorare con la pensione di vecchiaia?

Non sussistono limiti di cumulo tra lavoro e trattamento pensionistico se hai diritto alla pensione di vecchiaia:

  • ordinaria (che si ottiene con 67 anni di età e 20 anni di contributi, nella generalità dei casi: se si applica il calcolo interamente contributivo, si deve superare la soglia minima di trattamento, pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale);
  • contributiva (che richiede 71 anni di età e 5 anni di contributi);
  • anticipata (con 56 anni di età per le donne, 61 per gli uomini, più una finestra di attesa di 12 mesi; la pensione di vecchiaia anticipata è destinata ai lavoratori dipendenti del settore privato ai quali è riconosciuta un’invalidità pensionabile almeno dell’80%);
  • in regime di totalizzazione (che richiede 66 anni d’età, 20 anni di contributi, 18 mesi di finestra).

Si può lavorare con la pensione anticipata?

Se hai diritto alla pensione anticipata ordinaria, che si ottiene con 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, e 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne, più 3 mesi di finestra, puoi svolgere un altro lavoro, senza che il trattamento mensile percepito dall’Inps sia ridotto.

In pratica, il reddito derivante dalla pensione è pienamente compatibile col reddito di lavoro, dipendente o assimilato, oppure autonomo.

Nessun divieto di cumulo ti è applicato se percepisci:

  • la pensione anticipata in regime di cumulo (che puoi ottenere con gli stessi requisiti, ma sommando, ai fini del diritto al trattamento, la contribuzione accreditata in casse diverse);
  • la pensione di anzianità in regime di totalizzazione (che raggiungi con 41 anni di contributi più 21 mesi di finestra);
  • la pensione di anzianità per gli addetti ai lavori usuranti e ai turni notturni (che puoi raggiungere con un minimo di 61 anni e 7 mesi di età, 35 anni di contributi e una quota – somma di età e contribuzione- pari a 97,6; i requisiti aumentano se hai lavorato per meno di 78 notti all’anno o se possiedi contribuzione da lavoro autonomo; inoltre devi aver svolto l’attività usurante per almeno metà della vita lavorativa o per almeno 7 anni nell’ultimo decennio).

Si può lavorare con la pensione Quota 100?

Il discorso cambia, invece, se hai diritto alla pensione anticipata col requisito Quota 100 (62 anni di età e 38 di contributi); se percepisci la pensione con quota 100 e lavori, infatti, subisci la sospensione della pensione:

  • sino al termine dell’attività lavorativa;
  • sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia ordinaria, pari, sino al 31 dicembre 2022, a 67 anni.

Nessuna sospensione della pensione ti è applicata, però, se ricevi compensi per lavoro autonomo occasionale sino a 5mila euro annui.

Si può lavorare con la pensione anticipata precoci?

La sospensione della pensione si applica anche se hai diritto alla  pensione anticipata con 41 anni di contributi, in quanto appartieni a specifiche categorie tutelate e possiedi almeno 12 mesi di contributi da effettivo lavoro versati prima del compimento dei 19 anni di età.

Nel dettaglio, non puoi cumulare redditi di lavoro e di pensione sino alla maturazione del “requisito contributivo virtuale” per la pensione anticipata ordinaria. Che significa? Osserviamo degli esempi per capire meglio.

Dario riceve la pensione anticipata precoci con 41 anni di contributi. Poiché è un uomo, il requisito contributivo previsto per la pensione anticipata è pari a 42 anni e 10 mesi di contributi. Essendosi pensionato con 41 anni di accrediti, Dario dovrà attendere, per rincominciare a lavorare, 1 anno e 10 mesi.

Elisa riceve la pensione anticipata precoci con 41 anni di contributi. Poiché è una donna, il requisito contributivo previsto per la pensione anticipata è pari a 41 anni e 10 mesi di contributi. Essendosi pensionata con 41 anni di accrediti, Elisa dovrà attendere10 mesi, per rincominciare a lavorare.

Si può lavorare con l’Ape sociale?

Se sei beneficiario dell’Ape sociale, cioè dell’anticipo pensionistico a carico dello Stato (che spetta dai 63 anni di età), puoi lavorare se non superi:

  • 8mila euro annui di redditi derivanti da un’attività di lavoro dipendente o parasubordinato;
  • 4800 euro annui di redditi derivanti da un’attività di lavoro autonomo.

L’Ape volontario ti consente invece di continuare l’attività lavorativa (ad oggi non è più possibile, però, richiedere di fruire di questa speciale misura, mentre l’Ape sociale sarà a breve prorogata al 2021).

Si può lavorare con la pensione di reversibilità?

Se risulti beneficiario di una pensione ai superstiti, cioè di una pensione di reversibilità o indiretta, l’assegno corrisposto dall’Inps è ridotto del 25% se il tuo reddito supera di 3 volte il trattamento minimo (che dal 2020 ammonta a 515,58 euro mensili), del 40% se lo supera 4 volte e del 50% se lo supera 5 volte.

Si può lavorare con l’assegno d’invalidità ordinario?

Se hai diritto all’assegno ordinario d’invalidità (che spetta, in presenza di 5 anni di contributi, di cui 3 accreditati nell’ultimo quinquennio, se la tua capacità lavorativa non generica è ridotta a meno di un terzo) e continui a lavorare, il trattamento ti viene tagliato:

  • del 25% se il reddito di lavoro supera di 4 volte il trattamento minimo;
  • del 50% se lo supera di 5 volte;
  • la prestazione economica, relativamente all’eventuale parte eccedente il minimo, può subire una seconda riduzione che varia in base alla tipologia di reddito; il secondo taglio non si applica se possiedi almeno 40 anni di contributi.

Si può lavorare con la pensione d’inabilità specifica?

Se sei beneficiario della pensione d’invalidità o inabilità specifica (ad esempio, in qualità di dipendente pubblico, per inabilità alle mansioni o a proficuo lavoro), ti viene applicato il solo taglio dell’eventuale parte della prestazione che eccede il trattamento minimo, corrispondente:

  • al 50% della quota eccedente, se il reddito percepito è di lavoro dipendente o assimilato;
  • al 30% della quota eccedente, se il reddito è di lavoro autonomo.

La decurtazione non può superare il reddito stesso; in presenza di particolari condizioni, la riduzione non si applica.

Si può lavorare con la pensione d’inabilità al lavoro?

Se ti è stata riconosciuta la pensione per inabilità permanente ed assoluta a qualsiasi attività lavorativa, devi sapere che questo trattamento è incompatibile con qualsiasi lavoro, e con l’iscrizione ad albi o elenchi.

Si può lavorare con la pensione d’invalidità civile?

Se ti è stato riconosciuto il diritto all’assegno di assistenza per invalidi civili parziali devi soddisfare, oltre ai requisiti personali e sanitari, le seguenti condizioni:

  • devi risultare in possesso dello stato di disoccupazione (puoi mantenere lo stato di disoccupazione, anche se lavori, se non superi 8mila euro di reddito su base annua, se l’attività esercitata è di lavoro dipendente o collaborazione, oppure non superi 4.800 euro su base annua, se l’attività è di lavoro autonomo);
  • devi percepire un reddito annuo non superiore a 4.926,35 euro (valore 2020).

Ricordati però che questo trattamento non è una pensione, cioè non è un trattamento di previdenza, ma una prestazione di assistenza, erogata agli invalidi in stato di bisogno economico, a prescindere dall’iscrizione all’Inps e dal versamento dei contributi.

Si può lavorare con la pensione d’inabilità civile?

Se ti è stata riconosciuta la pensione per invalidi civili totali (al 100%) puoi lavorare, ma senza superare 16.982,49 euro annui di reddito complessivo per il 2020.

Per andare in pensione si deve terminare l’attività lavorativa?

Abbiamo osservato tutte le ipotesi in cui è possibile lavorare pur essendo in pensione ed i casi in cui questo non è consentito, o è permesso con limitazioni.

Ferma restando la possibilità di reimpiegarsi nei casi consentiti, per accedere alla pensione è necessario cessare il rapporto di lavoro? Una nota sentenza della Cassazione [4], che interpreta le leggi in materia [5] [6], chiarisce che il lavoratore dipendente è obbligato alla cessazione del rapporto subordinato, per aver diritto alla pensione diretta (di vecchiaia, di anzianità o anticipata). In sostanza, se sei un dipendente devi dimetterti, farti licenziare o firmare una risoluzione consensuale del rapporto, per ottenere la pensione.

In seguito, anche dopo un solo giorno, puoi essere riassunto (se la tipologia di pensione lo consente, chiaramente): devi però dimostrare l’effettiva cessazione del rapporto di lavoro (ad esempio, con le dimissioni telematiche e la lettera di dimissioni, o esibendo all’Inps l’Unilav di cessazione inviato dal datore di lavoro, la liquidazione del Tfr e delle spettanze finali…).

Non sei obbligato, invece, a  terminare l’attività lavorativa se sei un collaboratore o un lavoratore autonomo.


note

[1] Art. 19 DL 112/2008; Circolare Inps 108/2008.

[2] Art. 24. Co 6 e 10, DL 201/2011.

[3] L’art.19 DL 112/2008, convertito in L. 133/2008, ha infatti abrogato i commi 21 e 22 dell’art. 1 L. 335/1995

[4] Cass. sent n. 5052 del 15.03.2016.

[5] Art.1, Co.7, D.lgs 503/1992.

[6] Art.1, Co.20, L. 335/1995.


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