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Lo sai che? Al figlio adulto senza lavoro niente più assegno di mantenimento

Lo sai che? Pubblicato il 17 dicembre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 dicembre 2013

Diritto di famiglia: la Cassazione capovolge il classico orientamento garantista del diritto, da parte dei figli maggiorenni, a ricevere l’aiuto economico da parte del genitore.

Basta figli di papà mantenuti a vita. La Cassazione sembra cambiare idea sull’obbligo dei genitori di mantenere “ad ogni cosi” i figli disoccupati.

Basta che il giovane percepisca un compenso anche precario – come quello relativo a un “contratto formativo” per il medico specializzando – a far cessare il dovere di pagare l’assegno di mantenimento.

A dirlo è una recente e importantissima sentenza della Cassazione [1].

La Corte ha sempre affermato [2] che il dovere del genitore di provvedere al sostentamento del figlio adulto permane finché quest’ultimo:

– abbia raggiunto l’indipendenza economica (intesa come godimento “di un reddito corrispondente alla professionalità acquisita in relazione alle normali condizioni di mercato”);

– oppure si sia volontariamente sottratto allo svolgimento di adeguata attività lavorativa (“adeguata” in base alla sua formazione e preparazione). Insomma, lo stato di disoccupazione deve essere “volontario”.

La novità della sentenza in commento sta nel forte discostamento rispetto ai precedenti della stessa Cassazione. Quest’ultima, infatti, sino ad oggi aveva sempre sostenuto [3] che non è sufficiente a far perdere il mantenimento l’avere ottenuto borse di studio per dottorati di ricerca, data la temporaneità e la modestia delle entrate.

Oggi, invece, la Corte sembra affermare l’esatto contrario. A far cessare il dovere di mantenimento basterebbe il semplice inizio di una attività lavorativa del figlio, ravvisabile anche nella stipula di un contratto di specializzazione con garanzia di compenso annuo.

In effetti – sottolinea la pronuncia – non esiste alcun principio per cui il figlio debba “essere aiutato a conseguire risultati confacenti alle sue aspirazioni se questi siano superiori alle aspettative che la famiglia poteva avere creato sul suo futuro professionale o che in ogni caso i genitori non siano economicamente in grado di assicurargli. In altre parole: se anche il figlio è ambizioso, le sue aspirazioni non possono ricadere sulla famiglia.

Con un’altra recente sentenza [4], peraltro, i giudici supremi avevano anche detto “stop” al mantenimento del figlio universitario ultratrentenne, se questi, pur disoccupato, ha comunque un patrimonio personale sufficiente al suo sostentamento (leggi l’articolo “Stop al mantenimento del genitore se il figlio ha un proprio patrimonio”). In tali casi, insieme all’assegno, in caso di trasferimento fuori sede del figlio universitario, viene meno anche il diritto della madre convivente alla casa familiare.

note

[1] Cass. sent. n. 18974/2013.

[2] Cass. sent. n. 4555/2012.

[3] Cass. sent. n. 2171/2012.

[4] Cass. sent. n. 27377 del 6.12.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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2 Commenti

  1. In pratica non cambia nulla! “Voglia di lavora’ zompami a dosso”, cita un vecchio adagio! Pur di non perdere la pensione a vita si fa finta di cercare lavoro, ma in realtà il vitalizio a madre e figlio anche stramaggiorenne, non lo si vuole perdere. “Ma chi te lo fa fare mamma! Stai tanto bene! Se lavori perdiamo assegno e casa e quel fesso di tuo padre ritorna a vivere in casa e non sotto i ponti come adesso”. Signori della Cassazione queste cose le sapete meglio di me! Non sarebbe più giusto sentenziare che il mantenimento per la moglie termina dopo un lasso di tempo ragionevole obbligandola a cercare lavoro come tutti coloro che non voglio e essere parassiti e per i figli la pacchia finisce con la maggiore età ammesso o al peggio dopo un corso universitaria frequentato con diligenza e non solo iscrivendosi per continuare a succhiare sangue dal poveraccio che stenta a campare?

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