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Conferimento incarico avvocato: ultime sentenze

20 Settembre 2022
Conferimento incarico avvocato: ultime sentenze

Coincidenza del contratto di patrocinio con la procura alle liti; conferimento del mandato difensivo all’avvocato; obbligo di pagamento del compenso.

Pattuizione compenso avvocato

Non può ritenersi implicitamente abrogato dall’art. 13, comma 2, l. n. 247/2012: tale norma stabilisce che il compenso spettante al professionista sia pattuito di regola per iscritto. Infatti, secondo l’interpretazione preferibile, la novità legislativa ha lasciato impregiudicata la prescrizione contenuta nel terzo comma dell’art. 2233 c.c. In base a questa interpretazione, la norma sopravvenuta non si riferisce alla forma del patto, ma al momento in cui stipularlo: essa, cioè, stabilisce che il patto deve essere stipulato all’atto del conferimento dell’incarico (la Corte, nella specie, ha escluso che l’accordo sulla quantificazione del compenso potesse dirsi concluso per effetto della proposta dell’avvocato, contenuta in una mail, seguita dalla prosecuzione dell’incarico professionale, senza però che alla proposta fosse seguita l’accettazione).

Cassazione civile sez. II, 16/05/2022, n.15563

Dovere di diligenza avvocato

L’avvocato deve osservare, nell’adempimento dell’incarico professionale conferitogli, la diligenza propria del professionista che comporta l’obbligo su di lui incombente sia all’atto del conferimento del mandato, che nel corso dello svolgimento del rapporto, di assolvere ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, essendo tenuto a rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; l’avvocato deve inoltre richiedere al cliente di fornire tutti gli elementi necessari o utili in suo possesso, nonché sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole.

Incombe sul professionista l’onere di provare la regolarità e diligenza della condotta mantenuta, precisando che il rilascio da parte del cliente della procura alle liti è insufficiente a tal fine, posto che il mandato non può garantire la compiuta informazione in ordine a tutte le circostanze indispensabili per l’assunzione da parte del cliente di una decisione pienamente consapevole sull’opportunità o meno d’iniziare un processo o intervenire in giudizio.

Corte appello Milano sez. II, 01/03/2022, n.662

Post -it con l’indicazione degli onorari: vale come prova documentale dell’accordo?

La disposizione (art. 13, c. 2, L. 247/2012) che ha introdotto il requisito della forma scritta per le pattuizioni in ordine al compenso del professionista non ha abrogato implicitamente l’art. 2333, c.3, c.c., ma ha specificato il momento in cui tale patto deve intervenire, cioè al momento del conferimento dell’incarico. In conseguenza al requisito della forma solenne, la prova dell’accordo riguardo agli onorari in giudizio deve essere data documentalmente, ai sensi dell’art. 2725 c.c., non bastando la produzione di un post -it in cui è stato annotato l’importo, potendo questo al massimo valere come principio di prova scritta, ipotesi non contemplata all’art. 2725 c.c..

Tribunale Bologna sez. II, 14/01/2022, n.97

Prestazioni d’opera professionale: conferimento dell’incarico

Nel caso di specie, la prova dell’incarico – quale fatto costitutivo della domanda di pagamento è a carico del professionista, dovendo osservarsi che l’obbligo di corrispondere il compenso all’avvocato grava, in linea di principio, sul soggetto che abbia conferito il mandato, anche quando l’attività professionale sia stata richiesta e si sia svolta nell’interesse di un terzo. Infatti, in tema di contratto di prestazione d’opera professionale, titolare del rapporto è colui che conferisce l’incarico in nome proprio, ovvero colui che, munito di procura, agisce in nome e per conto del mandante.

Pertanto nell’ipotesi di mancanza di rappresentanza, la persona nel cui interesse sia richiesta un’attività professionale non assume alcuna obbligazione nei confronti del professionista officiato.

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, n.36336

Procura ad litem e prova dell’attività professionale svolta

L’incarico conferito ad un avvocato si riallaccia allo schema negoziale del mandato, negozio bilaterale (cosiddetto ‘contratto di patrocinio’) col quale il professionista viene incaricato di svolgere la sua opera professionale in favore della parte. Questo si differenzia dalla procura ad litem non solo per il diverso contenuto, ma altresì per la forma, posto che per il mandato non è richiesta la forma scritta, vigendo per il mandato il principio della libertà di forma (con la conseguenza che il contratto può essere concluso anche verbalmente). Ma qualora il cliente contesti la parcella presentatagli dal legale per i suoi compensi, l’avvocato è tenuto a provare non soltanto il conferimento dell’incarico, ma anche la natura e la durata del mandato, nonché l’attività effettivamente svolta.

Corte appello Milano sez. III, 21/10/2021, n.3033

L’avvocato deve provare di aver pattuito un compenso?

L’avvocato non deve provare di aver pattuito un compenso per averlo. Spetta alla parte che afferma l’accordo a una prestazione gratuita dimostrarlo. A tal fine non bastano i trascorsi rapporti personali tra la cliente e il suo avvocato. A dirlo è la Cassazione accogliendo il ricorso di un legale contro la compensazione delle spese, malgrado la sua domanda fosse stata integralmente accolta e respinge il ricorso incidentale del cliente che sosteneva il carattere gratuito dell’assistenza in un procedimento penale.

Per la Suprema corte, dunque, per esigere il pagamento il professionista deve provare solamente il conferimento e l’adempimento dell’incarico, ma non deve dimostrare di aver pattuito un corrispettivo, mentre è onere dell’assistito dimostrare l’eventuale accordo per la prestazione a costo zero.

Cassazione civile sez. VI, 14/10/2021, n.28226

Il patto fra avvocato e cliente

Secondo il disposto dell’art. 2233, comma 3, c.c., il patto di determinazione del compenso deve essere redatto in forma scritta, sotto pena di nullità. La norma non può ritenersi implicitamente abrogata dalla l. n. 247 del 2012, art. 13, comma 2: tale norma stabilisce che il compenso spettante al professionista sia pattuito di regola per iscritto; infatti, secondo l’interpretazione preferibile, la novità legislativa ha lasciato impregiudicata la prescrizione contenuta nell’art. 2233, comma 3 c.c. In base a questa interpretazione, la norma sopravvenuta non si riferisce alla forma del patto, ma al momento in cui stipularlo: essa, cioè, stabilisce che il patto deve essere stipulato all’atto del conferimento dell’incarico.

Cassazione civile sez. VI, 08/09/2021, n.24213

Responsabilità dell’avvocato

Nell’adempimento dell’incarico professionale, l’avvocato deve assolvere all’obbligo di diligenza, sia all’atto del conferimento del mandato, che nel corso dello svolgimento del rapporto, che comporta altresì i doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, dovendo rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto ostative al raggiungimento del risultato o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; l’avvocato deve inoltre sconsigliare il cliente dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole. A al fine incombe sul legale l’onere di fornire la prova della condotta mantenuta, essendo insufficiente il rilascio da parte del cliente delle procure necessarie all’esercizio dello “jus postulandi”, posto che tali mandati sono obiettivamente insufficienti a dimostrare la compiuta informazione in ordine a tutte le circostanze indispensabili per l’assunzione da parte del cliente di una decisione pienamente consapevole sull’opportunità o meno d’iniziare un processo o intervenire in giudizio.

Tribunale Monza sez. I, 03/09/2021, n.1606

Obblighi del professionista

La responsabilità professionale dell’avvocato deriva dall’obbligo (art. 1176 c.c., comma 2 e art. 2236 cod. civ.) di assolvere, sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto (anche) ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, ai quali sono tenuti; a rappresentare tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di chiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; a sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole.

Trattasi, dunque, di una responsabilità per colpa commisurata alla natura della prestazione dell’avvocato, che risulta circoscritta ai casi di dolo o colpa grave unicamente quando la prestazione implichi la risoluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà (ex art. 2236 c.c.) o la scelta tra soluzioni comunque opinabili.

Tribunale Milano sez. I, 04/02/2021, n.890

Richiesta di pagamento del compenso

In tema di prestazione d’opera intellettuale, è cliente del professionista, e come tale tenuto al pagamento del compenso, non necessariamente colui nel cui interesse viene eseguita la prestazione, ma colui che, stipulando il relativo contratto, ha conferito incarico al professionista; spetta all’attore provare l’avvenuto conferimento dell’incarico, quando il diritto al compenso sia dal convenuto contestato sotto il profilo della mancata instaurazione del rapporto.

Corte appello Milano sez. II, 03/02/2021, n.357

Prova del conferimento dell’incarico e dello svolgimento dell’attività

In caso di azione giudiziale per il pagamento del compenso professionale spettante all’avvocato per l’attività giudiziale e stragiudiziale prestata, il legale deve offrire la duplice prova del conferimento dell’incarico e dell’effettivo svolgimento dell’attività per la quale egli pretende di essere pagato.

Cassazione civile sez. VI, 22/01/2021, n.1421

Conferimento mandato: l’obbligo di diligenza dell’avvocato

Nell’adempimento dell’incarico professionale conferitogli, l’obbligo di diligenza da osservare ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1176, comma 2, e 2236 c.c., impone all’avvocato di assolvere, sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, (anche) i doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, essendo tenuto a rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di richiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; di sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole.

Cassazione civile sez. VI, 07/01/2021, n.56

Procura alle liti e conferimento dell’incarico all’avvocato

Il soggetto obbligato a corrispondere il compenso per l’opera professionale del legale può essere diverso da chi ha rilasciato la procura alle liti, potendosi ipotizzare il conferimento di un mandato di patrocinio a favore di un terzo con conseguente obbligo del mandante alla corresponsione del compenso; in tal caso il rapporto endoprocessuale nascente dalla procura ad litem conferita al difensore coesiste con il rapporto di patrocinio che si instaura tra il professionista incaricato e chi ha conferito l’incarico, che diviene il soggetto obbligato al pagamento del compenso ma affinché l’obbligo di provvedere al pagamento degli onorari sorga in capo ad un soggetto diverso da chi ha conferito il mandato ad litem, è necessario che risulti in modo certo ed inequivoco che questo soggetto abbia autonomamente conferito al legale l’incarico di svolgere la sua opera professionale a favore del patrocinando.

Tribunale Milano sez. I, 19/02/2020, n.1589

Conferimento dell’incarico professionale da parte di un Comune

Il requisito della forma prescritto a pena di nullità, quale strumento di garanzia dell’imparzialità e del buon andamento della p.a., al fine di prevenire eventuali arbitrii e consentire l’esercizio della funzione di controllo, non può essere surrogato dalla deliberazione con cui l’organo competente a formare la volontà dell’ente abbia autorizzato il conferimento dell’incarico professionale, non essendo tale atto qualificabile come una proposta contrattuale (suscettibile di accettazione anche per fatti concludenti), ma come provvedimento ad efficacia interna, avente quale unico destinatario l’organo legittimato a manifestare all’esterno la volontà dell’ente (fattispecie relativa al conferimento di incarico professionale ad un avvocato da parte di un Comune; la Corte ha escluso che il perfezionamento del contratto di incarico professionale potesse coincidere con l’adozione della delibera di giunta immediatamente esecutiva).

Cassazione civile sez. II, 19/10/2020, n.22652

Conferimento incarico all’avvocato da parte di un altro avvocato

Nel caso in cui sia stato conferito un incarico ad un avvocato da parte di un altro avvocato ed in favore di un terzo, ai fini dell’individuazione del soggetto obbligato a corrispondere il compenso al difensore per l’opera professionale richiesta, si deve presumere, in presenza di una procura congiunta, la coincidenza del contratto di patrocinio con la procura alle liti, salvo che venga provato, anche in via indiziaria, il distinto rapporto interno ed extraprocessuale di mandato esistente tra i due professionisti e che la procura rilasciata dal terzo in favore di entrambi era solo lo strumento tecnico necessario all’espletamento della rappresentanza giudiziaria, indipendentemente dal ruolo di “dominus” svolto dall’uno rispetto all’altro nell’esecuzione concreta del mandato.

Cassazione civile sez. VI, 12/03/2020, n.7037

Prova del conferimento dell’incarico

La prova dell’avvenuto conferimento dell’incarico, quando il diritto al compenso sia dal convenuto contestato, sotto il profilo della mancata instaurazione del rapporto di prestazione d’opera professionale, può essere data dall’attore con ogni mezzo istruttorio, mentre compete al giudice di merito valutare se, nel caso concreto, questa prova possa o meno ritenersi fornita, sottraendosi il risultato del relativo accertamento, se adeguatamente e coerentemente motivato, al sindacato di legittimità.

Cassazione civile sez. II, 28/10/2019, n.27466

L’avvocato deve informare il cliente su ogni aspetto

Nell’adempimento dell’incarico professionale conferitogli, l’obbligo di diligenza da osservare ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1176, comma 2, e 2236 c.c. impone all’avvocato di assolvere, sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, (anche) ai doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, essendo tenuto a rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di richiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; di sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole.

A tal fine incombe su di lui l’onere di fornire la prova della condotta mantenuta, insufficiente al riguardo, dovendo ritenersi il rilascio da parte del cliente delle procure necessarie all’esercizio dello “jus postulandi”, attesa la relativa inidoneità ad obiettivamente ed univocamente deporre per la compiuta informazione in ordine a tutte le circostanze indispensabili per l’assunzione da parte del cliente di una decisione pienamente consapevole sull’opportunità o meno d’iniziare un processo o intervenire in giudizio.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio la sentenza impugnata che, senza una plausibile spiegazione alternativa, aveva ritenuto l’avvocato esente da responsabilità, sebbene nel seguire i profili penalistici del protesto per tre cambiali subito dal proprio cliente, non gli avesse segnalato la necessità di richiederne la cancellazione, neppure informandolo sull’opportunità di intraprendere iniziative in ambito civile e in ogni caso, di rivolgersi ad un avvocato civilista, ove si fosse reputato non professionalmente capace in tale ambito).

Cassazione civile sez. III, 19/07/2019, n.19520

A chi spetta provare il conferimento dell’incarico?

Al fine di individuare il soggetto obbligato a corrispondere il compenso professionale al difensore, occorre distinguere tra rapporto endoprocessuale nascente dal rilascio della procura “ad litem” e rapporto che si instaura tra il professionista incaricato ed il soggetto che ha conferito l’incarico, il quale può anche essere diverso da colui che ha rilasciato la procura, ma quando il soggetto che ha rilasciato la procura non è il soggetto che ha stipulato il contratto di patrocinio, spetta all’attore (e, quindi, all’avvocato) provare il conferimento dell’incarico da parte del terzo.

Cassazione civile sez. II, 23/05/2019, n.14107

Mandato difensivo all’avvocato in favore del terzo

Il soggetto che, con contratto a favore di terzo, conferisce il mandato difensivo all’avvocato e si obbliga al relativo pagamento può essere diverso dal beneficiario della prestazione professionale il quale dovrà sottoscrivere la procura “ad litem” al fine di conferire al difensore i necessari poteri; in tal caso, se il professionista agisce per il conseguimento del compenso, ha l’onere di provare il conferimento dell’incarico da parte del terzo, dovendosi in difetto presumere che il cliente sia colui che ha rilasciato la procura.

Tribunale Roma sez. XI, 06/06/2016, n.11382

La responsabilità dell’avvocato

L’interessamento posto in essere da un avvocato per cortesia nei confronti del proprio assistito – che stava seguendo in altre vicende – al fine di tentare di comprendere i motivi per cui la compagnia di assicurazione rifiuta il pagamento dell’indennizzo, in mancanza di altri indizi, non comprova il conferimento di uno specifico incarico professionale.

Corte appello Milano sez. II, 30/03/2015, n.1359

Violazione degli obblighi di informazione

Ai sensi dell’art. 4, comma 3, d.lg. n. 28 del 2010 all’atto del conferimento dell’incarico professionale, l’avvocato è tenuto a informare chiaramente e in forma scritta il cliente della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione; la norma prevede altresì che “in caso di violazione degli obblighi di informazione, il contratto tra l’avvocato e l’assistito è annullabile”. L’annullabilità può essere fatta valere solamente dall’assistito che non ha ricevuto l’informativa.

Tribunale Palermo sez. II, 24/03/2011

Conferimento dell’incarico: compenso professionale

In tema di compenso professionale, con riguardo all’attività difensiva svolta dall’avvocato, nel caso in cui sia stato conferito un incarico ad un avvocato da parte di un altro avvocato ed in favore di un terzo, ai fini dell’individuazione del soggetto obbligato a corrispondere il compenso al difensore per l’opera professionale richiesta, si deve presumere, in presenza di una procura congiunta, la coincidenza del contratto di patrocinio con la procura alle liti, a meno che non venga provato, anche in via indiziaria, il distinto rapporto interno ed extraprocessuale di mandato esistente tra i due professionisti.

Tribunale Savona, 14/01/2016



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4 Commenti

  1. Buonasera a voi della legge per tutti. Vorrei capire se per il compenso dell’avvocato basta la prova del conferimento dell’incarico? Come deve dimostrare il legale che ha un credito nei miei riguardi?

    1. La Corte di Cassazione ha dettato regole più severe per i legali che vogliano recuperare i propri crediti professionali nei confronti dei clienti inadempienti. Secondo la Corte, infatti, l’avvocato che voglia agire per ottenere il pagamento della propria parcella non deve limitarsi a provare il conferimento dell’incarico (per esempio depositando la scrittura con il mandato professionale) da parte del cliente. Deve altresì dimostrare di aver concretamente svolto l’incarico assegnatogli. Così, nel caso di mandato stragiudiziale, dovrà dare prova in giudizio dell’effettivo espletamento dell’attività professionale posta in essere. Ciò, ovviamente, vale anche nel caso in cui il legale abbia notificato al cliente un decreto ingiuntivo e quest’ultimo si sa opposto contestando il credito. In mancanza di tale prova, l’avvocato perde il diritto al compenso.

  2. Ho un po’ di domande. Io ho assegnato un incarico all’avvocato e lui è stato subito molto cordiale con me. Peccato che di colpo è sparito e non risponde più al telefono o alle mie email. Cosa posso fare se l’avvocato si rende irreperibile? Si può revocare il mandato a un legale che non risponde e non fornisce informazioni?

    1. Se il difensore si rende assolutamente irreperibile al proprio cliente incorre in un vero e proprio inadempimento: quando ha accettato l’incarico conferitogli, l’avvocato si è impegnato non solo a seguire la causa, ma anche a tenere aggiornato il proprio cliente, tanto più se quest’ultimo lo contatta per avere notizie in merito. Se il difensore è completamente sparito dalla circolazione e si ha fondato timore per la causa affidatagli, allora è legittimo revocargli il mandato, in quanto il rapporto fiduciario tra voi è venuto meno. Poiché si presume che l’avvocato sparito sia assolutamente irreperibile anche al proprio studio, per revocargli l’incarico è sufficiente inviargli una comunicazione scritta (raccomandata con avviso di ricevimento o pec) nella quale si comunica tale intenzione. Ricorda che la revoca del mandato non solleva dall’obbligo di pagare la parcella del professionista, almeno relativamente al lavoro fino a quel momento svolto, sempre che l’avvocato non si sia reso colpevole di altri gravi inadempimenti.

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