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Dichiarazione di successione o accettazione di eredità: cosa fare prima

8 Novembre 2020
Dichiarazione di successione o accettazione di eredità: cosa fare prima

La dichiarazione di successione è un adempimento di carattere puramente fiscale e non comporta alcuna accettazione dell’eredità.

Quando si apre una successione, gli eredi devono fare, entro l’anno successivo al decesso, la dichiarazione di successione. Tale adempimento, che va svolto obbligatoriamente presso l’Agenzia delle Entrate dai chiamati all’eredità, è rivolto alla liquidazione dell’imposta di registro e di successione.

Come noto, però, la legge impone anche di effettuare l’accettazione di eredità (con o senza beneficio di inventario) o la rinuncia alla stessa. 

Tra questi due adempimenti spesso ci si confonde. Così ci si chiede cosa bisogna fare prima: la dichiarazione di successione o l’accettazione di eredità? 

Cerchiamo di capire come stanno le cose.

Dichiarazione di successione: cos’è e chi deve presentarla

La dichiarazione di successione è un adempimento di carattere fiscale che non implica l’accettazione dell’eredità, accettazione che può essere fatta pertanto anche in un momento successivo e con tutta calma. 

La dichiarazione di successione deve essere presentata esclusivamente in via telematica tramite applicativo dell’Agenzia delle Entrate dal dichiarante o tramite intermediario abilitato. 

Devono presentare la dichiarazione di successione:

  • l’erede (ossia chi ha già accettato l’eredità);
  • il chiamato all’eredità (ossia chi ancora deve scegliere se accettare o rinunciare; al contrario, chi ha rinunciato all’eredità non deve presentare la dichiarazione di successione);
  • il legatario;
  • l’amministratore dell’eredità;
  • il curatore dell’eredità giacente;
  • l’esecutore testamentario;
  • in caso di assenza, il soggetto immesso nel possesso temporaneo dei beni;
  • in caso di istituzione di trust, il trustee.

In caso di più soggetti obbligati, è sufficiente (e consigliabile) che solo uno di essi presenti la dichiarazione.

La dichiarazione di successione va depositata entro 1 anno dall’apertura della successione. È interesse degli eredi eseguire l’adempimento il più presto possibile: difatti solo dopo di esso è possibile riscuotere i crediti vantati dal defunto nei confronti di terzi (si pensi al conto corrente bancario, ai libretti di risparmio postale e così via).

Quando non bisogna presentare la dichiarazione di successione?

Quando l’eredità è devoluta al coniuge e/o figli e/o genitori e/o altri parenti in linea retta, se ha valore non superiore a € 100.000 e non comprende beni immobili o diritti reali immobiliari, gli eredi non hanno l’obbligo di presentare la dichiarazione.

Entro quanto tempo fare l’accettazione di eredità?

L’accettazione di eredità (con o senza beneficio di inventario) o la rinuncia alla stessa va fatta entro 10 anni dal decesso. Tuttavia, se l’erede si trova nel possesso dei beni ereditari deve, entro 40 giorni dal decesso, fare l’inventario di detti beni e, nei successivi 3 mesi, fare la dichiarazione di accettazione o rinuncia all’eredità.

Chi rinuncia all’eredità deve fare la dichiarazione di successione?

Chi rinuncia all’eredità o al legato prima della scadenza del termine per la dichiarazione di successione non è obbligato a presentare la suddetta dichiarazione ma ne deve dare comunicazione all’Agenzia delle Entrate, territorialmente competente, con raccomandata. Alla raccomandata va allegata copia autentica della dichiarazione di rinuncia.

La dichiarazione di rinuncia deve essere resa ad un notaio o al cancelliere del tribunale nel cui circondario si è aperta la successione ed è soggetta a registrazione in termine fisso con applicazione dell’imposta fissa di registro di euro 200.

Cosa si fa prima: la dichiarazione di successione o l’accettazione dell’eredità?

Come visto, la dichiarazione di successione va fatta obbligatoriamente prima dell’accettazione dell’eredità. Se per la prima c’è un solo anno di tempo, per la seconda ci sono fino a 10 anni. Anche la funzione dei due adempimenti è completamente diversa. La dichiarazione di successione serve per liquidare le imposte di successione mentre l’accettazione dell’eredità serve per definire la proprietà dei beni del defunto con effetto retroattivo (ossia a decorrere dalla data del decesso dello stesso).

Come si determina l’imposta di registro per la divisione della comunione ereditaria?

Secondo un parere fornito dall’Agenzia delle Entrate in risposta a un interpello [1], per determinare la base imponibile dell’imposta di registro dovuta per la divisione di una comunione ereditaria «occorre far riferimento al valore venale in comune commercio dei suddetti beni alla data della divisione e non al valore catastale». 

Si tratta di una soluzione sorprendente perché la divisione, nella prassi quotidiana sia dei professionisti che dell’Agenzia delle Entrate, è sempre stata considerata esprimere un valore imponibile pari al reddito catastale aggiornato con i noti coefficienti (fatta eccezione per il caso dei terreni edificabili). Il carattere assolutamente pacifico di questa situazione è testimoniato dalla completa mancanza di giurisprudenza sul punto.

L’Agenzia argomenta la sua odierna conclusione osservando che l’articolo 34 del Dpr 131/1986 (il Tur, testo unico dell’imposta di registro) sancisce che la «massa comune» è costituita, nelle comunioni ereditarie, «dal valore … dell’asse ereditario netto determinato a norma dell’imposta di successione»; e che l’articolo 14 del Dlgs 346/1990 (il Tus, testo unico dell’imposta di successione) a sua volta sancisce che la base imponibile, relativamente ai beni immobili compresi nell’attivo ereditario, è determinata assumendo il valore venale in comune commercio alla data di apertura della successione».


note

[1] Ag. Entrate risposta a interpello n. 534/2020 del 6.11.2020.


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