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Come lo Stato controlla i conti corrente?

8 Novembre 2020
Come lo Stato controlla i conti corrente?

Anagrafe tributaria e dei conti correnti: come l’Agenzia delle Entrate controlla i depositi bancari e postali dei cittadini italiani. 

Forse, non tutti sanno che lo Stato controlla i conti correnti dei cittadini. Controlli che vengono fatti tramite l’amministrazione finanziaria ossia l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza. Lo scopo di tali accertamenti è il contrasto all’evasione fiscale; ma spesso le verifiche si incrociano con la lotta ai crimini di maggior rilievo come il contrabbando, la criminalità organizzata, il commercio di sostanze stupefacenti, il riciclaggio di denaro sporco, il terrorismo. Le attività criminali, come noto, offrono lauti guadagni ed è proprio intercettando tali guadagni che si riesce a colpire la malavita.

Il controllo dei conti correnti non lascia fuori nessuno: vengono messi al tappeto tanto i conti degli imprenditori quanto quelli dei privati – siano essi disoccupati o normali lavoratori -, quelli dei professionisti e dei pensionati.

Insomma, non c’è un conto corrente, bancario o postale, che sfugga alla lente d’ingrandimento delle autorità. 

Ma come lo Stato controlla i conti correnti? Con quali strumenti e con quanta periodicità? Cercheremo di spiegarlo in questo breve articolo.

Quali conti correnti sono soggetti al controllo dello Stato?

Come anticipato, tutti i conti correnti sono sottoposti a costante controllo da parte dello Stato e delle autorità. E questo è comprensibile: al di là del fatto che l’evasione fiscale è radicata in tutte le fasce della popolazione, è anche frequente il ricorso ai prestanomi, soggetti incensurati e, di solito, poco “interessanti” da un punto di vista fiscale per nascondere i traffici illeciti.

Sono così soggetti ai controlli dello Stato i conti correnti dei giovani disoccupati e quelli degli anziani pensionati, quelli delle società e quelli degli imprenditori individuali, quelli dei professionisti e dei lavoratori dipendenti. 

Sono poi soggetti al controllo i conti correnti bancari e quelli postali. Finiscono poi nel calderone tutti i contratti stipulati con gli intermediari finanziari come l’acquisto e la gestione di un portafoglio di titoli di credito, i libretti di risparmio, le cassette di sicurezza.  

Dunque, non appena un conto corrente nasce viene automaticamente “censito” dalla banca che comunica la sua esistenza all’Agenzia delle Entrate. Vedremo meglio in che modo nel successivo paragrafo. 

L’Anagrafe tributaria

Per capire come lo Stato controlla i conti correnti non si può prescindere dall’Anagrafe Tributaria. Si tratta di una banca dati a disposizione dell’Amministrazione Finanziaria (e quindi Agenzia delle Entrate, Finanza e Dogane), che raccoglie dati e notizie organizzati su scala nazionale potenzialmente rilevanti per la valutazione della capacità contributiva dei contribuenti ai fini dell’attività di accertamento.

In particolare, nell’archivio sono presenti i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi presentate dai contribuenti, i versamenti delle imposte, le partecipazioni possedute in società di capitali, gli atti soggetti a registrazione come ad esempio i redditi da contratti di locazione, i dati contenuti nel catasto degli immobili, tutti i redditi di lavoro autonomo o dipendente e, tra questi ultimi, quelli percepiti da datori di lavoro privati o da enti esterni. Vi rientrano infine le pensioni e l’intestazione di polizze assicurative (tranne quelle sulla responsabilità civile).

Nell’Anagrafe tributaria sono poi contenuti i dati e le notizie riguardanti i contratti di somministrazione di energia elettrica, di servizi di telefonia fissa, mobile e satellitare, di servizi idrici e del gas, nonché i dati catastali degli immobili presso i quali sono attivate le utenze, così come dichiarati dagli utenti stessi.

Vi rientrano infine i dati anagrafici dei propri clienti, compreso il codice fiscale, con i quali hanno stipulato contratti in essere con riferimento al bene e ai corrispettivi percepiti nell’anno di riferimento.

L’Archivio dei rapporti finanziari

Una sezione dell’Anagrafe Tributaria si chiama Archivio dei rapporti finanziari (più comunemente nota con il nome di «Anagrafe dei conti correnti»). In esso, confluiscono le informazioni che banche ed altri intermediari finanziari hanno l’obbligo di trasmettere, con riferimento a:

  • esistenza e natura dei rapporti da essi intrattenuti (dal 1° gennaio 2005): conti correnti (bancari o postali), deposito titoli, cassette di sicurezza, libretti di risparmio o al portatore, aperture di credito, mutui, ecc.;
  • saldo conto e lista dei movimenti in entrata e in uscita dai suddetti conti: bonifici effettuati, bonifici ricevuti, versamenti di contanti sul conto, giroconto, ecc.;
  • operazioni eseguite con i contribuenti al di fuori di un rapporto continuativo, cosiddette operazioni “extra-conto” (a decorrere dal 1° gennaio 2006);
  • movimentazioni che hanno interessato i predetti rapporti (a decorrere dal 1° gennaio 2012);
  • valore medio di giacenza annuo di depositi e conti correnti bancari e postali (dal 2014);
  • rapporti finanziari di soggetti non residenti (dal 2016).

I dati e le notizie così raccolti sono utilizzati dall’Agenzia delle Entrate e/o dalla Guardia di Finanza per l’esecuzione delle indagini finanziarie e possono essere utilizzati anche per la formazione di liste selettive di contribuenti da sottoporre a specifico controllo. 

Come lo Stato controlla i conti correnti

Da quanto appena detto si intuisce chiaramente che lo Stato controlla i conti correnti tramite l’Archivio dei rapporti finanziari. Questo archivio è formato dalle stesse banche e uffici postali che effettuano una comunicazione periodica all’Amministrazione finanziaria di tutti i rapporti in essere coi cittadini. 

Gli operatori finanziari devono effettuare le seguenti comunicazioni:

  • comunicazioni mensili: dati anagrafici e codici fiscali del soggetto, tipo di rapporto attivato o cessato con l’intermediario e ruolo rivestito dal soggetto. Sono comprese le operazioni extra-conto riferite sia a chi è già in possesso di altri rapporti presso lo stesso intermediario che a clienti occasionali;
  • comunicazioni annuali: saldi, movimenti e giacenze medie relativi ai rapporti comunicati; rapporti finanziari di soggetti non residenti in attuazione della cooperazione internazionale.

Grazie all’Anagrafe dei conti correnti, lo Stato può verificare tutte le attività che i contribuenti hanno svolto sul proprio conto e su quelli di terzi (versamenti, giroconti, bonifici) in modo da contrastare evasione fiscale e criminalità.

Lo screening, come detto, avviene sulla base delle comunicazioni effettuate una volta all’anno dagli intermediari finanziari. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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5 Commenti

  1. Quanto elencato in termini di organismi e procedure dedicati pare non basti a diminuire l’entità dell’evasione fiscale (si dice sui 100/120 miliardi annui e da molti anni). La triste storia degli accertamenti fatti e della scarsità di somme recuperabili – dopo tempo interminabile – sembra più un peto dello Stato piuttosto che la cannonata che vorrebbe essere.

  2. Va bene che lo Stato fa la lotta agli evasori , ma come fanno a controllare quei liberi professionisti , medici, avvocati, ingegneri et cc cc che non fatturato le entrate ? E dichiarano sempre meno? Lo Stato può controllare i conti correnti e può essere sicuro degli stipendi dei dipendenti , se trova soldi in più chiede come mai è appioppa la differenza con la multa da pagare , ma se i soldi sul conto corrente sono in meno , non da la differenza di soldi al contribuente , poi ci sono diverse entrate dai tipi di lavori , quindi non può controllare tutti , può solo fare pagare le multe , interessi maggiorati solo alle persone che collaborano con la comunità , quelli che non anno mai collaborato e non collaborano , non sono neanche censite , e attingono sempre dalla collettività , ma con gli sprechi che fa lo stato di denaro pubblico , con stipendi pagate dallo stato fino a un milione all’anno per Generali , e altre categorie di dipendenti pubblici , un cittadino che vede questo sistema come fa a dire io verso la mia parte quando non può neanche vivere , bollette luce si paga più di tasse che di consumo, metano lo sasso , acqua pubblica idem , e tante altre cose che si pagano a sproposito , .per non dire altro.

    1. Perfetto! Hai ben sviluppato il mio commento. Ma ancora si può aggiungere qualcosa. Tutti gli evasori IMPUNITI che ora ricorrono – per giusta necessità, ci mancherebbe! – alle prestazioni del nostro SSN per le loro vicende con il Covid. Ma anche prima, solo per un taglio alla mano o una botta in testa. Pur avendo sottratto montagne di risorse a quel settore, sostituite da tagli di cui hanno risentito quelli che invece lo sostenevano perchè “Qualcuno” ne preleva per intero il suo contributo stabilito, senza alcuno scampo. Addirittura con sospetti se qualcosa non quadra. Per un dipendente, un pensionato, ma non certo per quelli che hai citato. Diciamo un rapporto di 1 a 1000 per l’entità?

  3. Lo stato non ha diritto di controllare i miei movimenti, ammesso che io lavori 10 oppure 12 compreso il sabato e la domenica con che diritto lo stato mi impedisce di lavorare quanto mi pere? se ho trovato una soluzione ad un problema che altri non sono stati capaci io lavoro quanto mi pare seItnza ciedere il permesso a nessuno, anzi lo stato mi do vrebbe dare un riconoscimento, per fortuna in Italia i nostri governanti ci hanno insegnato ad arrangiarsi e a difendersi da soli, conntrollino i soldi delle tangenti che i deputati si accaparrano senza diritto

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