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Responsabilità discoteca: ultime sentenze

14 Novembre 2020
Responsabilità discoteca: ultime sentenze

Se la bottiglia colpisce il cliente mentre balla in pista, la responsabilità è della struttura? Esiste il nesso causale tra la vendita della bottiglia e l’evento lesivo? Il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone.

Gestore discoteca: risponde del danno da sciabolatura?

Il gestore di una discoteca risponde del danno c.d. “da sciabolatura” cagionato in conseguenza dell’urto della bottiglia di champagne dissigillata in modo anomalo, ossia mediante fenditura del collo con modalità alternative a quelle ordinarie.

Tribunale Venezia, 03/02/2020

Responsabilità della discoteca: quando è esclusa?

Deve essere confermata la decisione dei giudici del merito che hanno escluso la responsabilità della struttura per i danni occorsi alla vittima, colpita da una bottiglia mentre si trovava nella pista da ballo di una discoteca, atteso che argomentando sul fatto che l’evento dannoso era stato provocato (non dal dinamismo della bottiglia in sé ma) dall’uso della bottiglia fatta dall’avventore (rimasto sconosciuto), i giudici hanno correttamente ritenuto che – non sussistendo un divieto di vendita di bottiglie ed alcoolici all’interno della discoteca di proprietà della società convenuta (come invece è ora previsto negli stadi) e non potendo il personale della struttura obiettivamente governare ogni possibile fonte di rischio – il fatto doloso del terzo (rientrante nel caso fortuito) aveva eliso ogni nesso causale tra la vendita della bottiglia e l’evento lesivo occorso.

Cassazione civile sez. VI, 04/06/2019, n.15249

Responsabilità per danno cagionato da cose in custodia

Va cassata “in parte qua” la pronuncia di merito che aveva escluso l’applicabilità del regime di responsabilità per danno cagionato da cose in custodia, nei confronti del gestore di una discoteca convenuto in giudizio da chi, azzuffatosi con un altro cliente in un’area pertinenziale antistante al locale notturno e recintata in modo inadeguato, sia precipitato nella strada sottostante, riportando lesioni gravissime.

Cassazione civile sez. III, 03/04/2009, n.8128

Quando la discoteca risponde dei danni cagionati al cliente?

La discoteca risponde ai sensi dell’art. 1228 c.c. dei danni ad un cliente cagionati dal fatto doloso o colposo dei suoi ausiliari preposti al servizio d’ordine.

Tribunale Savona, 03/08/2006

Personale addetto alla sicurezza: condotta illecita

Allorché la condotta illecita del dipendente appaia del tutto abnorme e tale da recidere ogni rilevante collegamento con le mansioni che svolgeva nel locale, deve ravvisarsi una condotta del tutto estranea al rapporto di lavoro, con la conseguenza che non può trovare applicazione la presunzione di cui all’art. 2049 c.c

Quest’ultima postula un collegamento tra il fatto dannoso del dipendente o del commesso e le mansioni da questi disimpegnate, imponendo la verifica di un rapporto di occasionalità necessaria, nel senso che l’incombenza disimpegnata abbia determinato una situazione tale da agevolare o rendere possibile l’evento dannoso, anche se il dipendente abbia operato oltre i limiti delle sue incombenze, purché sempre nell’ambito dell’incarico affidatogli.

Nella fattispecie è stata esclusa la responsabilità del gestore di una discoteca per il fatto illecito compiuto da un barman proprio dipendente che aveva colpito un cliente alla bocca con una bottiglia ed è stata, invece, riconosciuta per il fatto illecito di proprio personale addetto alla sicurezza integrante gli estremi dei reati di percosse e sequestro di persona, trattandosi di eccessi comunque riconducibili alle funzioni di buttafuori espletate nella circostanza.

Tribunale Padova sez. II, 04/12/2002, n.2904

Discoteca: attività esercitata abusivamente

In ipotesi di esercizio abusivo di un’attività commerciale (discoteca, bar, pizzeria) la responsabilità per le violazioni commesse in materia di Iva non può essere estesa alla società promessa venditrice dei locali in cui quell’attività è stata abusivamente esercitata quando questa dimostri di non aver in alcun modo partecipato a quell’attività e di aver assunto tutte le iniziative giudiziarie necessarie a far cessare la prosecuzione delle violazioni stesse.

Comm. trib. reg. Milano, (Lombardia) sez. XXVII, 16/04/1999, n.101

Disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone

La sola qualità di componente del consiglio di amministrazione di una società di capitali (nella specie proprietaria di una discoteca), allorché risulta che la gestione dell’esercizio è curata da persona cui è intestata la licenza per tale attività e non vi è alcuna prova che detto componente si sia positivamente ingerito nella conduzione dell’azienda, non può costituire circostanza di fatto dalla quale derivare una sua responsabilità penale per violazioni di legge inerenti alle modalità imposte dalla competente autorità al titolare della licenza amministrativa concernente l’esercizio di proprietà della società stessa, dal momento che si tratta di obblighi imposti a costui che, nella sua qualità di titolare della licenza, ne garantisce l’ottemperanza nei confronti della autorità.

(Fattispecie relativa a contravvenzione di disturbo del riposo e delle occupazioni delle persone, commessa con abuso degli strumenti sonori di una discoteca e superando i limiti di rumorosità prescritti, relativamente alla quale la suprema Corte, nell’enunciare il principio di cui in massima, ha precisato che il componente del consiglio di amministrazione può sempre rispondere penalmente di eventuali violazioni di detti obblighi, ma soltanto quale concorrente nella condotta del titolare della licenza, come ogni altro soggetto versante nella situazione di cui all’art. 110 c.p., e non per la sua mera qualità soggettiva).

Cassazione penale sez. I, 16/01/1996, n.1461

Emissioni sonore provenienti dalla discoteca

Ai fini della configurabilità dei reati di cui agli artt. 659 comma 1 e 674 c.p., l’attitudine, rispettivamente, dei rumori a disturbare le occupazioni o il riposo delle persone e delle emissioni di gas, vapori o fumi a molestare persone non deve necessariamente essere accertata mediante perizia, ben potendo, al contrario, il giudice, secondo le regole generali, fondare il proprio convincimento al riguardo su elementi probatori di diversa natura quali, in particolare, le dichiarazioni testimoniali di coloro che siano in grado riferire caratteristiche ed effetti dei rumori e delle emissioni summenzionati, quando tali dichiarazioni non si risolvano nell’espressione di valutazioni meramente soggettive o di giudizi di natura tecnica, ma si limitino a riferire quanto oggettivamente percepito da dichiaranti medesimi.

(Nella specie, in applicazione di tali principi, la Corte ha ritenuto che legittimamente fosse stata affermata la responsabilità dell’imputato, gestore di una discoteca, in ordine ai reati in questione, sulla base delle dichiarazioni testimoniali di soggetti i quali avevano riferito che durante le ore notturne non riuscivano a dormire a cagione delle emissioni sonore provenienti da detta discoteca e che i fumi parimenti da essa provenienti invadevano abitualmente la tromba delle scale condominiali).

Cassazione penale sez. I, 07/04/1995, n.5215

Immissione e superamento della normale tollerabilità

Sussiste la responsabilità per immissione eccedenti la normale tollerabilità a carico del gestore di una discoteca per la particolare intensità delle luci delle insegne, i rumori assordanti, la durata fino a notte inoltrata e la mancanza di impianto di insonorizzazione.

Tribunale Venezia, 07/07/1987

Responsabilità per fatto illecito e risarcimento per concorso di colpa

In tema di responsabilità per fatto illecito doloso, l’art. 1227 c.c., concernente la diminuzione della misura del risarcimento in caso di concorso del fatto colposo del danneggiato, non è applicabile nell’ipotesi di provocazione da parte della persona offesa del reato, in quanto la determinazione dell’autore del delitto, di tenere la condotta illecita che colpisce la persona offesa, costituisce causa autonoma del danno, non potendo ritenersi che la consecuzione del delitto al fatto della provocazione esprima una connessione rispondente ad un principio di regolarità causale.

(In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che aveva escluso la riduzione del risarcimento del danno conseguente a lesioni personali subite all’interno di una discoteca e consumate da “buttafuori”).

Cassazione civile sez. III, 23/03/2016, n.5679



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