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Lite temeraria: ultime sentenze

24 Aprile 2021
Lite temeraria: ultime sentenze

Consapevolezza dell’infondatezza della domanda e della tesi difensiva; liquidazione del danno; onere della prova del dolo o della colpa grave.

La violazione dei doveri di lealtà e probità

La condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. è volta a salvaguardare finalità pubblicistiche, correlate all’esigenza di una sollecita ed efficace definizione dei giudizi, nonché interessi della parte vittoriosa ed a sanzionare la violazione dei doveri di lealtà e probità sanciti dall’art. 88 c.p.c., realizzata attraverso un vero e proprio abuso della “potestas agendi” con un’utilizzazione del potere di promuovere la lite, di per sé legittimo, per fini diversi da quelli ai quali esso è preordinato, con conseguente produzione di effetti pregiudizievoli per la controparte.

Tribunale Milano sez. X, 18/11/2020, n.7363

La responsabilità aggravata per lite temeraria

L’applicazione dell’art. 96 co. 3 c.p.c. deve rivestire carattere eccezionale, cioè confinato nell’ambito di gravi violazioni e non semplicemente nella allegazioni di fatti o situazioni che rappresentano la pretesa di una parte e che, come tali, vengono sottoposte al vaglio di un organo giurisdizionale chiamato a valutarne la fondatezza o meno; tale discorso vale, a maggior ragione, nell’ambito dei contratti d’appalto, per loro natura suscettibili di variazioni in corso d’opera, spesso soggetti a contrapposte interpretazioni e caratterizzati da una disciplina assai articolata.

Corte appello Trento sez. II, 15/07/2020, n.153

Tesi giuridiche riconosciute errate dal giudice

La condanna per responsabilità processuale aggravata, per lite temeraria, quale sanzione dell’inosservanza del dovere di lealtà e probità cui ciascuna parte è tenuta, non può derivare dal solo fatto della prospettazione di tesi giuridiche riconosciute errate dal giudice, occorrendo che l’altra parte deduca e dimostri nell’indicato comportamento dell’avversario la ricorrenza del dolo o della colpa grave, nel senso della consapevolezza, o dell’ignoranza, derivante dal mancato uso di un minimo di diligenza, dell’infondatezza delle suddette tesi.

Corte appello Palermo sez. II, 11/06/2020, n.885

Rifiuto ingiustificato della proposta conciliativa del giudice

Nel corso del giudizio quando l’attrice rifiuta ingiustificatamente una proposta conciliativa formulata dal giudice ex art. 185 bis c.p.c. e da ciò si rileva non solo il carattere pretestuoso della mancata adesione ma anche la grave negligenza nella ulteriore coltivazione del giudizio, avendo la stessa disertato l’udienza immediatamente successiva alla proposta, determinando l’impossibilità delle parti di addivenire ad una più rapida definizione della lite, per cui la condotta processuale della stessa costituisce un evidente e consapevole abuso del processo, pur costituzionalmente garantito, a danno delle altre parti e il pregiudizio va riferito a quello conseguente all’indebito coinvolgimento in un processo, evitabile con la diligenza processuale imposta dall’art. 88 c.p.c., come tale non ristorato dalla mera ripetizione delle spese processuali, quando le altre parti sono state costrette ad un ulteriore attività processuale; ne consegue che la determinazione del danno, ex art. 96, comma 3, c.p.c., rimessa alla discrezionale liquidazione del giudice secondo il parametro dell’equità, dovrà avvenire tenendo conto del valore della causa, del tipo di condotta processuale adottata dal soccombente e dalla consistenza economica dei contendenti (nella specie è stata ritenuta equa la somma di € 1.000,00 per ciascuna delle parti).

Tribunale Roma sez. XIII, 27/05/2020, n.7706

Domanda risarcitoria per lite temeraria

In  ordine alla domanda risarcitoria per lite temeraria, devono sussistere rigorosi, concreti ed effettivi elementi di danno, subiti in conseguenza del comportamento processuale della controparte, affinché possa essere emessa la condanna per responsabilità processuale aggravata.

Tribunale Roma sez. III, 08/04/2020, n.5914

Lite temeraria: mancato utilizzo del minimo di diligenza ordinaria

Affinché parte attrice sia condannabile per “lite temeraria” di cui all’art. 96 c.p.c. è necessario che emerga, in tutta evidenza, la mala fede ovvero la colpa grave, consistenti nella consapevolezza dell’infondatezza della domanda e della tesi difensiva ovvero nell’assenza dell’ordinaria diligenza nell’acquisizione di tale consapevolezza.

In tale ottica, non è sufficiente che parte attrice abbia portato avanti tesi giuridiche che il giudice abbia ritenuto errate, ma è necessario che la controparte deduca e provi la consapevolezza dell’infondatezza ovvero il mancato utilizzo del minimo di diligenza ordinaria.

Corte appello Napoli sez. VIII, 13/02/2020, n.679

Condanna per lite temeraria

La domanda di condanna per lite temeraria deve provare che l’istante abbia agito con dolo o colpa grave. (Nel caso di specie si trattava di un’impugnazione della sentenza di primo grado sui crediti ammessi allo stato passivo del fallimento).

Corte appello Catanzaro sez. II, 24/01/2020, n.91

Rigetto della domanda per lite temeraria

Nel caso di rigetto della domanda ex art. 96 c.p.c. proposta dall’appellato e contestuale rigetto dell’appello, con conseguente conferma integrale della sentenza di primo grado, non ha luogo un’ipotesi di pluralità di domande effettivamente contrapposte idonea a determinare la soccombenza reciproca.

Cassazione civile sez. II, 13/09/2019, n.22952

Quantificazione del danno da lite temeraria

Qualora venga pronunciata condanna al risarcimento alla controparte i danni da lite temeraria ai sensi dell’art.96 c.p.c., tali danni, anche in difetto di specifiche allegazioni, ben possano individuarsi, sulla base della comune esperienza, nel pregiudizio subito dall’essersi dovuti occupare del giudizio, sottraendo tempo ed energie utili alle proprie occupazioni, e potranno essere liquidati in via equitativa o ai sensi della legge n. 89/2001, come da ultimo modificata dalla legge n. 208/2015, quindi liquidabili in €.400,00/€.800,00 per ciascun anno o frazione di anno superiore a sei mesi eccedenti il termine di durata ragionevole del processo.

Tribunale Roma sez. XI, 09/01/2020, n.471

Lite temeraria

L’art. 96, co. 3, c.p.c. ha una funzione (quanto meno) sanzionatoria di quelle condotte processuali temerarie che comportano un complessivo pregiudizio alla tempestiva definizione dei procedimenti seriamente instaurati e, in definitiva, un ingiustificato spreco di una risorsa sempre più limitata quale il giudizio civile. Detta condanna è ancorata alla ricorrenza del dolo o della colpa grave della parte soccombente e, rispetto a tali condizioni, chi invochi la condanna ex art. 96 c.p.c. ha l’onere, quantomeno, di allegare argomentazioni a sostegno della richiesta.

Tribunale Milano sez. III, 28/06/2019, n.6387

Responsabilità aggravata e lite temeraria

In tema di responsabilità aggravata, la determinazione equitativa della somma dovuta dal soccombente alla controparte in caso di lite temeraria non può essere parametrata all’indennizzo di cui alla legge n. 89 del 2001 – il quale, ha natura risarcitoria ed essendo commisurato al solo ritardo della giustizia, non consente di valutare il comportamento processuale del soccombente alla luce del principio di lealtà e probità ex art. 88 c.p.c., laddove la funzione prevalente della condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. è punitiva e sanzionatoria -, potendo essere calibrata su una frazione o un multiplo delle spese di lite con l’unico limite della ragionevolezza.

Cassazione civile sez. III, 04/07/2019, n.17902

L’infondatezza della domanda o dell’eccezione

In tema di lite temeraria, agire con mala fede o colpa grave vuol dire infatti azionare la propria pretesa, o resistere a quella avversa, con la coscienza dell’infondatezza della domanda o dell’eccezione; oppure senza aver adoperato la normale diligenza per acquisire la coscienza dell’ammissibilità e della fondatezza della propria posizione (nella specie, il ricorrente aveva proposto un ricorso per cassazione totalmente privo dei requisiti minimi ed indefettibili richiesti dall’art. 366 c.p.c., per l’ammissibilità del ricorso).

Cassazione civile sez. VI, 18/12/2019, n.33720

L’accertamento della mala fede o della colpa grave

La responsabilità aggravata ai sensi dell’art. 96, comma 3, c.p.c., a differenza di quella di cui ai primi due commi della medesima norma, esige pur sempre, sul piano soggettivo, la mala fede o la colpa grave della parte soccombente, sussistente nell’ipotesi di violazione del grado minimo di diligenza che consente di avvertire facilmente l’infondatezza o l’inammissibilità della propria domanda.

Corte appello Catania sez. II, 11/11/2019, n.2225

Lite temeraria: quali sono i presupposti?

I presupposti della mala fede o della colpa grave pur sempre indispensabili per l’applicabilità dell’art. 96, comma terzo, c.p.c., devono coinvolgere l’esercizio dell’azione processuale nel suo complesso, cosicché possa considerarsi meritevole di sanzione l’abuso dello strumento processuale in sé, anche a prescindere dal danno procurato alla controparte e da una sua richiesta, al fine di contemperare le esigenze di deflazione del contenzioso pretestuoso con la tutela del diritto di azione; integrano mala fede la pretestuosità dell’iniziativa giudiziaria, per contrarietà al diritto vivente ed alla giurisprudenza consolidata, ovvero la manifesta inconsistenza giuridica delle censure in sede di gravame, oppure la palese e strumentale infondatezza dei motivi di impugnazione.

Corte appello Ancona sez. II, 28/10/2019, n.1535

Lite temeraria: accoglimento domanda di risarcimento dei danni

All’accoglimento della domanda di risarcimento dei danni da lite temeraria non osta l’omessa deduzione e dimostrazione dello specifico danno subito dalla parte vittoriosa, che non è costituito dalla lesione della propria posizione materiale, ma dagli oneri di ogni genere che questa abbia dovuto affrontare per essere stata costretta a contrastare l’ingiustificata iniziativa dell’avversario e dai disagi affrontati per effetto di tale iniziativa, danni la cui esistenza può essere desunta dalla comune esperienza.

Tribunale Avezzano, 03/09/2019, n.422



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2 Commenti

  1. Vorrei un vostro parere perché parlando con il mio avvocato mi ha detto che rischiamo una condanna per lite temeraria, ma io non ho capito cosa intende. Lui dice che la causa è persa in partenza e che viene fatta per intimidire l’avversario. Ma potete spiegarmi meglio cos’è questa benedetta lite temeraria e cosa si rischia? Grazie

    1. Se in malafede o con colpa grave, avvii o resisti in una causa “persa” puoi essere condannato per lite temeraria. Ad esempio, è lite temeraria il contenzioso “facile” che si basa su pretese senza fondamento o con l’unico obiettivo di intimidire l’altra parte in giudizio. La condanna può consistere nel pagamento delle spese processuali nei confronti dell’avversario; nel pagamento di una sanzione a titolo di lite temeraria per responsabilità processuale aggravata; in una sanzione per condotta processuale scorretta.

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