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Responsabilità ristorante: ultime sentenze

16 Novembre 2020
Responsabilità ristorante: ultime sentenze

Cattivo stato di conservazione dei prodotti alimentari; attività di ristorazione del locale pubblico; danni alla persona.

Responsabilità del ristoratore

Il regime di responsabilità del ristoratore per il deterioramento, la distruzione o la sottrazione delle cose portate nel ristorante, e non affidate alla sua custodia, ai sensi dell’art. 1784 c.c., si applica esclusivamente per quelle cose di cui è opportuno che il cliente si liberi per il miglior godimento della prestazione.

Cassazione civile sez. III, 09/11/1987, n.8268

Responsabilità immissioni intollerabili

In tema di immissioni intollerabili e quindi di rapporto tra proprietà e locazione, si configura anche responsabilità aquiliana esclusivamente in caso di condotta dolosa o colposa e, quindi, quando il soggetto sia qualificabile come autore o coautore del fatto causativo del danno: così, il soggetto titolare dell’immobile concesso in locazione ed adibito a ristorante non è responsabile per il solo fatto di esserne proprietario se le immissioni siano imputabili soltanto alla condotta del conduttore. È, quindi, illegittima, e va pertanto annullata, la sentenza di merito con cui, senza aver accertato l’eventuale apporto causale anche in concorso nell’illecito da parte del proprietario, quest’ultimo venga condannato anche a risarcire il danno aquiliano.

Cassazione civile sez. III, 28/05/2015, n.11125

Esclusione responsabilità ristorante

Il titolare di un ristorante, che abbia messo a disposizione della clientela un parco giochi a perfetta regola d’arte, non risponde dei danni subiti dai minori intenti all’uso delle relative attrezzature, in quanto non è tenuto alla loro sorveglianza.

Cassazione civile sez. III, 21/05/2013, n.12401

Responsabilità del gestore di un ristorante

Ricorre la responsabilità del gestore di un ristorante per la mancata restituzione di una pelliccia consegnata al personale di servizio per essere custodita in apposito locale.

Tribunale Roma, 28/11/1977

Responsabilità penale del titolare di un ristorante

Il cattivo stato di conservazione di prodotti alimentari integra la violazione penale di cui all’art. 5 lett. b) l. n. 283 del 1962, non rilevando la circostanza che i prodotti medesimi non vengano a trovarsi direttamente nel luogo destinato alla vendita o, comunque, alla commercializzazione. (Nella fattispecie si accertava la penale responsabilità del titolare di un ristorante per avere conservato, presso un fatiscente locale adibito a deposito, dei prodotti alimentari di vario genere in un frigo congelatore a pozzetto in stato di ossidazione ed in condizione di promiscuità, al fine di utilizzarli per l’attività di ristorazione del locale pubblico annesso).

Tribunale Salerno, 20/12/1999

Incidente in un ristorante e responsabilità del ristoratore

Chi accede in un ristorante ha il diritto di pretendere dal gestore che sia tutelata la sua incolumità fisica. In caso di incidente, il ristoratore può evitare la condanna solo se dimostra il caso fortuito che non poteva essere né previsto né evitato e che comunque ha fatto tutto il possibile per evitare l’incidente.

Cassazione civile sez. VI, 28/05/2020, n.9997

Responsabilità del ristoratore: quando non sussiste?

Nel caso in cui l’avventore di un ristorante abbia riportato danni alla persona a causa di una attività pericolosa svolta da alcuni clienti all’interno del locale (lancio di piatti a terra in occasione del Capodanno) non sussiste responsabilità contrattuale del ristoratore, non esistendo alcun nesso causale tra l’evento dedotto e la prestazione di servizio oggetto del contratto; non può ritenersi infatti che rientri tra le obbligazioni a carico del gestore del ristorante l’obbligo di far cessare ogni attività pericolosa posta in essere dagli avventori, specie se lo stesso danneggiato sia compartecipe dell’attività dalla quale gli sia derivato il danno.

(Nel caso di specie, l’avventore rimasto ferito si era unito al lancio di piatti effettuato dagli altri commensali, prima di rimanerne danneggiato).

Cassazione civile sez. III, 15/02/2003, n.2312

Ristorante: sospetto di tossinfezione alimentare

Non è configurabile responsabilità aquiliana della p.a., derivante dal reato di omissione di atti di ufficio, nel comportamento di un funzionario Usl che, nell’inoltrare al p.m. la notizia criminis inerente a un sospetto di tossinfezione alimentare occorso in un ristorante, abbia omesso di allegare i risultati negativi di analisi su campioni di alimenti effettuate tre giorni dopo, atteso che il nuovo testo dell’art. 328 c.p. non sanziona la condotta meramente omissiva del pubblico impiegato, ma l’indebito rifiuto di un atto d’ufficio in presenza di una richiesta dello stesso atto da parte di chi vi abbia interesse.

Cassazione civile sez. III, 25/05/2004, n.10025



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12 Commenti

  1. Se lascio l’auto nel cortile privato del ristorante o dell’albergo, anche se non vi siano cartelli o altre indicazioni a specificare che si tratti di parcheggio custodito. Immagino che la responsabilità sia del gestore dell’albergo o del ristoratore per i danni subiti dall’automobile. Dico bene?

    1. Lasciare l’auto in mezzo alla strada non può generare quella tranquillità e sicurezza che, invece, può scattare, nel subconscio dell’automobilista, quando invece lascia il proprio mezzo in un cortiletto privato, di proprietà del locale ove si sta recando. L’idea che lo spazio non sia aperto a tutti in modo indiscriminato, ma solo ai clienti, fa scattare quell’affidamento tale da poter giustificare la responsabilità del custode. Si pensi ai parcheggi delle sale di ricevimento per matrimoni o a quelli degli alberghi dove il personale suggerisce anche in che modo posizionare l’auto per poter “centellinare” lo spazio. È anche il caso degli spazi recintati di un ristorante dove trovano posto le vetture degli avventori. Ebbene, secondo il tribunale capitolino, il proprietario dell’esercizio commerciale è responsabile dell’auto posteggiata nel proprio parcheggio qualora la presenza di appositi steccati, siepi, recinzioni o di personale di controllo lasci presumere al cliente, anche senza bisogno di espresse menzioni, che si tratti di parcheggio custodito. La conclusione, infatti, di un contratto di parcheggio, con tutti gli obblighi che ne conseguono per il custode, come appunto la responsabilità in caso di furto o di danneggiamento dell’auto, è un fatto che si può desumere anche da comportamenti concludenti e non necessariamente da dichiarazioni espresse.

    2. La presenza di personale al cancello d’ingresso, l’ubicazione all’interno della recinzione e le assicurazioni riportate sul sito web in ordine alla riservatezza e sicurezza della struttura rispetto ad eventuali intrusioni di persone estranee, portano inequivocabilmente a ritenere che il proprietario del locale abbia predisposto un’area riservata per la custodia delle automobili degli ospiti e dei clienti in caso di eventi ivi organizzati, assumendo, conseguentemente, nei confronti di detti ospiti, la responsabilità prevista dal codice civile in tema di contratto di deposito.

  2. So che in questo periodo, è da pazzi pensare ad una cosa del genere, soprattutto vedendo che la pandemia ha messo in ginocchio il mondo della ristorazione…Ma Il mio sogno sin da bambino è quello di aprire un ristorante. Ho lavorato come cameriere, poi come aiuto cuoco ed ho fatto tante rinunce in questi anni per mettermi un po’ di soldi da parte. Ora, credo che quando tutto questo disastro causato dal covid si riprenderà, ho intenzione di aprire il mio primo ristorante. Vorrei sapere però a cosa andrei incontro a livello di costi. Potreste darmi qualche delucidazione a riguardo?

  3. Tempo fa, dopo la cena al ristorante, mi sono beccato una bella intossicazione alimentare. In pratica, ho mangiato un piatto di gamberoni e mi sono sentito male. In questo caso, passato il malore, ho fatto analizzare il pesce per verificare che fosse fresco e che sia stato conservato bene. Poi, ho scoperto che c’è stato un episodio di intossicazione alimentare ha coinvolto più clienti del ristorante e abbiamo fatto ricorso al tribunale

    1. Nel caso in cui l’intossicazione alimentare al ristorante interessa al massimo una o due persone, sarebbe più conveniente per tutti (cliente e ristoratore) trovare un accordo in privato per il risarcimento del danno. Le associazioni dei consumatori consigliano il ricorso all’autorità giudiziaria solo quando c’è stato un episodio di intossicazione alimentare di massa al ristorante (ad esempio dopo un matrimonio, un compleanno, un pranzo di lavoro, una cena di coscritti). Sarà più facile, in questo caso, dimostrare davanti a un giudice il torto del titolare del locale quando più persone che hanno mangiato la stessa cosa si sono sentite male subito dopo. Non saranno tutti allergici o intolleranti ai crostacei, insomma.

  4. Per colpa di una chiazza d’acqua o qualcosa di scivoloso ben presente sul pavimento del locale, sono scivolato e mi sono fatto male. Posso chiedere il risarcimento?

    1. Il custode del bene non è responsabile se l’evento (la caduta) si è verificato per “caso fortuito”. Ora, non c’è bisogno di pensare necessariamente a un terremoto per fare un esempio di “caso fortuito”. Tale è anche una condotta distratta dell’avventore. Chi cammina con i propri piedi non può certo affidarsi alla responsabilità altrui se il danno poteva da lui essere evitato con un minimo di prudenza e attenzione. Questo non significa, di certo, avere gli occhi sempre puntati sul pavimento, ma neanche procedere con lo sguardo alle nuvole. Una giusta via di mezzo prevede che, tutte le volte in cui il pericolo è facilmente visibile o prevedibile, allora il risarcimento deve essere negato. Ci sono, poi, le vie di mezzo in cui si può anche configurare il concorso di colpa tra i due soggetti, magari quando un po’ di prudenza in più avrebbe quantomeno ridotto il danno.

    2. Il comportamento colposo del danneggiato può – secondo un ordine crescente di gravità – configurare un concorso di colpa, oppure addirittura giungere ad escludere del tutto la responsabilità del custode. La disattenzione e la superficialità della condotta del cliente del ristorante – che ad esempio ha percorso quel tratto del corridoio nonostante la chiazza di olio fosse chiaramente visibile – è tale da escludere ogni responsabilità del ristoratore. Possiamo dire che tanto più la situazione di pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione delle normali cautele da parte del danneggiato, tanto più la responsabilità della caduta è imputabile al comportamento imprudente del danneggiato.

  5. Hanno fatto una recensione negativa e di cattivo gusto al mio ristorante… Ora, vorrei sapere da voi esperti, vi leggo sempre con attenzione, se lasciare una recensione negativa su Internet riguardo un servizio di cui si è usufruito o su un prodotto acquistato fa sorgere il reato di diffamazione? Aspetto vostri chiarimenti grazie

    1. Non comporta il reato di diffamazione se ci si esprime in termini esatti e corretti, rispettando i principi di verità, di pertinenza e di continenza dei fatti riportati e, dunque, senza travalicare nelle offese. Il reato è escluso anche quando le espressioni utilizzate sono forti ma rientrano nel legittimo diritto di critica.Tieni presente che la recensione serve per informare ed aiutare il pubblico indistinto dei possibili futuri clienti, perciò deve descrivere i fatti accaduti e l’esperienza avuta nella loro obiettività. I giudizi anche aspri e severi sono ammessi, purché siano ancorati a queste circostanze realmente verificatesi e non quando si limitano ad affermazioni indimostrate e sprezzanti che non rivelano il loro perché e tendono solo a sfogare rabbia, insoddisfazione e rancore verso l’esercizio commerciale o il professionista. Facciamo due esempi.

      Marco va a mangiare in un ristorante e descrive l’esperienza come “pessima”: i camerieri sono “poco professionali e sgarbati”, tant’è che “uno mi ha urtato e macchiato e non si è nemmeno scusato”; la cucina è bollata come “cattiva” perché “i piatti arrivano freddi e mal conditi”; il conto è “eccessivamente caro” perché un primo e un secondo “mi sono costati ben 48 euro” nonostante “la scarsissima qualità del locale e del servizio”. La recensione è legittima perché è argomentata e ogni giudizio è riferito ad una circostanza precisa.

      Maria va a pranzare nello stesso ristorante e riceve grossomodo lo stesso trattamento di Marco, ma su Facebook bolla il ristorante come “schifoso” e invita i lettori della sua pagina: “non andate da quei mascalzoni se non volete buscare un mal di pancia e trovarvi l’abito rovinato e il portafoglio vuoto”. La sua recensione è offensiva e diffamatoria.

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