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Ricovero casa di cura: ultime sentenze

7 Luglio 2021
Ricovero casa di cura: ultime sentenze

Inadempimento della prestazione medico-professionale; validità del contratto di ricovero; maltrattamenti; correttezza dell’imputazione dei costi di ricovero.

Ricovero in casa di cura

In tema di nomina dell’amministratore di sostegno, ai sensi dell’art. 404 c.c., la competenza per territorio spetta al giudice tutelare del luogo in cui la persona interessata abbia stabile residenza o domicilio; pertanto, in caso di collocamento del beneficiario in una casa di riposo, qualora venga meno il carattere transitorio della sua permanenza, sull’istanza di sostituzione dell’amministratore è competente il giudice nel cui territorio si trovi detta struttura di assistenza.

Il ricovero presso una casa di cura o di riposo non implica di per sé anche il trasferimento del domicilio in tale luogo, poiché esso può avere carattere solamente temporaneo o comunque non continuativo, potendo il beneficiario tornare nel luogo lasciato per brevi o lunghi periodi e voler concentrare lì il centro principale dei suoi rapporti.

Cassazione civile sez. VI, 17/09/2020, n.19431

Pagamento della retta della casa di cura

In tema di ingiunzione, laddove il decreto ingiuntivo opposto abbia ad oggetto il pagamento della retta per ricovero in casa di cura, laddove sia accertata la validità del contratto di ricovero e la correttezza dell’imputazione dei costi di ricovero a carico dell’utente, l’opposizione a decreto ingiuntivo proposta va rigettata e il decreto ingiuntivo opposto confermato.

Tribunale Parma sez. II, 31/01/2019, n.181

Il direttore sanitario di una casa di cura privata

Al direttore sanitario di una casa di cura privata spettano poteri di gestione della struttura e doveri di vigilanza e organizzazione tecnico-sanitaria, compresi quelli di predisposizione di precisi protocolli inerenti al ricovero dei pazienti, all’accettazione dei medesimi, all’informativa interna di tutte le situazioni di rischio, alla gestione delle emergenze, alle modalità di contatto di altre strutture ospedaliere cui avviare i degenti in caso di necessità e all’adozione di scorte di sangue e/o di medicine in caso di necessità.

Il conferimento di tali poteri comporta, quindi, l’attribuzione al direttore sanitario di una “posizione di garanzia” giuridicamente rilevante, tale da consentire di configurare una responsabilità colposa per fatto omissivo per mancata ed inadeguata organizzazione della casa di cura privata, qualora il reato non sia ascrivibile esclusivamente al medico e/o ad altri operatori della struttura.

(Fattispecie in materia di omicidio colposo per la morte di una paziente a seguito di parto avvenuta in un casa di cura, per la quale, in sede di merito, erano stati condannati non solo il medico e l’anestesista, ma anche il direttore sanitario della clinica privata; la Corte, pur annullando il reato per prescrizione, ha ritenuto che ai fini civili correttamente era stata ravvisata la colpa anche del direttore sanitario, per la sua accertata responsabilità per le carenze strutturali della casa di cura, in particolare in conseguenza dell’omessa predisposizione di un adeguato meccanismo interno alla struttura di verifica delle condizioni dei pazienti all’ingresso e dell’omessa predisposizione di un protocollo per le situazioni di emergenza).

Cassazione penale sez. IV, 19/02/2019, n.32477

Maltrattamenti in una casa di cura e ricovero per anziani

Ai fini della configurabilità del delitto di cui all’art. 572 c.p., l’esistenza, in una casa di cura e ricovero per anziani, di un generalizzato clima di sopraffazione e violenza nei confronti degli assistiti non esime dalla rigorosa individuazione dei distinti autori delle varie condotte, in quanto il carattere personale della responsabilità penale impedisce che il singolo addetto, in mancanza di addebiti puntuali che lo riguardano, possa essere chiamato a rispondere, sia pure in forma concorsuale, del contesto in sé considerato, anche nel caso in cui da tale contesto egli tragga vantaggio.

Cassazione penale sez. VI, 11/09/2019, n.43649

Ricovero in casa di cura e libertà vigilata

In tema di libertà vigilata, il giudice d’appello, anche quando appellante sia il solo imputato, può modificare in modo peggiorativo le modalità di esecuzione della misura di sicurezza applicata dal primo giudice, in quanto, dovendo essere le prescrizioni idonee ad evitare occasione di nuovi reati, esse sono suscettibili di successive modifiche o limitazioni.

(In motivazione, la Corte ha precisato che diversamente accade in relazione alla disciplina della misura del ricovero in casa di cura o di custodia, per la quale non è possibile una successiva modifica peggiorativa delle condizioni applicative in appello, non essendo prevista l’individuazione di modalità esecutive).

Cassazione penale sez. I, 27/09/2017, n.48569

Responsabilità contrattuale della casa di cura

La responsabilità della casa di cura (o dell’ente) nei confronti del paziente ha quindi natura contrattuale – atteso che l’accettazione da parte sua, in ospedale, ai fini del ricovero, di un intervento chirurgico o, comunque, di un trattamento sanitario, comporta la conclusione di un contratto – e può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 c.c., sia all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, sia, in virtù dell’art. 1228 c.c. (secondo cui il debitore che nell’adempimento dell’obbligazione si avvale dell’opera di terzi, ancorché non alle sue dipendenze, risponde anche dei fatti dolosi o colposi dei medesimi), all’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario, pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, comunque sussistendo un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione.

A sua volta, anche l’obbligazione del medico dipendente dall’ente ospedaliero nei confronti del paziente, ancorché non fondata sul contratto, ma sul contatto sociale, ha natura contrattuale.

Tribunale Massa, 04/05/2017, n.359

Parziale infermità mentale

La misura di sicurezza del ricovero in una casa di cura e custodia, di cui all’art. 219 cod. pen., non è limitata alla sola ipotesi nella quale la circostanza del vizio parziale di mente determina una riduzione effettiva della pena, ma si applica anche qualora la parziale infermità sia reputata equivalente rispetto agli altri elementi circostanziali.

(In motivazione, la S.C. ha osservato che in tali casi la circostanza di cui all’art. 89 cod. pen. implica comunque una “riduzione” della pena, paralizzando gli aumenti che in astratto deriverebbero dalle aggravanti).

Cassazione penale sez. I, 12/04/2016, n.34203

Responsabilità della casa di cura

In materia di responsabilità medica, con il ricovero per un intervento programmato, il medico conclude con il paziente un contratto atipico di spedalità e di assistenza sanitaria, da cui conseguono obblighi non solo “lato sensu” alberghieri, ma anche di messa a disposizione del personale medico ausiliario, del personale paramedico e dell’apprestamento di tutte le attrezzature necessarie, anche in vista di eventuali complicazioni od emergenze.

La responsabilità della casa di cura (o dell’ente) nei confronti del paziente, di conseguenza a ciò, ha natura contrattuale e può conseguire, ai sensi dell’art. 1218 cod.civ., all’inadempimento delle obbligazioni direttamente a suo carico, nonché, in virtù dell’art. 1228 cod. civ., all’inadempimento della prestazione medico-professionale svolta direttamente dal sanitario, quale suo ausiliario necessario pur in assenza di un rapporto di lavoro subordinato: anche in tale caso, infatti, sussiste un collegamento tra la prestazione da costui effettuata e la sua organizzazione aziendale, non rilevando in contrario al riguardo la circostanza che il sanitario risulti essere anche “di fiducia” dello stesso paziente, o comunque dal medesimo scelto.

Tribunale Milano sez. I, 03/12/2014, n.14401

Misura di sicurezza del ricovero in una casa di cura e custodia

La competenza del magistrato di sorveglianza ad applicare le misure di sicurezza non disposte con la sentenza irrevocabile di condanna o di proscioglimento ha carattere funzionale e, come tale, in caso di violazione è sempre rilevabile anche di ufficio ai sensi dell’art. 21, comma 1, c.p.p.

(Fattispecie in cui la Corte ha annullato l’ordinanza del tribunale che, dopo l’irrevocabilità della sentenza, aveva provvisoriamente applicato la misura di sicurezza del ricovero in una casa di cura e custodia).

Cassazione penale sez. I, 09/12/2014, n.3108

Vizio parziale di mente e ricovero in una casa di cura

Ai fini dell’applicazione della misura di sicurezza del ricovero in una Casa di cura e custodia, per l’individuazione della “pena stabilita dalla legge” rilevante a norma dell’art. 219 comma 1 c.p., devono considerarsi eventuali circostanze, aggravanti ed attenuanti, ma non anche la diminuente per il vizio parziale di mente, in quanto l’infermità di mente e la connessa pericolosità costituiscono la ragione giustificativa del provvedimento.

Cassazione penale sez. I, 05/12/2013, n.4459

Negligenza dell’equipe medica

Se l’equipe medica che affianca e assiste una partoriente nella nascita di un bambino è negligente sia prima che dopo il parto, la responsabilità è imputabile alla casa di cura. Ma, in caso di danni al neonato, ne risponde anche il medico ginecologo se, in riferimento alle evenienze del parto, abbia indirizzato la partoriente presso una Clinica priva delle necessarie attrezzature ovvero abbia ritardato colpevolmente l’intervento cesareo opportuno dopo l’esito di adeguato esame che avrebbe invece consigliato l’immediato ricovero.

Cassazione civile sez. III, 01/02/2011, n.2334



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7 Commenti

  1. Buongiorno. Mio nonno ha deciso di andare a stare in una casa di riposo perché i suoi figli non hanno la possibilità e le competenze di assisterlo perché lui soffre di diverse patologie e dovrebbe avere un’assistenza specializzata continua. Ora, mi chiedo chi deve pagare la retta della casa di riposo? Grazie per i vostri eventuali chiarimenti

    1. Preso atto dell’obbligo dei discendenti di assumersi delle responsabilità nei confronti dei loro capostipiti, occorre chiedersi qual è la loro sorte quando vengono ricoverati in una struttura residenziale. In altri termini, bisogna individuare la persona sulla quale grava il compito di pagare mensilmente la retta della struttura residenziale che ospita l’anziano. Per chiarire il dubbio occorre guardare alla situazione economica dell’ospite della casa di riposo. È, quindi, necessario verificare se questi è titolare di una pensione o di una diversa rendita previdenziale, se ha dei beni, se ha un reddito nella media italiana o al di sotto dell’indigenza. Tale valutazione è indispensabile. Infatti, il dovere del congiunto di provvedere economicamente alle esigenze del genitore o del nonno scatta soltanto nell’ipotesi in cui questi non sia in grado di sostentarsi da solo. E questo principio si applica a tutti gli aspetti della vita.
      Quindi, con riferimento al nostro quesito occorre distinguere tre diverse ipotesi:
      l’anziano è autosufficiente da un punto di vista economico ed è dotato della piena facoltà di intendere e di volere: il compito di provvedere alle proprie necessità spetta direttamente all’ospite della casa di riposo;
      l’anziano è autosufficiente da un punto di vista economico, ma non è più in grado di comprendere il significato delle sue azioni: bisogna rivolgersi al tribunale per la nomina, a seconda dei casi, di un tutore o di un amministratore di sostegno che, tra le altre cose, provveda anche al pagamento della retta mensile;
      l’anziano è indigente e non ha un reddito (o ha un patrimonio minimo): il costo del ricovero è a carico del parente più prossimo. Tale è il figlio o in sua assenza il nipote o i congiunti in linea collaterale (pensa, ad esempio, ai fratelli o ai loro discendenti).

  2. Nella casa di riposo in cui si trova mia nonna i servizi sono carenti, il personale non mi sembra sufficientemente esperto, per non parlare delle volte in cui non sono stati attenti nei suoi riguardi. Ora, mi domando se è possibile fare causa contro la casa di riposo e in che modo. Vi ringrazio e vi seguo con interesse

    1. La risposta è molto semplice: basta citare la casa di riposo in giudizio davanti al tribunale territorialmente competente. L’atto di citazione dovrà essere notificato presso la sede della struttura, nella persona del legale rappresentante, che in genere è la persona che gestisce l’ospizio. Con la causa promossa contro la casa di riposo si potrà richiedere il risarcimento dei danni patiti dalla persona anziana a causa del disservizio della struttura.
      Quando si può citare in giudizio una casa di riposo? La risposta dipende dal tipo di struttura presso cui è ricoverata una persona anziana:
      se si tratta di casa di riposo, la responsabilità riguarderà essenzialmente l’assistenza al di fuori dell’ambito sanitario. E così, si potrà fare causa se il personale non assiste adeguatamente l’ospite (ad esempio, nell’aiuto a curare l’igiene personale), se a causa di incompetenza o negligenza gli si causa una caduta, se l’assistenza è scarsa;
      se si tratta di una casa di cura o di una residenza sanitaria assistenziale, la responsabilità riguarderà anche (e soprattutto) l’assistenza sanitaria. È chiaro, quindi, che una casa di cura o una rsa risponderà anche nel caso in cui all’anziano ospite verranno somministrati farmaci sbagliati, oppure nel caso in cui, avendone bisogno, non gli vengano somministrati affatto.

  3. Sento spesso parlare di anziani maltrattati in certe strutture. Ma con che coraggio, dico io, si arriva a fare del male o ad infierire su una persona debole, spesso incapace e con problemi psicofisici. Molti vengono trattati senza rispetto, non vengono assistiti anche nella azioni più semplici per loro impossibili della quotidianità. Mi si spezza il cuore ad immaginare certi episodi

  4. Bisognerebbe curare certa gente che ci lavora in queste case di cura. Bisognerebbe selezionare con un certo rigore i lavoratori perché non è possibile né concepibile pensare che ancora oggi si verifichino certi casi di maltrattamenti. Andrebbero tuti messi in carcere e bisognerebbe gettare le chiavi. Che problemi mentali ha chi se la prende con dei poveri anziani? Attenzione a chi affidate i vostri cari

  5. Io non lascerei mai i miei familiari in una casa di cura. Non mi fido e poi finché ne ho la possibilità e la capacità voglio essere io a prendermene cura. Non posso accettare che un estraneo si comporti male nei confronti di una persona a me cara anziché assisterla e curarla. Quindi, preferisco occuparmene io oppure assumere una badante o un sanitario affinché possa seguire l’anziano

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