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Violazione di corrispondenza: è reato leggere la posta altrui?

13 Novembre 2020 | Autore:
Violazione di corrispondenza: è reato leggere la posta altrui?

È reato leggere le email e le chat di altre persone o del coniuge? Cosa si intende per corrispondenza? Intercettazione messaggi: è reato?

La Costituzione sancisce chiaramente che la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili, a meno che non ci sia un provvedimento dell’autorità giudiziaria che disponga in senso contrario, magari ordinando il sequestro delle comunicazioni avvenute tra due o più persone. Il principio di inviolabilità della riservatezza della corrispondenza si scontra oggi con i nuovi mezzi di comunicazione, i quali favoriscono la circolazione di messaggi, email e chat, mettendo così a repentaglio la segretezza del contenuto delle conversazioni. Con questo articolo vedremo cos’è la violazione di corrispondenza e quando è reato leggere la posta altrui.

Il tema della violazione della corrispondenza implica la necessità di dover affrontare altri problemi direttamente collegati a questa; ad esempio: è reato leggere la chat WhatsApp di altre persone? È reato leggere le email altrui? La moglie può prendere il telefono del marito per sbirciare nella sua chat privata? Insomma: oggi, la violazione della corrispondenza può configurarsi in maniera molto eterogenea, e non sempre è detto che si tratti di un reato. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme cos’è la violazione di corrispondenza e quando è reato leggere la posta altrui.

Violazione di corrispondenza: è reato?

Per il Codice penale, la violazione di corrispondenza costituisce reato.

Per la precisione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a 516 euro chi prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa a lui non diretta, oppure sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne ad altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta a lui non diretta, ovvero la distrugge o sopprime, anche solo in parte [1]. Il reato è punibile a querela di parte.

Insomma, è reato non solo aprire la corrispondenza chiusa diretta ad altri, ma anche sottrarre la corrispondenza, chiusa o aperta, per poi prenderne cognizione o farla prendere a terze persone. È reato anche distruggere la corrispondenza diretta ad altri.

Detto ancora in altre parole, la violazione di corrispondenza scatta in tre ipotesi differenti, e cioè quando:

  • si prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, diretta ad altri;
  • si sottrae o distrae la corrispondenza al fine di averne o farne prendere conoscenza;
  • si distrugge la corrispondenza altrui.

Rivelare il contenuto della corrispondenza altrui è reato?

Non solo prendere visione, sottrarre o distruggere la corrispondenza di altri è reato; lo è anche rivelarne il contenuto senza autorizzazione.

Per legge, è punito con la reclusione fino a tre anni chi, senza giusta causa, rivela in tutto o in parte il contenuto della corrispondenza, se dal fatto deriva un danno ed il fatto medesimo non costituisce un più grave reato.

In pratica, si tratta di un’aggravante prevista per chi divulga il contenuto segreto della corrispondenza altrui, se però da tale condotta deriva un pregiudizio (materiale o morale) alla vittima.

Cosa si intende per corrispondenza?

Cosa si intende per “corrispondenza”? È chiaro che, se un tempo la corrispondenza era solo quella cartacea (le lettere inviate per posta, insomma), oggi il modo di comunicare è totalmente mutato.

Proprio per questa ragione, la legge specifica che per corrispondenza si intende non soltanto quella epistolare, telegrafica o telefonica, ma anche quella informatica, telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.

Per legge, dunque, la corrispondenza va intesa nel suo senso più ampio, cioè come comunicazione riservata esclusivamente al suo destinatario, in qualsiasi modo gli venga trasmessa.

Commette il reato di violazione di corrispondenza non solo chi apre la busta cartacea chiusa indirizzata ad altri, ma anche chi si intrufola nella posta elettronica altrui, oppure nella chat privata. Affrontiamo ciascuno di questi aspetti.

È reato leggere le email di altri?

Poiché per corrispondenza si deve intendere anche quella informatica e telematica, costituisce reato leggere l’email destinata ad altri.

Chi accede alla casella di posta elettronica di un’altra persona e prende visione delle email riservate commette dunque reato alla stessa maniera di chi apre la corrispondenza epistolare di altri.

Addirittura, non vale a eliminare il reato neanche il fatto che il titolare dell’account di posta elettronica, dopo aver letto le proprie email, sia rimasto “loggato”, consentendo così al partner di entrare nella propria casella senza sforzi e tentativi di carpire la sua password.

Secondo la giurisprudenza [2], infatti, l’accesso all’email altrui è sempre reato, anche quando il proprietario dell’indirizzo, dopo l’ultima sessione al computer comune di casa, ha lasciato memorizzate nella cache del computer, le credenziali di accesso.

Si possono leggere le email del coniuge?

Secondo la Corte di Cassazione [3], commette il reato di violazione di corrispondenza il marito che legge le lettere indirizzate alla moglie separata di fatto, anche se questa era giunta al vecchio indirizzo coniugale ove formalmente la donna risiedeva ancora. La circostanza per cui il marito conoscesse il nuovo domicilio della moglie lo rende responsabile di aver aperto una lettera a lui non destinata; egli, invece, avrebbe dovuto inoltrarla all’indirizzo esatto.

Lo stesso ragionamento vale ovviamente per la casella di posta elettronica: il coniuge non può leggere le email riservate, nemmeno se è a conoscenza delle credenziali (password e username) per potervi accedere.

In sintesi, prendere cognizione del contenuto di una email diretta ad altri integra il reato di violazione di corrispondenza anche se il destinatario è il proprio coniuge. La corrispondenza informatica deve infatti considerarsi chiusa poiché l’accesso è protetto da password.

Diverso invece è il caso dei coniugi che hanno un indirizzo di posta elettronica comune. In questa ipotesi, se è dimostrata la volontà di entrambi di voler lasciare libero l’accesso al proprio partner mediante la conoscenza delle credenziali, allora non si integrerebbe il reato di violazione di corrispondenza.

Leggere una chat riservata è reato?

Chi prende lo smartphone altrui per ficcanasare nella chat personale di WhatsApp commette un illecito esattamente come se aprisse l’email o la posta riservata.

Vale dunque il principio costituzionale della segretezza della corrispondenza, in qualunque forma essa si manifesti.

Questa regola, però, subisce delle deroghe in alcune circostanze. Ad esempio, secondo la giurisprudenza [4], le situazioni di convivenza (tipo quella tra coniugi) comportano un’inevitabile attenuazione della riservatezza, in quanto la condivisione degli spazi personali fa sì che possa essere quasi naturale intromettersi negli affari altrui.

E così, se una persona lascia totalmente incustodito il proprio smartphone e il partner, insospettito dai numerosi messaggi ricevuti, dà una sbirciatina, non commette illecito.

Violare la corrispondenza per provare tradimento: è legale?

La maggior parte dei casi di violazione della corrispondenza affrontata dalla giurisprudenza ha riguardato le ipotesi in cui l’imputato si è “infiltrato” nella casella di posta elettronica o nella chat del coniuge per assicurarsi elementi da poter produrre in giudizio per chiedere l’addebito della separazione, magari dimostrando il tradimento.

Ebbene, chi ottiene conversazioni private violando la legge non può poi utilizzare queste prove in giudizio, in quanto sono ottenute illegalmente.

Non solo aprire la posta e i messaggi altrui è reato, ma lo è anche utilizzare mezzi fraudolenti che consentono di intercettare email, chat e conversazioni private, magari avvalendosi di microspie, cimici e aggeggi vari.

Ad esempio, è stato condannato un individuo per aver installato e configurato un programma informatico tramite il quale fraudolentemente aveva intercettato e preso cognizione di messaggi, fotografie ed email indirizzate alla moglie per poi utilizzarne il contenuto nella causa civile di separazione intentata dinanzi il tribunale [5].

In casi del genere, scatta il reato di intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche, punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni [6].


Commette il reato di violazione di corrispondenza non solo chi apre la busta cartacea chiusa indirizzata ad altri, ma anche chi si intrufola nella posta elettronica altrui, oppure nella chat privata.

note

[1] Art. 616 cod. pen.

[2] App. Taranto, sent. n. 24/2016.

[3] Cass., sent. n. 18462/2016.

[4] Trib. Roma, sent. del 30 marzo 2016.

[5] Cass., sent. n. 30735 del 4 novembre 2020.

[6] Art. 617-quater cod. pen.

Autore immagine: Canva.com


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