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Separazione: vale la testimonianza del detective privato?

13 Novembre 2020 | Autore:
Separazione: vale la testimonianza del detective privato?

Tradimento del coniuge: si può provare con le dichiarazioni dell’investigatore privato? Il dossier, le fotografie e i video dello 007 sono validi?

In guerra e in amore non esistono regole; se poi per amore si intende un matrimonio che sta colando a picco, allora si è davvero disposti a tutto pur di inchiodare il coniuge alle proprie responsabilità. È ciò che accade quando, pur di dimostrare l’infedeltà del partner, si è disposti ad assumere un investigatore privato che svolga delle indagini per trovare le prove del tradimento. Queste verranno poi portate in tribunale per scatenare i propri avvocati contro il presunto fedifrago, magari per ottenere l’affidamento esclusivo dei figli, l’addebito della separazione e l’assegno di mantenimento. Che valore hanno, in tribunale, le prove dell’investigatore? In un giudizio di separazione, vale la testimonianza del detective privato?

Su questo tema si è espressa diverse volte la giurisprudenza, la quale ha riconosciuto un’effettiva utilità all’intervento dell’investigatore, ma solo entro determinati limiti. Per la precisione, la relazione del detective privato può avere solamente un valore indiziario, non decisivo ai fini della prova del presunto tradimento. Diversa invece è la testimonianza dell’investigatore, il quale può essere sentito davanti al giudice esattamente come qualsiasi altro testimone. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme se le dichiarazioni dell’investigatore privato valgono per dimostrare il tradimento del coniuge.

Dossier investigatore: vale come prova?

Il lavoro del detective ingaggiato per seguire e scoprire il tradimento del coniuge consiste nel fornire un resoconto in cui l’investigatore riporta tutti i dati della propria indagine.

Il dossier che l’investigatore fornisce al coniuge che gli ha conferito l’incarico consiste in una relazione dettagliata di tutto ciò a cui egli stesso ha assistito: incontri con terze persone; appuntamenti di lavoro; passeggiate mano nella mano con persone sospette; ecc.

Insomma: il prodotto finale del lavoro del detective è un fascicolo che riassume i risultati derivanti dal suo pedinamento.

Per giurisprudenza pacifica [1], il dossier dell’investigatore privato non è prova sufficiente per dimostrare l’infedeltà del coniuge seguito, anche se il detective scrive di aver assistito personalmente alle effusioni tra coniuge e amante. Gli scritti provenienti da un terzo da soli non sono idonei a soddisfare l’onere probatorio [2].

Secondo i giudici, le relazioni dei detective sono il frutto di un’attività rientrante nel settore del commercio e, quindi, dei semplici scritti di un terzo che non possono che limitarsi a fungere da sostegno alla tesi di una parte provata però in altro modo. Da sole, invece, esse non sono idonee a soddisfare l’onere probatorio di chi ne voglia far valere le risultanze.

Foto e video dell’investigatore: sono validi?

Quanto appena detto nel precedente paragrafo riguarda anche le fotografie e le riprese video effettuate dall’investigatore e magari inserite all’interno del dossier.

In effetti, le foto e i video potrebbero sembrare prove oggettive e inconfutabili. Invece non è così; con i moderni software è infatti molto facile apportare modifiche a immagini, video e audio.

Di conseguenza, anche le fotografie e i video inseriti nel dossier dell’investigatore privato potrebbero essere insufficienti a provare l’adulterio del coniuge, a meno che questi decida di non contestare il materiale prodotto dalla controparte.

In altre parole, le foto e le riprese dell’investigatore privato possono valere come prove solamente se la parte contro cui sono prodotte non le contesti, ammettendone quindi implicitamente la veridicità.

Si tratta tuttavia di ipotesi piuttosto rara, in quanto l’avvocato della controparte procederà sicuramente a contestarne l’attendibilità, eliminando così ogni valore di prova certa.

Testimonianza dell’investigatore: è valida?

Diverso invece è il caso della testimonianza dell’investigatore privato. Secondo la Corte d’Appello di Palermo [3], la testimonianza del detective ingaggiato da uno dei coniugi è assolutamente valida, esattamente come la deposizione di qualsiasi persona che abbia assistito in prima persona ai fatti.

In altre parole, il detective può tranquillamente essere inserito nella propria lista testi quale testimone oculare di avvenimenti rilevanti ai fini della separazione giudiziale dei coniugi.

La testimonianza del detective, peraltro, avvalorerebbe il suo dossier che da solo, come detto nei paragrafi precedenti, sarebbe piuttosto debole.

Dunque, i rapporti investigativi devono essere suffragati dalla testimonianza dell’investigatore che ha assistito direttamente alle vicende che interessano il giudizio.

Il rapporto dello 007, di per sé, ha solo un valore indiziario e per assurgere a piena prova dev’essere confermato con una testimonianza. Escusso dal giudice, se il professionista conferma quanto riportato (anche per mezzo di foto e video) all’interno del dossier, allora si potranno dire provati i fatti che si vogliono dimostrare (ad esempio, il tradimento del coniuge).

Nel caso affrontato dalla Corte palermitana, il detective era andato in aula a testimoniare di essere ricorso a un espediente per avere la certezza che in quell’auto ci fosse la signora in intimità con il suo accompagnatore, mandando un collaboratore a bordo di un altro veicolo a illuminare coi fari la vettura in penombra.

Le foto mano nella mano con l’uomo, sempre lo stesso, fanno il resto: a passeggio in una ridente località marinara, a cena, all’ingresso di una villa. E ancora appartati in macchina, riferisce lo 007, a scambiarsi baci ed effusioni.

In sintesi: in tema di detective e tradimenti, la prova dell’investigatore vale solo come testimonianza.


La testimonianza del detective ingaggiato da uno dei coniugi è valida, esattamente come la deposizione di qualsiasi persona che abbia assistito in prima persona ai fatti.

note

[1] Trib. Roma, sent. n. 5125/2016.

[2] Cass., ord. n. 24976/2017.

[3] App. Palermo, sent. n. 1162 del 29 luglio 2020.

Autore immagine: Canva.com


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