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Uso di documento falso

8 Novembre 2020
Uso di documento falso

La creazione della copia di un atto inesistente costituisce reato?

Dopo le Sezioni Unite del 2019 [1], la Cassazione è tornata a parlare dell’uso di documento falso e a spiegare quando creare una copia di un atto ufficiale è reato e quando invece non lo è. Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Documento falso: quando l’uso è reato

Con la sentenza in commento i giudici fanno una importante distinzione. Esistono, in particolare, due tipi di falso:

  • quello di chi crea la copia di un documento inesistente. Si pensi a chi, pur di dimostrare di aver vinto una causa, realizza al computer un atto del tutto identico a una sentenza con tanto di visto del cancelliere, timbro e logo del Ministero. Oppure a chi crei un contrassegno invalidi, da esporre sul cruscotto della macchina, che non ha mai ricevuto dal Comune;
  • quello di chi crea la copia di un documento in realtà esistente, spacciandola come originale, pur non essendo mai stata rilasciata da un’autorità. Si pensi a chi ha già un contrassegno invalidi su un’auto e lo fotocopia per poterlo posizionare anche su un’altra vettura allo stesso appartenente. 

Non vi è dubbio che il reato di falso ricorra sicuramente nella seconda ipotesi. Creare una copia del tutto identica all’originale per creare confusione tra i due documenti commette un illecito penale. Non vi è responsabilità solo nel caso di falso grossolano (o «falso innocuo»), ossia quando la riproduzione è talmente diversa rispetto all’originale da non poter ingannare, a occhio nudo, alcuna persona dotata di media diligenza.

Invece, quanto alla prima ipotesi, secondo la Cassazione la formazione della copia di un atto inesistente non integra il reato di falsità materiale, salvo che la copia assuma l’apparenza di un atto originale. A seconda poi dell’uso che si faccia del documento falso si potrà eventualmente valutare la sussistenza dei presupposti per il reato di truffa.

Nel caso di specie deciso dalla Cassazione, il documento falso riguardava una presunta dichiarazione dell’Agente della riscossione di cancellazione di un’ipoteca dall’immobile. Tuttavia, tale atto era stato prodotto in modo da non poter essere neanche minimamente riconducibile all’Esattore. Il documento infatti non era conforme ai modelli standard in uso ad Equitalia (ex agente della riscossione ai tempi del giudizio), era privo del sigillo che caratterizza i documenti originali e recava un logo diverso.

Non c’era dunque il pericolo che l’atto potesse trarre in inganno nessuno. 

In questo caso l’uso del documento falso non è reato. Come detto, va comunque valutata la sussistenza dei presupposti di un altro eventuale illecito, sia esso civile o penale. Ad esempio, se il falso documento attestante la cancellazione di ipoteca da parte di Agenzia Entrate Riscossione dovesse essere impiegato per vendere un immobile, nascondendo all’acquirente l’esistenza del vincolo, il responsabile potrebbe essere querelato per truffa. Inoltre, sotto un aspetto civilistico, il contratto sarebbe annullabile per dolo entro cinque anni. 

Approfondimenti sull’uso del documento falso

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Uso documento falso: ultime sentenze

Falsità in atti e configurabilità dell’ipotesi di falso innocuo

In tema di falsità in atti, il falso innocuo si configura solo in caso di inesistenza dell’oggetto tipico della falsità, di modo che questa riguardi un atto assolutamente privo di valenza probatoria, quale un documento inesistente o assolutamente nullo; se, infatti, il falso lede l’aspettativa sociale di corrispondenza ai fatti di alcuni tipi di rappresentazione, la innocuità della contraffazione o dell’alterazione di un documento può essere dovuta esclusivamente all’inesistenza dell’oggetto materiale tipico delle falsità in atti, che coincide con un documento dotato di efficacia probatoria legale, di modo che la condotta falsificatrice che riguardi l’uso del documento non è innocua perché non cade sull’oggetto materiale del reato, vale a dire sul documento in sé.

Cassazione penale , sez. V , 20/07/2020 , n. 26511

Il falso innocuo non attiene all’uso che si intende fare del documento ma alla idoneità dell’atto falso ad ingannare la fede pubblica.

In tema di falsità in atti, il falso è innocuo solo quando si riveli in concreto inidoneo a ledere l’interesse tutelato dalla genuinità dei documenti e cioè quando non abbia la capacità di conseguire uno scopo antigiuridico, nel senso che l’infedele attestazione (nel falso ideologico) o la compiuta alterazione (nel falso materiale) appaiano del tutto irrilevanti ai fini del significato dell’atto e del suo valore probatorio e, pertanto, inidonee al conseguimento delle finalità che con l’atto falso si intendevano raggiungere.

Corte appello Taranto, 20/04/2020, n.48

La punibilità del falso è esclusa, per inidoneità dell’azione, tutte le volte in cui l’alterazione appaia del tutto irrilevante ai fini dell’interpretazione dell’atto

La punibilità del falso è esclusa, per inidoneità dell’azione, tutte le volte in cui l’alterazione appaia del tutto irrilevante ai fini dell’interpretazione dell’atto, perché non ne modifica il senso oppure si riveli in concreto inidonea a ledere l’interesse tutelato dalla genuinità del documento, ovvero non abbia la capacità di conseguire uno scopo antigiuridico. Il falso innocuo si configura solo in caso di inesistenza dell’oggetto tipico della falsità, di modo che questa riguardi un atto assolutamente privo di valenza probatoria, quale un documento inesistente o assolutamente nullo. Ciò posto, incorre nell’imputazione per il reato di cui all’articolo 489 del codice penale colui che, senza essere concorso nella falsità, faccia uso di patente contraffatta.

Corte appello Cagliari sez. I, 24/01/2020, n.41

Falsificazione di documenti di identificazione personale

Qualora dagli accertamenti compiuti sul documento di identità emerga la falsità dei dati contenuti nella parte dedicata agli elementi identificativi seppure inseriti in un supporto plasticato autentico, si configura la fattispecie incriminatrice di cui all’art. 497 bis c.p. relativa al possesso e alla fabbricazione di documenti di identificazione falsi, e non anche quella di cui all’art. 489 c.p. che punisce il solo uso del documento falso. 

Tribunale Frosinone, 09/01/2020, n.31

Integra reato di mero possesso di documento falso la detenzione di documento falso alla cui formazione non si sia concorso

La detenzione di un documento falso, anche solo ideologicamente, alla cui formazione non si sia concorso, integra il reato di cui all’art. 497-bis, comma 1, c.p., mentre le condotte di fabbricazione e formazione di un documento falso, nonché di detenzione, per uso non personale, o personale se si è concorso nella contraffazione del documento, integrano la fattispecie più grave di cui al secondo comma della medesima norma. (In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto configurabile il delitto di cui al secondo comma dell’art. 497-bis c.p. nei confronti di un soggetto che aveva esibito un passaporto contraffatto all’estero raffigurante la propria fotografia, per aver concorso nella contraffazione, benché quest’ultima non fosse perseguibile in Italia mancando la condizione di procedibilità di cui all’art. 10 c.p.).

Cassazione penale sez. V, 04/11/2019, n.48241

Il delitto di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi è integrato dal mero possesso del documento falso, a prescindere dal suo utilizzo

Il delitto di possesso e fabbricazione di documenti di identificazione falsi, previsto dall’art. 497-bis c.p., è integrato dal mero possesso di un documento falso valido per l’espatrio ovvero dalla materiale falsificazione dello stesso, indipendentemente dall’uso che il soggetto agente intenda farne, in quanto la norma incriminatrice intende punire non solamente le condotte di effettiva agevolazione all’espatrio o all’ingresso. Ai fini della sussistenza del reato de quo, non è necessaria una contiguità fisica, attuale e costante, tra il documento falso e il soggetto agente, essendo sufficiente che questi detenga o abbia detenuto, anche prima dell’accertamento del fatto da parte delle forze dell’ordine, l’atto certificativo in un luogo e con modalità tali da assicurarsene l’immediata disponibilità. (Nel caso di specie, il Tribunale ha condannato per tale reato due persone trovate in possesso di due carte di identità intestate ad altre persone).

Tribunale Napoli sez. III, 17/09/2019, n.8983


note

[1] Cass. S.U. sent. n. 35814/19.

[2] Cass. sent. n. 26108/20 del 16.11.2020.

Corte di Cassazione, sez. Feriale Penale, sentenza 2 – 16 settembre 2020, n. 26108

Presidente Bricchetti – Relatore Agostinacchio

Considerato in fatto

1. Con sentenza del 3 febbraio 2020 la Corte di appello di Milano confermava la sentenza in data 21 giugno 2019 del Tribunale di Milano con la quale, all’esito del giudizio celebrato con rito ordinario, V.W.         era stato condannato alla pena di un anno e sei mesi di reclusione ed Euro 600 di multa perché ritenuto responsabile dei reati di tentata truffa aggravata e di falso ex artt. 477 e 482 c.p. così riqualificato il reato di cui al capo B.

In sintesi, secondo la ricostruzione in fatto dei giudici di merito, l’imputato, in qualità di amministratore unico della società F.lli V.   srl, con artifici e raggiri, consistiti nel far figurare estinta una cartella di pagamento mediante una falsa attestazione, aveva compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre in errore Equitalia.Nord SPA, non riuscendo nell’intento a seguito delle verifiche effettuate; in particolare, per neutralizzare la procedura esecutiva in atto, aveva formato una falsa corrispondenza, attestante la cancellazione dell’iscrizione a ruolo, con consegna del documento all’ufficiale di riscossione.

2. Avverso la sentenza di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione tramite il difensore di fiducia il V.  , eccependo con un duplice motivo:

– la violazione di legge, relativamente alle norme stabilite a pena di inutilizzabilità delle prove dichiarative, nonché il vizio di motivazione circa l’accertamento di responsabilità per i reati contestati, essendo stata accertata la falsità del documento ma non l’identità dell’autore materiale e del soggetto che materialmente lo aveva consegnato all’ufficiale di riscossione (in particolare, il teste R.     non aveva potuto attribuire all’imputato la paternità dell’artificio);

– la violazione di legge con riferimento agli elementi costitutivi del reato di falso, in quanto la Corte territoriale aveva erroneamente ritenuto che la formazione della copia di un atto inesistente integrasse il reato di falsità materiale, contrariamente a quanto affermato dalle Sezioni Unite nella pronuncia n. 35814 del 28 Marzo 2019, con la conseguenza che la contraffazione del documento in questione, peraltro grossolana, non integrava gli estremi del falso, trattandosi appunto non già di originale ma di fotocopia di un atto inesistente.

Considerato in diritto

1. Il primo motivo di ricorso è manifestamente infondato, in quanto si risolve nella pedissequa reiterazione di quanto già dedotto in appello e motivatamente disatteso dal giudice di merito, dovendosi lo stesso considerare non specifico ma soltanto apparente, in quanto non assolve la funzione tipica di critica puntuale avverso la sentenza oggetto di ricorso (tra le tante Sez. 5 n. 25559 del 15 giugno 2012; Sez. 6 n. 22445 del 8 maggio 2009, rv 244181).

Con argomentazioni immuni da vizi logici e corrette sotto il profilo giuridico, la corte territoriale ha innanzitutto evidenziato la piena utilizzabilità delle dichiarazioni del teste R.    , in relazione al profilo oggetto di appello genericamente richiamato in ricorso – circa il riferimento del testimone ad altra persona a conoscenza dei fatti; entrambi i giudici di merito, con doppia pronuncia conforme, hanno altresì accertato – sulla base delle prove acquisite e, in particolare, dei riscontri documentali in atti – che l’imputato esibì all’ufficiale di riscossione un documento, apparentemente riconducibile ad Equitalia, attestante la cancellazione dell’iscrizione a ruolo della cartella esattoriale indicata nel capo d’imputazione, così ponendo in essere il tentativo di truffa contestato, al fine di neutralizzare la procedura esecutiva in atto.

Il ragionamento deduttivo, contestato dalla difesa, secondo cui è da escludere. l’interesse di altri soggetti, diversi dal V.  , a confezionare l’atto teso a trarre in inganno Equitalia, è esente da rilievi sul piano logico.

2. È invece fondato il secondo motivo di ricorso.

Dal testo della sentenza impugnata si evince che il documento in questione “apparentemente riconducibile ad Equitalia Nord spa, datato 26.11.2012 ed afferente la cancellazione dell’iscrizione a ruolo della cartella esattoriale… presentava il logo di Equitalia e la dicitura “definito il malinteso nulla è dovuto””; che “dall’analisi del sistema informatico non risultava che alcuna comunicazione di quel tenore fosse stata prodotta, stampata, notificata o consegnata al V.  “; che il teste R.     aveva evidenziato “la non conformità dell’atto ai modelli standard in uso ad Equitalia sia per forma che per contenuto” (pag. 1 della sentenza di primo grado); che si trattava di “riproduzione fotostatica di un documento originale, in realtà inesistente” (pag. 2 della sentenza di secondo grado, in riscontro del terzo motivo d’impugnazione, con il quale era stato eccepito appunto che, in conformità con quanto esposto nella denunzia querela dell’Ente, si trattava di copia fotostatica – pag. 10 dell’atto di appello).

2.1 Hanno stabilito a riguardo le sezioni unite di questa corte, risolvendo un conflitto interpretativo sul punto, che la formazione della copia di un atto inesistente non integra il reato di falsità materiale, salvo che la copia assuma l’apparenza di un atto originale (sez. un. sent n. 35814 del 28/03/2019 – dep. 07/08/2019 – Rv. 276285), circostanza non verificatasi nel caso di specie.

La produzione del documento in questione, secondo quanto prospettato dai giudici di merito, era, come evidenziato, funzionale ad ostacolare la procedura esecutiva esattoriale e si presentava prima facie idonea a trarre in inganno l’ufficiale di riscossione (non costituiva cioè un falso grossolano).

L’attestazione – riconosciuta falsa anche perché priva del sigillo che caratterizza i documenti originali, contrassegnati dalla firma del responsabile, con un diverso logo di Equitalia (pag. 2 della sentenza del tribunale)- era stata tuttavia esibita quale riproduzione fotostatica di uno “sgravio” amministrativo inesistente, riconoscibile come tale a seguito di verifica, perché priva di attestazione di autenticità e sguarnita dei requisiti, di forma e di sostanza, capaci di farla sembrare un atto originale o, comunque, documentativo dell’esistenza di un atto corrispondente.

L’affermazione di responsabilità per il reato di falso, basata su un orientamento giurisprudenziale da considerarsi superato, richiamato dalla corte territoriale, non può essere pertanto confermata, con conseguente annullamento.della sentenza impugnata in parte qua.

3. Poiché la pena può essere rideterminata sulla base delle statuizioni del giudice di merito ai sensi dell’art. 620 c.p.p., lett. l), l’annullamento può essere disposto senza rinvio, con eliminazione della pena determinata per la continuazione (mesi sei di reclusione ed Euro 100,00 di multa).

P.Q.M.

Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente al capo B) perché il fatto non sussiste ed elimina la relativa pena di mesi 6 di reclusione ed Euro 100,00 di multa, rideterminando la pena irrogata in anni 1 di reclusione ed Euro 500,00 di multa.

Dichiara inammissibile nel resto il ricorso.

 


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