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Chi blocca l’auto in seconda fila risarcisce il danno esistenziale

17 Dicembre 2013


Chi blocca l’auto in seconda fila risarcisce il danno esistenziale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Dicembre 2013



200 euro di risarcimento a favore all’automobilista bloccato dalla macchina lasciata in doppia fila a causa del peggioramento della sua vita di relazione: danno liquidato in via equitativa.

Un orientamento giurisprudenziale nuovo, che si è fatto attendere sin troppo. Stop ai furbetti dell’automobile irrispettosi e prepotenti. Evitare di lasciare l’auto in seconda fila non è solo un fatto di educazione, ma anche di rispetto delle norme giuridiche. Lo ricorda il giudice di Pace di Roma che, con una sentenza di poco tempo fa [1], ha condannato uno “scostumato” del volante, colpevole di aver parcheggiato l’auto in seconda fila, bloccandone un’altra, per andare a giocare alla sala del “bingo”. Gli è andata male: dall’altro lato c’era un avvocato che non si è fatto sfuggire l’occasione per intentargli un giudizio. Motivo del contendere: a causa dell’ostruzione, l’automobilista avrebbe perso un appuntamento con la fidanzata che non vedeva da diverso tempo. Da cui la frustrazione e il danno non patrimoniale.

Al di là dei risvolti umoristici della vicenda, il giudice ricorda che, in questi casi, si può ben parlare di un danno non patrimoniale tutte le volte in cui vi sia una lesione di un principio fondamentale tutelato dalla Costituzione: in questo caso si tratterebbe della libertà della persona.

Non solo. Anche le norme del codice civile [2] puniscono comportamenti di questo tipo. E ad esse si aggiunge il codice della strada che vieta il parcheggio in seconda fila [3]. Non in ultimo, si profilano anche risvolti di carattere penale: bloccare il passaggio ai mezzi altrui integra il reato di violenza privata (leggi l’articolo: “Bloccare l’auto all’ingresso del garage è reato di violenza privata”).

Insomma: il danno esistenziale scatta per via del peggioramento della vita di relazione oltre che per il dispendio inutile di mezzi per difendersi dal danno ingiusto.

Nel caso di specie, non avendo un parametro fermo e oggettivo per liquidare il danno, il giudice ha definito il risarcimento “in via equitativa” (ossia sulla base di quanto è sembrato “giusto” allo stesso magistrato): 200 euro. Molto più di una multa per divieto di sosta, ma sufficiente ad ammonire l’automobilista dal ripetere la condotta.

Prima di emulare l’azione giudiziale avviata dall’avvocato nel caso di specie, è sempre bene procurarsi le prove delle proprie affermazioni: sarà quindi necessario effettuare delle fotografie, chiamare testimoni e, se del caso, anche le pubbliche autorità (vigili o polizia).

note

[1] G.d.P. Roma, sent. n. 27962/2013.

[2] Art. 2043 cod. civ.

[3] Art. 158 comma 3, lett. b) e c) del C.d.s.

Autore immagine: 123rf.com


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