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Mantenimento figlio ripetente

14 Novembre 2020
Mantenimento figlio ripetente

Sono un ragazzo di 19 anni che vive ancora con i propri genitori. Frequento la scuola serale e per motivi legati sia allo studio che al Covid al momento non lavoro pur avendo da parte dei soldi per riuscire a sostentare i miei bisogni non primari.

Ho avuto delle difficoltà scolastiche per via della mia salute e ho perso un anno anche per via del mio comportamento non consono all’ambito scolastico. Al momento, mi sto concentrando sulla scuola serale, pagata con soldi miei, per riuscire a conseguire un diploma necessario per trovare un lavoro con cui mantenermi completamente e riuscire ad iscrivermi all’università.

Visto che io mi sto effettivamente impegnando per conseguire un obiettivo, i genitori, per via dei miei precedenti problemi scolastici, possono decidere di mettermi alla porta anche in caso di buoni risultati nel mio percorso di studi attuale?

Il figlio maggiorenne, anche se ripetente, ha diritto ad essere mantenuto e, se non ha altro posto dove vivere, di continuare a stare in casa con i genitori.

Secondo la Corte di Cassazione (ordinanza n. 10207 depositata il 26 aprile 2017), in tema di mantenimento per il figlio maggiorenne studente, il diritto del figlio si giustifica se esiste l’obiettivo di realizzare di un progetto educativo e un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e aspirazioni, purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori. Rilevano l’età e la volontà del figlio di conseguire un livello professionale e tecnico per inserirsi nel mondo del lavoro.

Nel caso di controversia, grava sul genitore obbligato l’onere di dimostrare che i figli abbiano raggiunto l’indipendenza economica o, se studenti, che non seguano con profitto un corso di studi volto all’inserimento nel mondo del lavoro.

Secondo la Corte di Cassazione (prima sezione civile n. 12952 del 22 giugno 2016), la cessazione dell’obbligo di mantenimento per i figli maggiorenni non autosufficienti deve essere fondata su un accertamento di fatto che deve essere basato su quattro elementi:

  • l’età;
  • l’effettivo conseguimento di un livello di competenza professionale e tecnica;
  • l’impegno diretto verso la ricerca di un’occupazione lavorativa;
  • la complessiva condotta personale tenuta, da parte dell’avente diritto, dal momento del raggiungimento della maggiore età.

È pur vero che l’obbligo di mantenimento viene meno se il figlio studente, per sua ingiustificata inerzia, non provvede a terminare gli studi (Cass., ord. n. 7970/2013; Cass., sent. n. 4555/2012), ma nella situazione esposta nel quesito non pare essere questo il caso.

In particolare, la concreta dimostrazione della volontà di portare a compimento gli studi frequentando una scuola serale (peraltro, pagata a proprie spese), la sussistenza di una patologia accertata che ha influito nel percorso di studi e l’età (diciannove anni) sono elementi che depongono tutti a favore della piena sussistenza del diritto al mantenimento, anche eventualmente nel futuro percorso universitario.

La giurisprudenza, peraltro, riconosce il mantenimento anche ai figli trentenni, se il prosieguo degli studi è finalizzato a una miglior collocazione nel mondo del lavoro.

Al contrario, secondo la Corte di Cassazione (sentenza n. 1858 del 01.02.2016), il figlio maggiorenne che non mostra alcuno sforzo per superare gli esami universitari perde il diritto al mantenimento.

In sintesi: il diritto del figlio a essere mantenuto dai genitori si giustifica se esiste la volontà di realizzare di un progetto educativo e un percorso di formazione, nel rispetto delle sue capacità, inclinazioni e aspirazioni, purché compatibili con le condizioni economiche dei genitori.

Dunque, nel caso esposto sussistono tutte le condizioni per continuare a beneficiare del mantenimento. I genitori non potranno assolutamente mandare via di casa il proprio figlio.

Peraltro, anche nell’ipotesi in cui i genitori dovessero riuscire a dimostrare che la mancata indipendenza economica del proprio figlio sia dipesa da una sua colpa, e, dunque, venisse meno il diritto al mantenimento, sussisterebbe sempre il diritto agli alimenti (art. 433 cod. civ.), per cui il sostentamento minimo (cibo, vestiario, un tetto sotto cui vivere) non potrebbe in ogni caso essere negato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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