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Si può sequestrare l’auto di proprietà di un’altra persona?

9 Novembre 2020
Si può sequestrare l’auto di proprietà di un’altra persona?

Per la Cassazione, la macchina è un bene pericoloso possibile fonte di danno e – come un’arma – anche di responsabilità penale.

In un precedente articolo abbiamo spiegato se si può pignorare l’auto intestata a un’altra persona. In quella sede, si è detto che ciò che conta, ai fini del pignoramento di un bene mobile come appunto la macchina, è il possesso del bene stesso. Il che significa che se l’auto, intestata a un’altra persona, si trova nel garage di un terzo, è possibile procedere ugualmente al pignoramento. 

In questa sede, proveremo invece a rispondere a un differente quesito: si può sequestrare l’auto di proprietà di un’altra persona? La questione è stata di recente posta all’attenzione della Suprema Corte la quale si è pronunciata nei seguenti termini [1]. 

Sequestro auto: cos’è?

Prima di spiegare se si può sequestrare l’auto di proprietà di un’altra persona è necessario innanzitutto ricordare quando c’è il sequestro auto. Le ipotesi sono in realtà numerose. 

Volendo semplificare, si può parlare di un sequestro penale, tutte le volte in cui l’auto costituisca il corpo del reato (ad esempio, l’auto rubata) o lo strumento con cui è commesso il reato (ad esempio, l’auto usata per trasportare la droga). 

Ci può poi essere il sequestro amministrativo che consegue alla violazione delle norme del Codice della strada, come la guida senza l’assicurazione o senza la carta di circolazione.

Si può sequestrare la macchina di un’altra persona?

Secondo la Cassazione, l’auto è un bene pericoloso, potenzialmente fonte di danno e anche di responsabilità penale; per cui, prima di darla in prestito, il proprietario è tenuto a svolgere un’indagine sull’idoneità e sull’affidabilità della persona che ne riceve le chiavi. Tale indagine deve essere chiaramente dimostrabile in un momento successivo qualora dovessero sopraggiungere contestazioni e un eventuale sequestro del mezzo.

Chi dà in prestito l’auto non subisce il sequestro del veicolo per l’attività illecita compiuta dal possessore solo se dà prova della propria buona fede circa l’uso del veicolo da parte del terzo. Non basta, però, dimostrare di non aver avuto conoscenza preventiva dell’attività illecita, ma anche che questa non potesse essere prevedibile con un’ordinaria diligenza. Insomma, bisogna essere estremamente scrupolosi quando si presta l’auto a un’altra persona. Non è sufficiente infatti l’altrui possesso per escludere ogni responsabilità del proprietario. Responsabilità che, appunto, si manifesterà con la sottomissione del mezzo al sequestro.

Nel caso di specie, il proprietario di un’auto sottoposta a sequestro si era difeso sostenendo di averla prestata a uno “stimato imprenditore locale” nonché “uomo perbene” che gliela aveva chiesta per trasportare della legna presso la sua abitazione, mentre poi “tradendo la fiducia accordatagli”, ne aveva fatto un uso illecito, procedendo a un’attività di gestione di rifiuti non autorizzata, come accertato dai Carabinieri. Tali giustificazioni, però, sono state ritenute non sufficienti dai giudici supremi.

In generale, per la Cassazione, il proprietario di un bene «in sequestro» che ne rivendichi la restituzione «non può limitarsi a spendere il proprio titolo e l’estraneità formale all’indagine, ma ha l’onere di provare la propria buona fede, ovvero che l’uso illecito della cosa gli era ignoto e non collegabile ad un suo comportamento colpevole o negligente».

Un onere che, prosegue la decisione, è stato ritenuto non assolto dal momento che il soggetto aveva riferito d’aver prestato un mezzo di trasporto (peraltro, di “significativa capienza”) “ad uno sconosciuto”, ossia a una persona che – sebbene identificata – era nota alla ricorrente come “imprenditore stimato” soltanto per sentito dire, “per quanto è dato sapere”. 

Di qui, il principio di diritto affermato dalla Suprema Corte: «Il proprietario che cede a terzi la disponibilità di un bene in sé pericoloso, possibile fonte di danno e di responsabilità, anche penale (come un veicolo o un’arma), deve previamente accertarsi dell’idoneità soggettiva ed oggettiva della persona cui il bene stesso è consegnato, delle finalità sottese alla consegna, svolgendo quindi una verifica – la cui prova non potrà esser rimessa alle sue sole parole – che attesti l’adozione di un comportamento prudente ed adeguatamente rigoroso, l’unico in forza del quale lo stesso soggetto potrà non esser chiamato a rispondere dell’eventuale illecito poi commesso dal terzo con il bene medesimo». 


note

[1] Cass. sent. n. 30936/2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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